Famiglia nel bosco, scontro sui ritardi nei ricongiungimenti: l’allarme per i tre minori

Torna a far discutere la vicenda della cosiddetta «famiglia nel bosco», la coppia anglo-australiana formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion residente a Palmoli. Nonostante la recente pronuncia del Tribunale per i minorenni dell’Aquila – che ha aperto la strada a un progressivo riavvicinamento dei tre figli minori ai genitori –, l’attuazione pratica del provvedimento resta bloccata in un’impasse burocratica che sta alimentando forte preoccupazione.
La denuncia della difesa: «Manca un calendario operativo»
A sollevare il caso è l’avvocato Simone Pillon, legale della coppia, che ha denunciato quella che definisce un’«inaccettabile inerzia» da parte dei servizi sociali. Sebbene il decreto del tribunale preveda rientri diurni immediati nell’abitazione dei genitori e, in prospettiva, i primi pernotti nei fine settimana, la misura non si è ancora tradotta in un programma di date e modalità concrete.
Secondo la ricostruzione della difesa, mentre la tutrice, la curatrice dei minori e la Neuropsichiatria infantile di Atessa avrebbero espresso disponibilità a definire il percorso, il Servizio sociale affidatario non avrebbe ancora fornito riscontri formali né fissato la data per il necessario tavolo operativo di coordinamento. Una stasi che, sottolineano i legali, rischia di prolungare ingiustificatamente la permanenza dei tre bambini nella struttura protetta di Vasto, dove si trovano collocati dallo scorso novembre.
L’allarme dello psichiatra: «Drammatica sofferenza per i minori»
Sulla lentezza delle procedure è intervenuto con toni duri anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia. L’esperto ha criticato i tempi della macchina burocratica e giudiziaria, evidenziando come tra la presentazione dell’istanza di ricongiungimento a fine giugno e il primo riscontro del tribunale siano trascorsi mesi preziosi, a cui si sommano ora i ritardi della fase attuativa.
Cantelmi ha puntato il dito contro una sostanziale «glaciale indifferenza» istituzionale di fronte al disagio emotivo del nucleo familiare. Per lo psichiatra, garantire ai minori la sola tutela materiale all’interno della casa famiglia non soddisfa il loro primario bisogno affettivo: la separazione prolungata dai genitori – definiti non maltrattanti né abusanti – costituisce un fattore di profonda e documentata sofferenza psicologica per i bambini.
La difesa chiede ora un’immediata accelerazione nell’organizzazione dei rientri a Palmoli, affinché il dettato dei giudici non rimanga sulla carta e si possa avviare concretamente il percorso verso la ricomposizione familiare.