“Aveva firmato”. Siher libero, la scoperta sulla giudice che lo ha scarcerato: viene a galla solo ora

La decisione sulla liberazione di Youssef Siher continua ad alimentare il dibattito politico e giudiziario. A far discutere, nelle ultime ore, è anche una circostanza relativa alla giudice che ha firmato il provvedimento: Tiziana Landoni, gip del Tribunale di Milano, risulta infatti tra i sottoscrittori dell’“Appello dei giuristi per Gaza”, pubblicato dalla rivista Giustizia Insieme.

Il suo nome comparirebbe al numero 767 dell’elenco, con l’indicazione del Tribunale di Milano. La notizia è stata richiamata nel confronto seguito alla decisione del 28 ottobre 2026, quando la magistrata ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo di Siher e di disporre nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

La circostanza ha riacceso le discussioni sull’opportunità delle prese di posizione pubbliche dei magistrati e sul rapporto tra le loro eventuali adesioni a iniziative civili e l’esercizio della funzione giudiziaria. È però importante distinguere la partecipazione a un appello pubblico dalle ragioni giuridiche alla base di un provvedimento: la prima, da sola, non dimostra che le convinzioni personali abbiano influenzato la seconda.

L’appello per Gaza e il nome della gip di Milano

Il riferimento a Tiziana Landoni nell’elenco dei firmatari dell’appello per Gaza è diventato un elemento di discussione dopo la liberazione di Siher.

Il documento, pubblicato da Giustizia Insieme, si inserisce nel dibattito sulle vicende che hanno coinvolto la popolazione palestinese e sulle posizioni espresse da giuristi e operatori del diritto.

La presenza del nome della magistrata nell’elenco, se confermata attraverso la consultazione della fonte originale, costituisce un dato distinto dal contenuto del provvedimento adottato nei confronti del ricercatore.

Per valutare l’operato della giudice occorre infatti esaminare le motivazioni della decisione, gli elementi presentati dalla Procura e i presupposti richiesti dalla legge per l’applicazione delle misure cautelari.

L’adesione a un appello pubblico non costituisce, di per sé, una prova di parzialità. Un eventuale problema di imparzialità deve essere valutato sulla base di circostanze concrete e secondo le regole previste dall’ordinamento.

Il caso Siher e l’inchiesta sui disordini di Milano

Youssef Siher, trentenne di origini marocchine, era stato fermato nell’ambito dell’inchiesta sulle mobilitazioni che hanno preceduto i disordini verificatisi a Milano nel mese di ottobre.

Al centro degli accertamenti c’è il Movimento 17 ottobre, un canale social attraverso il quale sarebbero stati diffusi messaggi relativi alle proteste e a successive iniziative di mobilitazione.

Secondo l’impostazione investigativa, l’attività online avrebbe potuto avere un ruolo nell’organizzazione delle manifestazioni. La Procura aveva quindi chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di Siher.

La gip Tiziana Landoni ha respinto entrambe le richieste, disponendo la liberazione del ricercatore.

La decisione non equivale a una sentenza definitiva sul merito delle contestazioni e non determina automaticamente la conclusione dell’inchiesta. Gli accertamenti possono proseguire e le eventuali responsabilità dovranno essere verificate nelle sedi competenti.

La decisione della gip: mancano i presupposti per la misura cautelare

Il punto centrale del provvedimento riguarda la valutazione degli elementi raccolti dagli investigatori e la loro capacità di sostenere le richieste della Procura.

Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni della vicenda, la giudice non avrebbe ravvisato gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare la misura cautelare richiesta.

Tra gli aspetti esaminati figurerebbe il contenuto dei messaggi pubblicati attraverso il canale Telegram. Nella valutazione attribuita alla gip, le comunicazioni sarebbero riconducibili a forme di protesta e disobbedienza civile, senza un richiamo esplicito alla violenza tale da sostenere le contestazioni nella fase cautelare.

Il provvedimento avrebbe inoltre escluso la presenza dei presupposti necessari per convalidare il fermo.

Si tratta di valutazioni che devono essere ricostruite attraverso il testo integrale dell’ordinanza. La distinzione è importante: la mancata convalida del fermo e il rigetto della richiesta cautelare riguardano specifiche condizioni giuridiche e non possono essere interpretati automaticamente come un’assoluzione definitiva.

I presunti legami politici e le accuse da verificare

Nel dibattito sulla vicenda sono stati richiamati anche i presunti rapporti di Siher con ambienti della galassia pro-palestinese e con organizzazioni attive sul territorio italiano.

Tra i riferimenti comparsi nelle ricostruzioni figura quello ai Giovani Palestinesi d’Italia, oltre al nome di Mohammad Hannoun, citato in relazione a contestazioni riguardanti presunti collegamenti con Hamas.

Questi elementi, tuttavia, richiedono particolare cautela. Eventuali vicinanze politiche, partecipazioni a iniziative o rapporti personali non dimostrano, da soli, la commissione di un reato. Ogni accusa deve essere riferita alla persona interessata e sostenuta da elementi specifici.

Allo stesso modo, le ipotesi investigative sulla possibile estensione delle mobilitazioni ad altre città devono essere attribuite agli inquirenti e non presentate come fatti definitivamente accertati.

Il procedimento relativo a Siher dovrà essere valutato sulla base delle contestazioni effettivamente formulate e delle prove raccolte, senza sovrapporre automaticamente appartenenze, opinioni politiche e responsabilità penali.

Magistrati e prese di posizione pubbliche: il nodo dell’imparzialità

La vicenda riporta al centro una questione delicata: quale rapporto debba esistere tra le opinioni espresse pubblicamente da un magistrato e il suo ruolo istituzionale.

L’indipendenza e l’imparzialità della magistratura rappresentano principi fondamentali dello Stato di diritto. Al tempo stesso, la semplice adesione a un documento pubblico non dimostra automaticamente che un giudice abbia perso la propria imparzialità in un procedimento specifico.

Per stabilire se esistano ragioni concrete di incompatibilità o dubbi giuridicamente rilevanti, occorre considerare il contenuto delle dichiarazioni, le circostanze del caso e le norme applicabili.

Nel caso di Landoni, il dato relativo alla firma dell’appello per Gaza deve quindi essere tenuto distinto dalle motivazioni della decisione su Siher. Un eventuale giudizio sulla correttezza del provvedimento richiede l’esame degli argomenti giuridici e degli elementi processuali sottoposti alla gip.

Un caso che continua a dividere

La liberazione di Youssef Siher ha aperto un nuovo capitolo nel confronto sui disordini di Milano, sulla gestione delle proteste e sui limiti tra dissenso politico e condotte penalmente rilevanti.

La notizia relativa alla sottoscrizione dell’appello per Gaza da parte della gip ha aggiunto un ulteriore elemento al dibattito pubblico, ma non consente, da sola, di trarre conclusioni sulla correttezza della decisione giudiziaria.

Per comprendere pienamente le ragioni del provvedimento sarà necessario esaminare l’ordinanza integrale e confrontarla con gli elementi presentati dalla Procura.

Nel frattempo, l’inchiesta resta aperta e le eventuali responsabilità individuali dovranno essere accertate secondo le garanzie previste dalla legge. È su questi elementi, e non sulle sole adesioni pubbliche attribuite ai protagonisti, che dovrà fondarsi la valutazione della vicenda.