DIANA PIFFERI, NUOVO AGGHIACCIANTE DETTAGLIO: ECCO COSA HANNO TROVATO NELLA BAMBINA

La piccola Diana Pifferi, di soli 18 mesi, è sta fatta morire di stenti dalla madre, Alessia Pifferi, che l’ha abbandonata nel loro bilocale in via Parea, a Milano, per 6 giorni, pur di non rinunciare al weekend, trasformatosi poi in 6 giorni, con il suo compagno, 58enne di Leffe.

Una morte atroce, quella della bimba, lasciata nel suo lettino da campeggio, con la canottierina, un pannolino e un biberon di latte; quello che, sarebbe dovuto bastare a tenerla in vita, col caldo rovente di questi giorni, senza né acqua, né cibo, senza uno spiffero d’aria.

Il suo cuoricino ha smesso di battere 1-2 giorni prima del ritrovamento, da parte della stessa madre, assassina, reclusa attualmente presso il carcere di San Vittore, in isolamento, sorvegliata a vista, per paura che possa compiere atti autolesionisti o che le altre detenute le facciano del male.

Mentre la donna ha chiesto di poter partecipare ai funerali della figlioletta che lei stessa ha messo al mondo poi uccidere barbaramente, cosa che non è per ovvie ragioni avvenuta, l’opinione pubblica chiede la pena esemplare, inondando di email la Procura di Milano.

Prima del nulla osta ai funerali, avvenuta nella Chiesa di San Pietro e Paolo di San Giuliano Milanese, in cui la piccola è stata sepolta, sul corpicino della bimba è stato effettuato l’esame autoptico.

I medici legali si sono riservati di fornire ulteriori dettagli nella relazione che depositeranno tra qualche settimana, ma quel che è certo è che Diana sarebbe morta di stenti. Ora però sono emersi ulteriori dettagli agghiaccianti. Diana, sulla base della prima relazione prodotta a seguito dell’autopsia sarebbe morta per consunzione, ossia il suo cuore ha smesso di battere dopo un’agonia e al deterioramento dovuto all’assenza di cibo e acqua.

Nel suo piccolo stomaco sarebbe stata stata rintracciata una piccola quantità di materiale che sembrerebbe essere identico a quello trovato sotto il cuscino della piccola Ovviamente per avere conferma del tipo di materiale occorrerà aspettare i risultati delle analisi in corso. Ma già da questa prima relazione dell’esame autoptico ci offre dettagli sconvolgenti che ci fanno riflettere su quanto questo piccolo scricciolo, da guerriera, abbia lottato in tutti i modi per sopravvivere.

Diana avrebbe fatto tutto il possibile per restare aggrappata alla vita che la madre, alla fine, le ha tolto, probabilmente prendendo a morsi il cuscino, l’unica cosa che aveva all’interno del suo lettino da campeggio, prima che la madre assassina chiudesse l’appartamento, abbandonandola alla morte.

Diana pare che sia morta 2 giorni prima del suo ritrovamento, ma molto è rimesso all’esito degli esami tossicologici che serviranno a fugare tutti i dubbi degli inquirenti relativi al fatto che la Pifferi abbia somministrato alla bimba, nel latte del biberon, delle gocce di benzodiazepine, dato che in cucina è stato ritrovato un flacone quasi vuoto dell’ansiolitico En.

La donna ha dichiarato che apparteneva ad un uomo che aveva frequentato la sua abitazione a inizio anno. Se l’ipotesi degli inquirenti dovesse essere confermata, la posizione di Alessia Pifferi potrebbe aggravarsi, in quanto le verrebbero riconosciuti la premeditazione e il dolo pieno. La 37enne rischia la pena massima, l’ergastolo, di cui non ha chiesto il significato ai suoi legali con cui ha interloquito in carcere.