Borseggiano le persone, poi mettono i video su TikTok: annunciano anche le prossime vittime

Da un lato i social network utilizzati per mostrare una vita fatta di denaro, viaggi e ostentazione, dall’altro gli investigatori che trasformano quei contenuti in una preziosa fonte di prove. A Venezia, i video pubblicati online da alcuni presunti borseggiatori sono finiti al centro dell’attività della polizia locale, impegnata nel contrasto ai furti che colpiscono ogni giorno residenti e turisti.
Secondo quanto emerso, proprio i filmati condivisi sui social consentirebbero agli investigatori di ricostruire gli spostamenti dei sospetti e di individuare luoghi e persone coinvolte.
I filmati pubblicati sui social
I video, diffusi soprattutto attraverso TikTok, mostrano scene girate nei punti più frequentati della città lagunare: dai vaporetti agli imbarcaderi, passando per Piazza San Marco, i ponti, i traghetti e persino le gondole.
In alcuni casi, secondo gli investigatori, le immagini documenterebbero le fasi che precedono i presunti furti, con l’osservazione delle possibili vittime. In altri, comparirebbero banconote esibite subito dopo i colpi o momenti di vita quotidiana raccontati attraverso contenuti che mostrano lusso, feste e beni di valore.
Proprio questa esposizione sui social, anziché rappresentare un vantaggio per gli autori dei video, si starebbe rivelando un utile strumento investigativo.
Il lavoro della polizia locale
La polizia locale monitora costantemente i contenuti pubblicati online nell’ambito delle attività di contrasto ai borseggi.
L’analisi dei profili social viene incrociata con le immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini, le denunce delle vittime, le testimonianze raccolte sul territorio e il lavoro svolto dalla squadra antiborseggio.
Secondo quanto riferito, i video consentirebbero spesso agli investigatori di individuare gli spostamenti dei soggetti monitorati e di rintracciarli nei luoghi che frequentano abitualmente, tra cui bar, ristoranti, alberghi, negozi di cambio valuta e compro oro.
Il contributo delle segnalazioni dei cittadini
Un ruolo importante viene svolto anche dalle segnalazioni dei cittadini.
Tra i punti di riferimento c’è la pagina Facebook “Veneziani non distratti”, che da anni raccoglie fotografie e informazioni su persone ritenute responsabili di borseggi o segnalate per comportamenti sospetti nelle zone più frequentate della città.
Molti dei soggetti monitorati dagli investigatori coinciderebbero con quelli segnalati dagli utenti attraverso il gruppo.
Monica Poli: “Ci provocano mostrando tutto sui social”
Sulla vicenda è intervenuta anche Monica Poli, consigliera comunale e fondatrice della pagina “Veneziani non distratti”, da tempo impegnata nella sensibilizzazione contro il fenomeno dei borseggi.
«Amano Venezia perché rubano indisturbati», ha dichiarato, sostenendo che molti dei presunti responsabili continuino a pubblicare contenuti sui social in cui ostentano denaro, automobili, abitazioni e momenti di svago.
Secondo Poli, proprio questa continua esposizione online avrebbe finito per trasformarsi in un elemento utile alle indagini.
La consigliera ha inoltre ricordato che il proprio profilo TikTok, utilizzato in passato per documentare e denunciare l’attività dei borseggiatori, era stato chiuso due anni fa.
«Io cercavo di mostrare quello che accadeva in città e sono stata bloccata, mentre loro continuano a pubblicare liberamente i propri video. Mi auguro che le indagini vadano avanti con la massima determinazione», ha concluso.
Le indagini proseguono
L’attività investigativa della polizia locale prosegue con l’obiettivo di ricostruire la rete dei presunti responsabili e raccogliere ulteriori elementi utili alle indagini.
L’utilizzo dei social network rappresenta oggi uno degli strumenti impiegati dagli investigatori, insieme alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte sul territorio, per contrastare un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità nelle aree più frequentate dai visitatori della città.