“Confine invalicabile”. Terremoto nel Pd, il big vuole lasciare il partito
ROMA – Un «confine invalicabile» che rischia di trasformarsi in una spaccatura insanabile. Il Partito Democratico si trova ad affrontare una nuova e profonda crisi interna attorno al disegno di legge contro l’antisemitismo, attualmente all’esame della Camera dopo l’approvazione al Senato.
A far esplodere la tensione è la posizione annunciata dalla segreteria di Elly Schlein, orientata verso il voto contrario alla Camera, in netto contrasto con l’astensione registrata a Palazzo Madama. Una scelta che ha provocato la durissima reazione di Emanuele Fiano: l’esponente dem ha definito la linea del partito un punto di non ritorno, minacciando apertamente l’addio al PD in caso di conferma del no.
Le ragioni della protesta riformista
Fiano contesta la mancanza di coerenza del partito nella lotta all’antisemitismo e il repentino cambio di orientamento impresso dalla segreteria:
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Svolta della segreteria: Il passaggio dall’astensione del Senato al voto contrario alla Camera segna un cambio di linea che l’ala riformista giudica inaccettabile.
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Richiesta di confronto: Diversi parlamentari ed esponenti della componente riformista hanno espresso forte perplessità, chiedendo un dibattito aperto prima del voto finale.
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Identità e collocazione: La vicenda riaccende il dibattito sulla linea politica del partito e sulla tenuta dei valori storici del centro-sinistra.
La spaccatura tra alleanza M5S e sostegno all’Ucraina
La discussione sul ddl antisemitismo si intreccia con i nodi irrisolti dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle. A dividere le due forze politiche non è solo il provvedimento in aula, ma anche la collocazione internazionale e il dossier sulla guerra in Ucraina:
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Pd e area riformista: Ribadiscono con fermezza la necessità di mantenere il pieno sostegno e l’invio di aiuti a Kiev.
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Movimento 5 Stelle: Mantiene la linea contraria al proseguimento delle forniture militari.
Riformisti a Prato: l’ipotesi Gori per il futuro del PD
Mentre alla Camera si avvicina la resa dei conti sul ddl, l’area riformista si è data appuntamento a Prato per fare il punto sul futuro della formazione politica. Nel corso del dibattito è emersa con insistenza l’ipotesi di Giorgio Gori come possibile figura di riferimento e alternativa interna alla leadership di Elly Schlein in vista delle prossime scadenze congressuali.
La presa di posizione di Fiano rappresenta così la spia di un malessere più ampio, pronto a trasformarsi in una prova di forza per la tenuta della segreteria.