
Ieri è stato un venerdì nero per la cronaca nazionale che, in un solo giorno, l’ultimo di luglio, ha dovuto dire addio a due grandi nomi: la leggenda del calcio Baresi e una vera e propria istituzione religiosa, don Mazzi.
Sono ore strazianti, queste, per l’Italia che piange la loro dipartita e mentre si percepisce sempre più il vuoto lasciato dall’assenza del don, piovono indiscrezioni, in particolare una.
Essa riguarda quello che è successo prima del suo decesso e ha rigato di lacrime i volti di tantissimi di noi, che abbiamo avuto modo di conoscerla a mezzo stampa ma qual è il suo contenuto?

L’ultimo saluto a don Mazzi è arrivato dopo un periodo in cui le condizioni di salute avevano fatto comprendere che il momento si stava avvicinando. Nonostante questo, la notizia ha colpito profondamente chi ha condiviso con lui anni di impegno e di vita, lasciando spazio a ricordi carichi di emozione.Tra le testimonianze più significative c’è quella di Cristina Mazza, collaboratrice storica che ha lavorato al suo fianco per oltre trent’anni. Le sue parole hanno restituito il ritratto di un uomo che, fino agli ultimi giorni, ha continuato a trasmettere fiducia nel futuro e a spronare tutti a non rinunciare mai ai propri ideali. “La vita è fatta di grandi sogni che devono però avere le gambe per poter essere concretizzati nella vita, nel quotidiano. Quindi questo è forse il messaggio più importante di questi ultimi tempi di don Antonio”, queste le parole pronunciate da don Mazzi prima del suo decesso.
Secondo Mazza, il messaggio più prezioso lasciato negli ultimi tempi era un invito a coltivare i sogni senza lasciarli nel cassetto. Per don Antonio Mazzi, infatti, i desideri dovevano trasformarsi in gesti concreti, capaci di incidere davvero nella quotidianità e nella vita delle persone.Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, è morto all’età di 96 anni. Cristina Mazza ha spiegato che, pur essendo consapevoli della fragilità delle sue condizioni, nessuno era realmente preparato al distacco. Ha ricordato anche il suo rapporto con la morte, vissuta con profonda fede e serenità, tanto da considerarla un momento di incontro con il Padre più che un motivo di paura. Ripercorrendo il suo impegno, Cristina Mazza ha sottolineato come don Antonio sia stato molto più di un sacerdote: un autentico padre, una guida e un compagno di viaggio per migliaia di giovani accolti nelle comunità Exodus. Ha ricordato chi è riuscito a ricostruire la propria esistenza grazie al suo sostegno, chi ha intrapreso nuove strade e anche chi non ce l’ha fatta. Il suo lascito, ha concluso, continuerà a vivere nel cuore di tutti coloro che hanno trovato in lui un punto di riferimento.
