FINANZIERE SVELA IL BUSINESS DELLA SINISTRA: “SI STAVA RENDENDO CONTO CHE IMMIGRATI STAVANO FINENDO”


«Il sindaco Lucano aveva un interesse politico nei progetti di accoglienza». È uno dei passaggi chiave della deposizione del colonnello della Guardia di finanza Nicola Sportelli, probabilmente il teste principale dell’accusa nel processo che vede alla sbarra l’ex primo cittadino di Riace, accusato insieme ad altre 25 persone di associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa sulla gestione dei progetti di accoglienza agli immigrati. Accuse pesanti. Molto.
Il militare delle Fiamme gialle ha ripercorso in aula i contenuti dell’informativa, cuore dell’inchiesta Xenia. Comprese le intercettazioni.

In particolare quelle che confermerebbero l’ipotesi investigativa: le banche dati degli ospiti non venivano aggiornate per garantire che gli immigrati dei progetti Sprar trattenuti a Riace rimanessero più del dovuto: «Lucano – ha riferito infatti il colonnello – si stava rendendo conto che gli immigrati stavano finendo, e se fossero andati via a Riace non sarebbe rimasto più nessuno».

Capito? E’ quello di cui si sono resi conto a livello nazionale le coop e il Vaticano: gli immigrati stavano finendo. I porti chiusi avevano tagliato in 14 mesi gli ospiti da loro gestiti da quasi 200mila a 100mila, con un trend che avrebbe visto rimanere poche migliaia entro la fine del 2020. Non potevano permetterlo come non poteva Lucano.

Dal racconto di Sportelli emergono anche forti contrasti tra le associazioni che gestivano i progetti a Riace, con i fedelissimi di Lucano organici a Città Futura, Prociv e Oltre Lampedusa uniti a fare fronte comune. «Il suo scopo – ha affermato il colonnello – era quello di avvantaggiare le associazioni della sua cerchia». Clientele politiche.

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