Bertinotti e Fini insieme all’Istituto della Resistenza: il richiamo alla storia e alla cultura politica
Dalla Resistenza alla crisi delle democrazie, Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini si ritrovano a Firenze per una riflessione sul passato e sul futuro della politica. I due ex presidenti della Camera hanno visitato l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, soffermandosi sul valore della memoria, della formazione politica e della conoscenza delle proprie radici. Un incontro significativo tra personalità provenienti da tradizioni ideologiche differenti, unite dalla convinzione che la storia rappresenti uno strumento fondamentale per comprendere il presente.
La visita all’Istituto storico della Resistenza
L’incontro si è svolto a Firenze, dove Bertinotti e Fini sono stati accolti dal presidente dell’Istituto, Vannino Chiti, dal direttore Matteo Mazzoni e dal personale della struttura. Nel corso della visita, i due ospiti hanno avuto modo di conoscere alcuni dei documenti più importanti conservati nell’archivio e nella biblioteca, un patrimonio che comprende circa 200 fondi archivistici e oltre 60 mila volumi.
Tra i materiali mostrati figuravano i verbali del Comitato di liberazione nazionale toscano e una lettera del 1913 scritta da Benito Mussolini a Gaetano Salvemini, quando Mussolini era ancora socialista e dirigeva il quotidiano Avanti!.
Il percorso ha incluso anche il cosiddetto vassoio di Ventotene, una prima edizione di Se questo è un uomo di Primo Levi, la prima edizione della Navicella con i nomi dei componenti dell’Assemblea Costituente e un volume dedicato ai discorsi di Giorgio Almirante.
Testimonianze differenti, capaci di raccontare momenti decisivi della storia italiana e di offrire spunti di riflessione sul rapporto tra memoria, identità e culture politiche.
Chiti: «La politica è studio, approfondimento, fatica e coraggio»
Per Vannino Chiti, la presenza contemporanea di Bertinotti e Fini rappresenta un segnale importante. L’Istituto, ha sottolineato, non vuole essere uno spazio riservato a una singola parte politica, ma un luogo aperto a chiunque riconosca il valore della libertà, della democrazia e dei principi costituzionali.
«Non è la casa di una parte politica, ma è la casa della libertà e della democrazia e di coloro che vogliono ispirarsi ai valori della Costituzione», è il senso del messaggio espresso dal presidente.
Chiti ha inoltre richiamato l’importanza di una politica che non si limiti alla contrapposizione e alla ricerca del consenso immediato. «La politica è studio, approfondimento, fatica e coraggio», ha affermato, indicando nella preparazione e nella conoscenza elementi indispensabili per affrontare le sfide della società contemporanea.
Un richiamo che assume un significato particolare in una fase in cui il dibattito pubblico è spesso dominato da slogan, polemiche e contrapposizioni ideologiche.
Bertinotti: «La Resistenza è l’unica religione civile di questo Paese»
Nel suo intervento, Fausto Bertinotti ha posto al centro il valore della Resistenza e il legame tra la nascita della Repubblica e la Costituzione.
Il fondamento resistenziale, ha sostenuto, rappresenta «l’unica religione civile di questo Paese». Una memoria che, secondo l’ex presidente della Camera, deve essere conosciuta e interpretata senza rinunciare alla complessità storica e alla necessità di confrontarsi con i fatti.
La riflessione si è poi spostata sull’attualità. Bertinotti ha denunciato quella che considera una «desertificazione della cultura politica», accompagnata da un indebolimento delle tradizioni e dei riferimenti che hanno contribuito alla costruzione della democrazia italiana.
Nel suo ragionamento è comparso anche il riferimento a un’«onda nera», espressione utilizzata per descrivere le tendenze politiche e culturali che, a suo giudizio, mettono sotto pressione l’eredità della Resistenza. Un fenomeno che si intreccia con i cambiamenti economici, tecnologici e sociali e con un quadro internazionale segnato da conflitti e instabilità.
Bertinotti ha concluso il proprio intervento rivolgendosi idealmente alle nuove generazioni, invitandole a non considerare le difficoltà del presente come ostacoli insuperabili.
«Ce l’hanno fatta ieri i nostri padri, le nostre madri, ce la potete fare voi che siete i nostri figli», ha dichiarato, affidando alla memoria storica anche il compito di alimentare fiducia e possibilità di cambiamento.
Fini: «La politica non può essere soltanto propaganda quotidiana»
Gianfranco Fini ha affrontato il tema della memoria da una prospettiva diversa, insistendo sulla necessità di comprendere le ragioni che hanno determinato gli eventi storici.
Studiare il passato, secondo l’ex presidente della Camera, significa interrogarsi tanto sulle esperienze positive quanto sulle tragedie e sugli errori che hanno segnato la storia delle nazioni. Un esercizio indispensabile per evitare letture superficiali e comprendere meglio le dinamiche del presente.
Da qui il richiamo al ruolo della politica: «La politica deve avere delle radici, non può essere soltanto la propaganda quotidiana».
Fini ha ricordato come le culture politiche siano cambiate nel corso dei decenni, trasformandosi insieme alla società e alle istituzioni. Conoscere questi percorsi, tuttavia, rimane essenziale per dare profondità alle scelte pubbliche e comprendere l’origine delle diverse posizioni politiche.
Il suo intervento ha quindi posto l’accento sulla necessità di recuperare una dimensione culturale e storica del confronto, superando una visione della politica ridotta alla comunicazione immediata e alla ricerca del consenso.
Democrazia e nuovi equilibri internazionali: il confronto prosegue a Firenze
La visita all’Istituto si inserisce nel ciclo di incontri dedicato al tema Democrazia: crisi e prospettive. Nella giornata del 23 ottobre, a Palazzo Bastogi, Bertinotti e Fini sono attesi per un dialogo sul tema «Disordine mondiale, multilateralismo e multipolarismo», introdotto da Vannino Chiti.
L’iniziativa è promossa dall’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea insieme al Consiglio regionale della Toscana e all’Istituto nazionale di studi sul Rinascimento – Centro sull’Umanesimo contemporaneo.
Il ciclo era stato inaugurato il 15 ottobre con un confronto tra Pier Ferdinando Casini e Luciano Violante sul futuro delle liberaldemocrazie.
Al centro degli appuntamenti ci sono alcune delle questioni più rilevanti del nostro tempo: la tenuta delle istituzioni democratiche, le conseguenze dei conflitti internazionali, il cambiamento degli equilibri geopolitici e il futuro del multilateralismo.
Due percorsi politici diversi, una riflessione comune
La presenza di Bertinotti e Fini nello stesso luogo assume un significato particolare proprio per le loro differenti provenienze politiche e per le distanze che hanno caratterizzato le rispettive esperienze.
Il loro incontro non cancella le divergenze ideologiche, ma offre l’occasione per riflettere su un punto condiviso: senza conoscenza della storia e consapevolezza delle proprie radici, la politica rischia di perdere profondità e capacità di interpretare la realtà.
La visita all’Istituto fiorentino diventa così più di un appuntamento istituzionale. È un invito a recuperare il valore dello studio, della memoria e del confronto, in un momento in cui le democrazie sono chiamate ad affrontare trasformazioni profonde e nuove tensioni internazionali.
Un messaggio rivolto non soltanto alla classe dirigente, ma anche ai cittadini e alle nuove generazioni, chiamati a comprendere il passato per poter affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del futuro.








