Coronavirus, guarita la bimba di 50 giorni: dimessa dall’ospedale di Firenze


Dopo giornate frenetiche tra brutte notizie e drammi, finalmente arriva una bella novità: nella serata di ieri, giovedì 12 marzo, la bimba di 50 giorni risultata positiva al tampone per il Coronavirus è guarita.

La piccola, dopo aver presentato sintomi influenzali e tosse, era stata ricoverata all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e ora è tornata nella sua abitazione in provincia di Massa Carrara. La neonata era stata accolta nei reparti dell’ospedale specializzato per i bambini, dove i sanitari l’hanno tenuta sotto stretta osservazione e l’hanno curata nel migliore dei modi. Le sue condizioni fin dall’inizio non hanno destato preoccupazioni, ma comunque per lei era stato predisposto un percorso protetto.

Lo sfogo

Il padre sul proprio profilo Facebook ha fatto sapere in maniera trasparente che nella sua famiglia il Covid-19 aveva fatto irruzione, ma aveva messo subito le cose in chiaro: “Mia moglie ha effettuato un primo tampone che è risultato dubbio. Io sono chiuso in casa senza alcun contatto da quando ho avuto notizia della positività del tampone della bimba. Non presento sintomi, come, d’altronde, mia moglie, i miei suoceri, la nonna di mia moglie“. I genitori – da quando la neonata ha iniziato ad avere la febbre – hanno tempestivamente attivato i canali per il protocollo antivirus per salvaguardare la salute e la sicurezza della comunità, avvisando sia la dottoressa che aveva visto la figlia per il controllo del primo mese di vita sia il pediatra che l’aveva visitata a inizio settimana: sono andati dal medico a causa delle coliche, “ovviamente prima che la piccola manifestasse qualunque tipo di sintomo“. Una scelta intrapresa pur essendo convinti dell’inesistenza di contatti con persone residenti/provenienti nella zona rossa.

Il papà ha ritenuto necessario uscire allo scoperto contro “le cattiverie di pochi che si commentano e qualificano da sole“. E con coraggio e onestà ha ripercorso i dettagli dello spostamento della piccola, dalle uscite in carrozzina al bar in cui è stato preso il caffè, passando per l’edicola dove ha comprato il giornale: “Sono uscito solo la mattina mantenendomi a distanza, senza tossire“. Resta però ancora il dubbio sull’origine del contagio: “I dottori (di Firenze, ndr) ci hanno detto che il virus è talmente esteso che nessuno può dire con certezza da chi la nostra bambina possa averlo contratto“. Al padre va riconosciuto lo spirito di solidarietà nei confronti dei suoi compaesani, messi sull’attenti per farli trovare pronti in caso di necessità.