Garlasco, rissa in diretta Tv tra Abbate e Capra: “Non siamo tutti scemi”

Il caso Garlasco torna ad accendere il dibattito televisivo con uno scontro particolarmente acceso a Quarto Grado. Nella puntata di venerdì 16 ottobre, Carmelo Abbate e Marzio Capra si sono confrontati sugli accertamenti eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

Al centro della discussione c’è ancora una volta l’OPTI test, l’esame utilizzato per verificare la possibile presenza di sangue su una traccia. Il nodo riguarda il rapporto tra i risultati di questo test e le successive analisi genetiche, dalle quali emerse un profilo di DNA attribuito alla vittima.

Abbate ha contestato il modo in cui sarebbero stati documentati e comunicati alcuni risultati agli investigatori, sostenendo che eventuali esiti negativi avrebbero dovuto essere riportati con chiarezza. Capra, consulente della famiglia Poggi, ha invece respinto questa interpretazione, sottolineando che gli accertamenti avrebbero riguardato campioni differenti e che le analisi genetiche non possono essere valutate isolandole dal contesto tecnico.

Ne è nato un botta e risposta che ha riportato sotto i riflettori uno degli aspetti più controversi dell’inchiesta.

«Caro Capra, non sono io che dico le bestialità»: l’affondo di Abbate

Il confronto si è acceso quando Carmelo Abbate ha chiamato direttamente in causa il genetista, contestando la ricostruzione proposta sugli esami eseguiti dai RIS.

«Caro Capra, non sono io che dico le bestialità», ha esordito il giornalista, prima di concentrare le proprie osservazioni sul dovere degli investigatori e dei consulenti di trasmettere alla Procura tutti gli elementi rilevanti, compresi quelli potenzialmente favorevoli alla persona indagata.

Secondo Abbate, se un test aveva dato esito negativo rispetto alla presenza di sangue, quel risultato avrebbe dovuto essere riportato in maniera esplicita nella documentazione consegnata agli inquirenti.

La contestazione riguarda quindi non soltanto il risultato dell’esame, ma anche il modo in cui le informazioni sarebbero state presentate nel corso delle indagini.

Il giornalista ha richiamato il principio secondo cui le verifiche investigative devono prendere in considerazione sia gli elementi a carico sia quelli potenzialmente a discarico. Da qui la sua insistenza sulla necessità di chiarire che cosa fosse stato effettivamente rilevato nel 2007 e quali informazioni fossero state comunicate al pubblico ministero.

Il nodo dell’OPTI test e delle tracce sui pedali

La questione tecnica riguarda la possibile presenza di sangue sui pedali della bicicletta associata ad Alberto Stasi. Nel corso della trasmissione è stata discussa una presunta discrepanza tra l’esito negativo di un accertamento e la terminologia utilizzata nella relazione del RIS, nella quale si sarebbe fatto riferimento a tracce ematiche associate al DNA di Chiara Poggi.

È proprio questa apparente contraddizione ad aver alimentato le contestazioni di Abbate.

«I RIS avevano l’obbligo di scrivere la verità nella relazione che consegnano al pubblico ministero», ha affermato il giornalista, insistendo sulla necessità di comprendere come fosse stato possibile parlare di materiale ematico se un test avrebbe dato esito negativo.

Abbate ha quindi rincarato la dose: «Non siamo tutti scemi».

Per capire il significato di questa contestazione, tuttavia, è necessario distinguere tra la ricerca della presenza di sangue e l’analisi del materiale genetico. Si tratta di accertamenti con finalità differenti, i cui risultati devono essere interpretati alla luce dei campioni effettivamente esaminati, delle modalità di prelievo e della documentazione tecnica disponibile.

Il risultato negativo di un test su una traccia, infatti, non può essere automaticamente esteso a un campione diverso senza verificare che i due materiali coincidano e siano comparabili.

La replica di Marzio Capra: «Il DNA è molto più sensibile»

La risposta di Marzio Capra è stata altrettanto netta. Il genetista ha contestato l’impostazione del ragionamento di Abbate, sostenendo che il test per individuare il sangue e le analisi genetiche avrebbero riguardato prelievi differenti.

Secondo Capra, inoltre, le tecniche di analisi del DNA possono rilevare materiale biologico anche quando un test specifico per il sangue non fornisce un risultato positivo.

«Il DNA è molto più sensibile e ha già dato una risposta negativa», ha dichiarato, richiamando anche le difficoltà legate alla quantità di materiale disponibile e al fatto che alcune tracce sarebbero state consumate o asportate durante gli accertamenti.

La posizione del consulente è che il risultato di un singolo test non possa essere utilizzato per ribaltare automaticamente il significato complessivo delle analisi effettuate all’epoca.

Il punto di disaccordo resta quindi sostanziale: per Abbate è necessario chiarire perché un risultato ritenuto rilevante non sarebbe stato comunicato in maniera esplicita; per Capra, invece, la questione va ricostruita considerando la natura dei campioni e le differenze tra le metodologie utilizzate.

Per stabilire quale interpretazione sia corretta occorre fare riferimento ai verbali, alle relazioni originali e alle eventuali successive verifiche tecniche.

La domanda sulla richiesta del 25 settembre 2007

Un altro passaggio centrale del confronto ha riguardato il 25 settembre 2007, quando, secondo la ricostruzione discussa in trasmissione, il consulente della difesa Matteo Fabbri avrebbe chiesto di eseguire un OPTI test su una traccia specifica.

