A 17 anni si rifiuta di abortire, partorisce ma poco dopo si scopre l’assurdo: i suoi genitori…
«Voglio questo figlio con tutta me stessa ». Lo ha spiegato, poi urlato, con le lacrime agli occhi e la forza dei suoi 17 anni, ai genitori, convinti che fosse meglio abortire. Non si è arresa, nonostante la minaccia di finire in un centro di accoglienza.
Così Anna (nome di fantasia) è entrata in uno studio legale decisa a chiedere aiuto al giudice tutelare. «Per non restare vittima, ancora una volta —ha spiegato —, della volontà di mamma e papà » che lo scorso anno la «costrinsero a dare in adozione il suo primo bambino».
«Mi trascinarono in ospedale per farmi abortire, ma io scappai», ha raccontato al suo avvocato. La gravidanza procede fino a quando il pancione comincia a essere evidente. Allora i genitori la conducono in una casa- famiglia, in un’altra Regione, per nascondere la «vergogna ». Anna partorisce, ma non riesce a vedere il neonato, già destinato a nuovi genitori. Un trauma. Piange e si dispera.
L’avvocato le ipotizza un ricorso al giudice tutelare per la nomina di un curatore speciale che eserciti la patria potestà, al posto dei genitori, sulla vicenda della gravidanza.
Poi il colpo di scena ieri sera, dopo un nuovo incontro tra Anna, e i genitori. Ancora urla e scenate. Poi l’accordo: il bimbo Anna lo crescerà a casa di mamma e papà. «Siamo stati troppo duri con lei—fanno sapere —, ora le staremo vicini. Il fidanzato? Lo abbiamo invitato a casa». Prudente l’avvocato: «Se c’è l’accordo, deve essere messo nero su bianco».
