I requisiti per la pensione: 67 anni fino al 2021


L’età pensionabile per il momento resta ferma a 67 anni. A stabilirlo è un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento di fatto blocca l’età per la pensione fino al 2021 mantenendo invariati i requisiti per l’accesso al trattamento previdenziale. Il decreto su questo punto è molto chiaro e lascia poco spazio alle interpretazioni: “A decorrere dal 1 gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati”, stabilisce il provvedimento. In particolare, via XX settembre ha preso atto della nota del presidente dell’Istat che comunica l’aumento della speranza di vita a 65 anni, “pari a 0,021 decimi di anni”. Il dato, spiega il decreto, “trasformato in dodicesimi di anno, equivale a una variazione di 0,025 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde a una variazione pari a 0”.

Ma nel mezzo di questa battaglia sull’età pensionabile resta sullo sfondo la questione Quota 100. Infatti la riforma per l’uscita anticipata potrebbe essere a rischio per le mosse dell’esecutivo che è a caccia di risorse per tappare le falle della manovra. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha sottolineato che la riforma pensionistica non verrà toccata fino alla sua naturale scadenza, il 2021. Ma il pressing di Italia Viva su questo fronte è forte. I renziani non mollano e a più riprese hanno chiesto la cancellazione della riforma. L’ala grillina dell’esecutivo non intende però cambiare le carte in tavola a partita iniziata. C’è il rischio che migliaia di pensionandi debbano restare a lavoro con un nuovo mutamento delle regole. La Catalfo ha però affermato che eventuali risorse aggiuntive sul fronte previdenziale verranno destinate alla rivalutazione degli assegni. Una rivalutazione, quella promessa dal governo, che ha il sapore delle briciole. Per il momento l’esecutivo ha stimato una rivalutazione piena solo per gli assegni fino a quattro volte il minimo. Attualmente questa perequazione riguarda solo gli assegni fino a tre volte il minimo. Quelli da 2000 euro lordi hanno una rivalutazione al 97 per cento che potrebbe passare al 100 per cento con un aumento di pochissimi euro su base mensile. Insomma il fronte pensionistico diventa sempre più caldo sulla manovra e per il momento l’unica certezza è che fino al 2021 i requisiti per lasciare il lavoro non cambieranno. L’adeguamento poi riprenderà nel 2022 con un probabile aumento di 3 mesi.