Campo largo, Conte sfida Schlein sull’Ucraina e riapre la frattura nel centrosinistra

Il percorso verso le primarie del centrosinistra si annuncia più accidentato del previsto. Proprio mentre le forze dell’opposizione cercano di consolidare il progetto del cosiddetto “campo largo”, Giuseppe Conte rilancia una posizione destinata a riaccendere il confronto interno: quella sulla guerra in Ucraina.

Il leader del Movimento 5 Stelle non intende arretrare sulla linea che da tempo caratterizza il partito. Per Conte, l’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni non può limitarsi a un semplice cambio di leadership a Palazzo Chigi, ma deve rappresentare una netta discontinuità rispetto alle politiche adottate sia dall’esecutivo Draghi sia dall’attuale governo, soprattutto sul piano della politica estera e del sostegno militare a Kiev.

Secondo fonti vicine ai Cinquestelle, la scelta nasce da una precisa valutazione politica. La guerra in Ucraina rappresenta uno dei principali elementi identitari del Movimento e, proprio per questo, non può essere sacrificata in nome dell’unità della coalizione. Al contrario, Conte punta a fare di questo tema uno dei nodi centrali del confronto politico, proponendo che siano gli elettori delle future primarie a decidere quale dovrà essere l’indirizzo del prossimo centrosinistra.

La sfida per la leadership

Dietro la presa di posizione si intravedono anche dinamiche interne al Movimento 5 Stelle. Da un lato, Conte punta a consolidare la propria leadership evitando di lasciare spazio alle posizioni più radicali e all’eventuale ritorno sulla scena politica di Alessandro Di Battista. Dall’altro, vuole rafforzare la propria candidatura naturale alla guida della coalizione, impedendo che sia il Partito Democratico a dettare un’agenda considerata troppo distante dalla sensibilità dell’elettorato pentastellato.

In questa strategia, il dossier Ucraina assume un valore simbolico e politico. L’obiettivo è offrire agli elettori una scelta chiara tra diverse visioni del centrosinistra, ribadendo la contrarietà a nuove forniture di armamenti e privilegiando una soluzione diplomatica e negoziale del conflitto.

L’irritazione del Partito Democratico

Le parole di Conte hanno suscitato preoccupazione ai vertici del Partito Democratico, dove cresce il timore che il confronto tra gli alleati possa trasformarsi, con largo anticipo, in una competizione permanente tra i possibili candidati alla premiership.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra osserva con attenzione la situazione, ritenendo che un’eccessiva personalizzazione dello scontro possa compromettere il delicato equilibrio costruito negli ultimi mesi all’interno della coalizione.

Dal Nazareno, infatti, filtra la volontà di mantenere saldo il percorso condiviso: prima la definizione di un programma comune e solo successivamente il confronto sulla leadership. L’obiettivo è evitare che singoli temi, a partire proprio dalla guerra in Ucraina, diventino terreno di divisione prima ancora di aver costruito una piattaforma politica unitaria.

La road map verso il 2027

Il calendario resta quello già delineato dalla segreteria democratica. Nel mese di settembre dovrebbe prendere forma il programma condiviso della coalizione; tra ottobre e novembre verranno definite le regole per le primarie, mentre l’apertura dei gazebo è prevista nei primi mesi del 2027.

Dietro la tabella di marcia, tuttavia, cresce la consapevolezza che la competizione politica sia già iniziata. La strategia di Conte appare orientata a spostare il baricentro del futuro centrosinistra su posizioni più vicine al Movimento 5 Stelle, sfruttando il peso determinante che i pentastellati potrebbero avere nella costruzione di un’alternativa credibile al centrodestra.

Dal Partito Democratico il messaggio rimane chiaro: una rottura in questa fase rischierebbe di compromettere qualsiasi possibilità di vittoria alle prossime elezioni politiche. Ma è proprio questa reciproca dipendenza tra Pd e Movimento 5 Stelle a rendere il confronto ancora più delicato. Conte sembra deciso a utilizzare il proprio peso negoziale per influenzare la linea politica della futura coalizione, una strategia che, almeno nell’immediato, appare destinata ad alimentare nuove tensioni all’interno del campo largo.