TAMPONI, LA TERRIBILE SCOPERTA DELLA PROCURA

Nei duri anni della pandemia, la scienza ha cercato di creare sempre nuovi dispositivi che potessero contribuire alla lotta al Coronavirus che, al solo nome, faceva paura.

Coloro che hanno il terrore delle malattie, molto spesso, alle prese, ancora oggi, con lineette di febbre, con un pizzico di tosse o del mal di gola, addebitavano tale sintomatologia proprio Covid.

In molti, alla sola idea della parola “tamponi”, volti all’individuazione della positività al Covid, avevano un’espressione quasi di terrore, specie se si erano già sottoposti ad essi, sostenendo di aver provato una sensazione orribile di conato di vomito quando il cotton fioc è entrato in gola.

C’è chi ha raccontato di essere balzato dalla sedia col tampone al naso. Insomma, è proprio vero che la soglia del dolore varia da persona a persona! In fin dei conti, ognuno ha le sue paure: c’è chi sviene al solo prelievo del sangue, c’è chi sviene al passaggio di un topo e chi, ha sudato sette camicie nell’entrare in farmacia per chiedere l’effettuazione di un tampone.

Proprio sui tamponi , la Procura di Bergamo ha fatto una scoperta a dir poco sconvolgente. Vediamo cosa è accaduto.

Nell’edizione del quotidiano “La Verità”, in edicola da ieri, martedì 7 marzo 2023, nelle carte in mano alla Procura di Bergamo vi sarebbe anche la clamorosa ipotesi di “truffa ai danni dello Stato”. Per capire lo scenario professato, occorre andare a ritroso nel tempo, esattamente agli ai mesi cruciali della pandemia da Covid, al 26 febbraio 2020, quando l’ex capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ricevette una sintesi delle risorse necessarie a validare i risultati dei test diagnostici.

Nella testata “La Verità” è riportato che, per processare i primi 200 tamponi, l’ISS spese 150mila euro, vale a dire 750 euro per ogni singolo tampone e si legge: “Tenuto conto che l’Istituto ha una richiesta di circa 100 campioni al giorno, si chiedono risorse utili per l’effettuazione di almeno 800 test, pari a 600mila euro lordi, nonché ulteriori risorse per la manutenzione straordinaria e il rinnovo delle attrezzature, pari a 100mila euro lordi”.

Gli inquirenti, al fine di far chiarezza, avrebbero chiesto informazioni presso l’Azienda ospedale – Università di Padova, “la quale ha, innanzitutto, comunicato che nel febbraio/marzo 2020 veniva prevalentemente usato un tipo di test, con metodo 384 e che il costo industriale unitario era pari, allora, a euro 2,82″. La domanda cruciale che ci si pone nell’inchiesta è se per davvero sia stato possibile che l’Iss, per tamponi Covid del costo di meno di 3 euro ciascuno, abbia speso 750 euro.

“La Verità”, a questo punto, ha fatto le sue ipotesi: “Svolgeva forse un tipo diverso di analisi? Più sofisticata e più onerosa? Basterebbe questo a giustificare un simile balzo del prezzo?”. Le indagini sono in corso e aiuteranno senza dubbio a dirimere la questione, anche perché si vuole stabilire, si legge nell’articolo, “se la potenziale malversazione abbia riguardato solamente i primi 200 tamponi o se il presunto spreco si sia ripetuto altre volte”.

Sempre all’interno del numero in edicola, si parla di messaggi WhatsApp intercorsi tra il capo dell’ISS, Silvio Brusaferro, e l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, e di richieste di Brusaferro per “far destinare denaro al proprio ente”. Continueremo a tenervi aggiornati, ovviamente.