L’esame autoptico eseguito su Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto al Pilastro di Bologna, si è concluso dopo quasi sei ore di lavoro. I consulenti incaricati dalla Procura hanno definito l’accertamento particolarmente complesso e, al momento, ritengono che l’ipotesi più probabile sia quella di una crisi respiratoria culminata in un’asfissia.
Nel corso degli esami sono emersi alcuni elementi oggettivi che saranno approfonditi nei prossimi mesi. Gli specialisti hanno escluso la presenza di fratture rilevanti, a eccezione di una lieve lesione a un dito del piede, e hanno riscontrato modeste irritazioni alle vie respiratorie compatibili con l’inalazione dello spray urticante.
Sono stati inoltre rilevati sangue nei polmoni e una compressione degli organi respiratori, aspetti che dovranno essere contestualizzati per comprenderne l’origine. Uno dei principali interrogativi riguarda proprio il momento in cui si sarebbe verificata questa compressione. Gli esperti dovranno stabilire se sia avvenuta durante le operazioni di contenimento oppure nel corso delle manovre di rianimazione.
Il dato che sta attirando maggiore attenzione riguarda però le prime risultanze tossicologiche. Secondo quanto trapela dagli accertamenti preliminari, sarebbe stata rilevata la presenza di tracce di cocaina nell’organismo di Fakir. Gli specialisti hanno inoltre eseguito approfondimenti sul cervello per ricostruire il quadro clinico completo. Tutti questi elementi saranno messi in relazione tra loro per stabilire se abbiano contribuito alla crisi respiratoria che, allo stato attuale, viene considerata la causa più probabile del decesso.
Parallelamente emergono nuovi particolari sul percorso sanitario del 42enne. Nei giorni precedenti ai fatti, dopo un accesso al pronto soccorso, Fakir si era presentato spontaneamente presso un Centro di salute mentale, dove aveva sostenuto un colloquio con uno psichiatra e avrebbe ricevuto una terapia con farmaci ansiolitici.