Abbate ha posto una domanda precisa: se un esame analogo fosse già stato effettuato, perché non sarebbe stato comunicato chiaramente al consulente della difesa?

«Perché non gli si dice: l’abbiamo fatto e ha dato questo risultato?», ha chiesto il giornalista.

La contestazione riguarda dunque la trasparenza delle informazioni disponibili durante gli accertamenti e la possibilità che la difesa fosse messa nelle condizioni di conoscere i risultati precedenti.

Capra ha replicato spiegando che la richiesta di Fabbri avrebbe riguardato una traccia di dimensioni estremamente ridotte. Procedere con un ulteriore esame avrebbe potuto consumare il materiale disponibile, compromettendo la possibilità di effettuare successive analisi genetiche.

Nella ricostruzione riportata durante il programma, questa sarebbe stata la ragione tecnica alla base delle valutazioni attribuite all’allora capitano del RIS Alberto Marino.

Abbate, tuttavia, ha insistito sul fatto che la sua domanda fosse un’altra: non perché non si fosse proceduto con un nuovo test, ma perché non sarebbe stato dichiarato esplicitamente che un accertamento precedente era già stato eseguito.

«Marino non dice che ha fatto l’OPTI test, è certo», ha affermato il giornalista.

La risposta di Capra è stata altrettanto decisa: «La domanda non è quella».

L’ipotesi dello scambio di campioni: l’indiscrezione rilanciata in trasmissione

Durante la stessa puntata, Abbate ha riferito anche un’indiscrezione che, come ha precisato lui stesso, non sarebbe riuscito a verificare.

Secondo questa ipotesi, il DNA attribuito a Chiara Poggi e analizzato il 19 settembre 2007 potrebbe non provenire dalla traccia prelevata sui pedali della bicicletta. Il giornalista ha collegato questa possibilità a un eventuale scambio di campioni.

Si tratta di un’ipotesi non verificata, che non può essere presentata come un fatto accertato né come prova di una manipolazione delle evidenze.

Capra ha respinto duramente questa ricostruzione, contestando le conclusioni formulate sulla base di informazioni che, allo stato, non risulterebbero dimostrate.

Per chiarire la questione sarebbe necessario ricostruire con precisione la catena di custodia dei reperti, identificare i singoli campioni analizzati e confrontare le registrazioni dei prelievi con le relazioni di laboratorio.

Solo una verifica documentale e tecnica potrebbe stabilire se vi siano incongruenze concrete oppure se l’ipotesi dello scambio sia priva di riscontri.

Perché i pedali della bicicletta sono ancora al centro del caso Garlasco

I pedali della bicicletta associata ad Alberto Stasi rappresentano uno degli elementi più discussi della vicenda giudiziaria. Il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi è stato oggetto di valutazioni nell’ambito della ricostruzione accusatoria, mentre oggi l’attenzione si concentra anche sulla natura delle tracce originarie e sulle modalità con cui furono esaminate.

Le domande sollevate a Quarto Grado riguardano tre aspetti distinti: l’eventuale presenza di sangue, la provenienza del materiale sottoposto alle analisi genetiche e la completezza delle informazioni trasmesse agli investigatori e alla difesa.

Sono questioni che non possono essere risolte soltanto attraverso il confronto televisivo. Per valutare la portata delle contestazioni è necessario esaminare gli atti originali, comprendere quali campioni siano stati sottoposti ai diversi test e verificare le conclusioni effettivamente contenute nelle relazioni tecniche.

La distinzione è fondamentale anche per evitare di confondere una possibile criticità documentale con la dimostrazione di un errore investigativo determinante o di una condotta intenzionale.

Caso Garlasco, la condanna di Stasi resta definitiva

Lo scontro tra Abbate e Capra si inserisce in una nuova fase di attenzione sul caso Garlasco, nella quale vengono riesaminati reperti, consulenze e passaggi delle indagini iniziali. Al centro del dibattito pubblico resta anche la posizione di Andrea Sempio, tornata sotto i riflettori nelle successive evoluzioni investigative.

Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi guarda agli eventuali elementi che potrebbero essere valutati in un futuro percorso di revisione della condanna.

È però necessario ricordare che la condanna di Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi è definitiva e che il confronto televisivo non modifica, di per sé, il quadro giudiziario.

Eventuali nuovi elementi dovrebbero essere sottoposti alle verifiche previste dalla legge e valutati nelle sedi competenti prima di poter incidere sulla sentenza.

Lo scontro a Quarto Grado riapre gli interrogativi sugli accertamenti del 2007

Il confronto tra Carmelo Abbate e Marzio Capra mostra quanto siano distanti le interpretazioni degli accertamenti eseguiti sui pedali della bicicletta nel 2007.

Da una parte, Abbate chiede di chiarire se tutti i risultati, compresi quelli potenzialmente favorevoli alla difesa, siano stati comunicati in modo completo. Dall’altra, Capra sostiene che le contestazioni non tengano adeguatamente conto delle differenze tecniche tra i test e dei limiti imposti dalla quantità di materiale disponibile.

Il nodo resta capire che cosa dicano esattamente i documenti originali, quali campioni siano stati analizzati e se esistano incongruenze verificabili tra i risultati e le relazioni consegnate agli inquirenti.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua così a dividere esperti, giornalisti e protagonisti della vicenda. Ma, al di là delle accuse e delle repliche, sarà soltanto un esame rigoroso degli atti e dei dati tecnici a poter stabilire se gli interrogativi emersi abbiano un’effettiva rilevanza giudiziaria.