La banda di ladri arrampicatori si nascondeva nel campo rom


Si nascondevano nel campo rom di via Monte Bisnino a Baranzate, alle porte di Milano. Lì, la polizia ha individuato e fermato i tre ladri “arrampicatori”, sospettati di essere gli autori di una serie di furti messi a segno nel centro di Milano.

Si tratta di due serbi, di cui uno minorenne, e un romeno.

Dopo l’ennesima rapina in abitazione, commessa lo scorso gennaio, ieri, gli agenti hanno rintracciato la banda dei ladri “arrampicatori”, chiamati così per i numeri da acrobata che eseguivano per introdursi negli appartamenti del centro. Lo schema era sempre lo stesso: due facevano i pali, ai lati dell’abitazione nel mirino, mentre un terzo si introduceva in casa, arrampicandosi sulle canaline pluviali. Usando questo metodo, gli indagati avrebbero messo a segno, secondo l’ipotesi degli investigatori, almento due colpi da oltre 400mila euro. Poi, una volta recuperato il bottino, i tre festeggiavano in discoteca, tra cocktail e champagne e noleggiando limousine. “L’uomo ragno” della banda era, secondo quanto appreso da Agi, Mile Djordjievic, 29 anni, serbo, mentre il rumeno Marian Catalin Busuioc, 20 anni, e un 17enne serbo facevano da pali.

A far partire le indagini era stata la denuncia di una donna di 81 anni, che si trovava in casa al momento del furto. I malviventi l’avevano chiusa in bagno e poi costretta as aprire la cassaforte. I tre avevano portato via gioielli e Rolex per circa 500mila euro. Gli investigatori hanno analizzato circa 200mila targhe, che il giorno della rapina erano transitate in centro: una era risultata sospetta. L’auto, infatti, era intestata a una donna residente in via Monte Bisbino, sede del campo rom: le telecamere che monitorano gli ingressi della auto nell’Area C di Milano avevano ripreso l’auto intorno alle 19.30 dell’11 gennaio, mentre passava dalla Ztl, per recarsi nell’appartamento in zona San Babila, in pieno centro città. I ladri, poi, si erano introdotti nell’abitazione, ripresi dalle telecamere di sorveglianza.

Oltre alla macchina sospetta, gli investigatori riescono a intercettare una telefonata, effettuata dal padre di un membro della banda, che chiede di noleggiare una limousine per quella notte, per farsi accompagnare in una discoteca del centro. Gli agenti, inoltre, si sono serviti anche di Facebook: sul profilo di uno dei ladri compare una ferita alla mano, compatibile con lo sfondamento di un vetro, rotto la notte dell’11 gennaio. Il serbo aveva lasciato sul posto delle tracce di sangue: il test del Dna accerterà se a compiere il colpo sia stata proprio la banda degli arrampicatori, anche se i tre avrebbero già confessato i furti. Nessuna speranza, però, di ritrovare la refurtiva, inviata ai canali di ricettazione internazionale.

Oltre al colpo dell’11 gennaio, gli investigatori sospettano che i tre ladri siano anche gli autori di un colpo in via Raffaello Sanzio e della maxi rapina da 400mila euro in via Vincenzo Monti, quando forzarono la cassaforte con la fiamma ossidrica.