“AIUTO, C’È UN MOSTRO NEL GIARDINO”: L’AGGHIACCIANTE SCOPERTA DEI CARABINIERI

 

Tutto è partito da una richiesta di intervento rivolta ai carabinieri che hanno fatto una clamorosa scoperta.

Due coniugi si sono imbattuti in questa curiosa creatura dall’aspetto alieno o, per molti, simile ad un animale marino, allertando, terrorizzati, le forze dell’ordine. I carabinieri sono giunti immediatamente sul posto per far luce sulla strana presenza all’interno del giardino della coppia per poi arrivare ad una conclusione che lascerà di sasso chi non è del settore.

Altro non era che un fungo particolare, di origine neozelandese. La storia risale a un pochino di anni fa e il ritrovamento è stato fatto in Ossola. Logico che, avendo un aspetto inquietante, chi si imbatte in questo fungo, possa non certo fare i salti di gioia ma le precisazioni degli esperti hanno fugato ogni dubbio. Nulla di extraterrestre, nessun giocattolo o roba similare.

Il micologo dell’Asl Dimistri Gioffi, all’epoca dei fatti, interpellato dalla stampa, dichiarò: “Se ne era trovato un altro alcuni anni fa a Coimo di Druogno, si chiama “Clathrus archeri”- questa specie, originaria della Nuova Zelanda, è arrivata in Europa negli anni ’40, probabilmente con i soldati e i mezzi della guerra mondiale. Non è una specie commestibile, emana un forte odore fetido, che attira gli insetti attraverso i quali si diffondono le sue spore. Quello nella foto è un bell’esemplare. Ma non c’è bisogno di prenderlo con un bastone, i funghi non hanno mai morso nessuno!”.

Basta spulciare Wikipedia per avere tutte le informazioni su questo fungo, detto anche fungo tentacolo,  fungo polpo  o dita del diavolo, un fungo  saprofita parente del fungo lanterna; una specie originaria dell’Australia,  accidentalmente introdotta in Nord America, Asia ed Europa alla fine del 1800, attraverso un sacco di lana, destinato per le filature d’Europa.

Il “fungo polpo” è considerato una specie alloctona che non minaccia la biodiversità locale. Il curioso fungo si sviluppa da una struttura a forma di uovo parzialmente interrata, da cui fuoriescono da 4 a 7 “braccia”, inizialmente erette e unite all’apice, che poi si aprono,  mostrando la parte interna rosa-rossastra, ricoperta da una mucillaggine verdastra contenente le spore, la gleba. L’odore emanato a maturità è ancor peggio del suo aspetto, ossia quello di carne putrida ma si tratta di una strategia per attirare le mosche che contribuiscono alla diffusione delle spore.