Altra ondata di sbarchi e Lampedusa “scoppia” Ora arriva l’Ocean Viking

La notizia che i porti dell’Italia sono spalancati per accogliere chiunque pare fungere da richiamo.

All’alba di ieri a Lampedusa è arrivato un barchino con 28 persone (tunisini, della Costa d’Avorio e del Camerun) avvistato a un miglio dalla costa da un peschereccio che, stando alla denuncia di Alarm Phone, non sarebbe stato soccorso da Malta. Il giorno prima sull’isola erano sbarcati 130 migranti, di cui 108 viaggiavano su un peschereccio individuato in mare dalla Guardia di finanza e 22 sono approdati su una spiaggia.

Nel locale hotspot si sussegue un turnover tra migranti che vengono trasferiti in altre strutture dello Stivale e nuovi arrivati, ma non basta. L’hotspot è al tracollo: ha capienza per 95 posti e ospita 240 persone. Lampedusa è sotto attacco. È vero che gli sbarchi autonomi e quelli fantasma non si sono mai fermati, nemmeno quando era vigente la linea dura dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che però aveva stoppato gli arrivi tramite Ong, a meno di interventi risolutivi della magistratura che in più occasioni ha disposto gli sbarchi, e aveva richiamato al proprio dovere i Paesi dell’Ue destando anche un certo allarme, ma adesso non solo non ci sono ostacoli di sorta agli ingressi (di autonomi e di migranti accompagnati dalle Ong), ma sembra pure che gli stranieri in genere non aventi diritto a stare in Italia si stiano fiondando nel Belpaese. Come negli anni neri che hanno visto l’Italia presa d’assalto dagli immigrati aventi diritto e non. E sono soprattutto questi ultimi, quelli che nessun altro Paese dell’Ue vuole, che restano in Italia facendo carta straccia del foglio di via. Non si contano le volte che poliziotti e carabinieri ai controlli si sono imbattuti in stranieri «invitati» a lasciare l’Italia, e figuriamoci se hanno denaro e volontà per farlo.

Ma c’è di più. Questa volta i tunisini ospiti a Lampedusa pure protestano davanti al sagrato della chiesa, perché non vogliono essere rimpatriati. «Vogliamo vivere solo con dignità come esseri umani» si legge su un cartellone e «Vogliamo solo lavorare», dove quest’ultimo «solo» suona come una malriuscita giustificazione alla richiesta avanzata, che chissà non trovi il consenso dei buonisti che ritengono ingiusta la normativa che non consente ai tunisini di restare.

Gli arrivi dalla Tunisia, dove domenica scorsa si è votato per le presidenziali, sono aumentati anche grazie alla situazione di instabilità politica e all’allentamento dei controlli. Sta di fatto che negli ultimi 15 giorni sono circa 600 i nordafricani sbarcati a Lampedusa, dove si trovano in difficoltà persino le forze dell’ordine. A parte i costi della gestione stessa dei migranti, a cui si aggiunge la spesa (più che giusta) per gli straordinari delle forze dell’ordine coinvolte tra recupero migranti che cercano di disperdersi sul territorio, altri che vengono individuati in mare e scortati fino alla terraferma e la vigilanza negli hotspot, si presenta un problema non irrilevante: le forze dell’ordine sono numericamente inferiori rispetto alla necessità e si sobbarcano turni massacranti.

Presto l’Italia dovrà fare i conti anche con la Ocean Viking, di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere, che ha a bordo 173 migranti soccorsi in tre interventi in 48 ore. Ripudiato il porto di Al-Khoms messo a disposizione dalle autorità libiche, la nave procede alla volta di Malta e, dunque, dell’Italia a cui senza dubbio chiederà l’autorizzazione a sbarcare. Chissà chi la concederà.

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