La Francia rilancia il servizio militare volontario, l’Italia studia una riserva da 40mila unità
Di fronte al costante deterioramento dello scenario geopolitico e all’inasprimento delle tensioni lungo il fronte orientale dell’Europa, la Difesa continentale corre ai ripari riorganizzando i propri assetti di terra. Tra le potenze dell’Unione scatta la svolta, ma senza un ritorno al passato: sia la Francia che l’Italia scelgono di rafforzare i propri organici puntando sulla volontarietà, escludendo al momento il ripristino della leva obbligatoria che rimane invece in vigore o riattivata in vari Paesi come Finlandia, Svezia, Norvegia, Paesi Baltici, Grecia e Croazia.
Ad aprire la strada è Parigi, che ha inaugurato ufficialmente il nuovo programma di servizio militare su base volontaria rivolto ai giovani francesi di 18 e 19 anni. Un’iniziativa a gestione militare diretta che punta a reclutare 3.000 ragazzi nella prima fase, con l’ambizione di salire fino a 50.000 arruolati all’anno entro il 2035.
Il modello transalpino: 10 mesi di servizio e 800 euro al mese
Il percorso strutturato dalle Forze armate francesi si articola in dieci mesi complessivi:
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Formazione: Un primo periodo di addestramento militare iniziale.
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Attività operativa: Nove mesi di affiancamento effettivo nei ranghi delle Forze armate.
I volontari opereranno esclusivamente sul territorio nazionale (senza alcun impiego in missioni internazionali) ed entreranno di diritto nella riserva operativa per cinque anni. Le mansioni spazieranno dal supporto logistico e manutentivo nelle basi alla sorveglianza delle infrastrutture critiche con la missione Sentinelle, fino al concorso con la Protezione Civile in caso di emergenze e calamità naturali.
Ai giovani impegnati verrà riconosciuta un’indennità netta di circa 800 euro al mese, con vitto, alloggio e spese di trasporto interamente a carico dello Stato.
Il piano italiano: una Riserva articolata da 40mila unità entro il 2033
Nel solco tracciato da Parigi si muove anche Roma. L’Italia sta infatti studiando un’importante revisione del proprio modello professionale – introdotto nel 2005 – attraverso l’istituzione di una nuova riserva militare volontaria da costruire gradualmente a partire dal 2028, per raggiungere quota 40.000 unità entro il 31 dicembre 2033.
Il progetto di riforma ipotizzato dal governo prevede la suddivisione del personale in tre distinti bacini d’impiego:
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Riserva Operativa: Composta da militari congedati da non più di cinque anni, richiamabili all’occorrenza anche d’autorità.
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Riserva Volontaria Specialistica: Riservata a professionalità ad alto valore aggiunto (profili sanitari, informatici, cibernetici e tecnici).
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Componente Territoriale: Formata da volontari tra i 25 e i 35 anni reclutati su base regionale, pensata per il supporto logistico, la sicurezza e gli interventi di protezione civile.
Il nodo delle coperture economiche e il programma Safe
Se la linea strategica appare tracciata, per l’Italia resta ancora da sciogliere l’incognita delle risorse necessarie per finanziare l’operazione. La sostenibilità economica della riforma farà parte del confronto sulla prossima Legge di Bilancio 2027.
Parallelamente, Roma guarda con attenzione alle opportunità di finanziamento europeo e ha avanzato la richiesta di quasi 9 miliardi di euro nell’ambito del programma Safe (Security Action for Europe), la maxi-iniziativa dell’UE destinata a sostenere la difesa comune e il potenziamento degli strumenti di sicurezza nazionale di fronte alle sfide geopolitiche del presente.