“Una manipolazione”. Laura Boldrini e Siher, scoppia il caso: cosa è successo

Laura Boldrini interviene per chiarire la propria posizione dopo essere stata accostata a Youssef Siher, il trentenne fermato nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Movimento 17 ottobre. L’ex presidente della Camera respinge qualsiasi legame personale con il ricercatore e contesta la ricostruzione giornalistica che avrebbe collegato il suo nome a quello dell’uomo attraverso alcuni riferimenti pubblicati sui social network.
Interpellata dall’Adnkronos, la deputata del Partito Democratico ha spiegato che le menzioni contestate sarebbero riconducibili a una conferenza stampa organizzata nel settembre 2023 per richiamare l’attenzione sul caso di Khaled El Qaisi, lo studente italo-palestinese arrestato in Israele. Un’iniziativa alla quale Boldrini aveva partecipato insieme ad altri esponenti politici e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani.
«Non conosco Youssef Siher», ha dichiarato, contestando con fermezza l’interpretazione dei tag sui social come prova di un rapporto personale o politico con il trentenne.
«È la prima volta che vedo il suo volto sui giornali»
La smentita di Laura Boldrini è netta. La deputata ha precisato di non avere alcuna conoscenza personale di Siher e ha aggiunto: «È la prima volta che vedo il suo volto sui giornali».
Secondo la sua ricostruzione, l’accostamento sarebbe nato da alcuni riferimenti social relativi a una conferenza stampa ospitata a Montecitorio tre anni fa. In quell’occasione, il suo nome sarebbe stato citato insieme a quelli delle altre persone intervenute all’iniziativa.
«I suoi tag si riferivano ad una conferenza stampa organizzata da Amnesty International e a tutte le persone, me compresa, che intervennero all’iniziativa», ha spiegato Boldrini all’Adnkronos.
La parlamentare ha quindi contestato la lettura di quelle menzioni come indizio di una relazione con Siher. Il punto centrale della sua replica riguarda proprio la differenza tra essere citati in un contenuto pubblicato online e avere un rapporto diretto con la persona che lo condivide.
La conferenza stampa sul caso di Khaled El Qaisi
Per chiarire l’origine dei riferimenti, Boldrini ha ricostruito il contesto dell’iniziativa alla quale aveva partecipato nel 2023. L’appuntamento era dedicato alla vicenda di Khaled El Qaisi, studente italo-palestinese arrestato in Israele nell’agosto di quell’anno.
La conferenza stampa si svolse il 27 settembre 2023, su iniziativa della deputata Stefania Ascari, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla detenzione dello studente e sulle condizioni della sua vicenda giudiziaria.
L’evento è documentato nell’archivio di Radio Radicale. Tra gli intervenuti figurano Laura Boldrini, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, oltre a familiari e rappresentanti legali di El Qaisi.
Il nome di Youssef Siher non compare nell’elenco dei relatori riportato nella scheda dell’iniziativa.
El Qaisi venne successivamente scarcerato il 1° ottobre 2023, con l’obbligo di rimanere per una settimana a disposizione delle autorità e il divieto di espatrio.
È a questa iniziativa, secondo la versione fornita dalla deputata, che si riferirebbero i tag utilizzati sui social. Una circostanza che, nella sua ricostruzione, non dimostrerebbe alcun legame personale con il ricercatore.
L’attacco alla ricostruzione giornalistica: «Operazione becera e disonesta»
Nel respingere l’accostamento, Laura Boldrini ha utilizzato parole particolarmente dure, accusando chi ha proposto quella lettura di aver costruito un collegamento privo di fondamento.
«Far discendere da questo un mio legame con Siher mi sembra una operazione veramente becera e disonesta, una vera e propria manipolazione», ha affermato nell’intervista all’Adnkronos.
La deputata ha inoltre sottolineato di non poter controllare continuamente tutte le menzioni ricevute sui social network, dove migliaia di utenti possono citare il suo nome in relazione a iniziative, dichiarazioni o avvenimenti di interesse pubblico.
La sua posizione, dunque, si articola su due punti: la negazione di qualsiasi conoscenza personale di Siher e la contestazione dell’interpretazione attribuita ai riferimenti online.
Boldrini conferma la propria partecipazione alla conferenza stampa del 2023, ma respinge l’idea che la presenza del suo nome tra quelli citati in un contenuto social possa essere considerata una prova di un rapporto con il trentenne.
Youssef Siher, il fermo nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre
La vicenda si inserisce nel più ampio contesto delle indagini su Youssef Siher, trentenne indicato dagli investigatori tra i riferimenti del cosiddetto Movimento 17 ottobre, associato alle recenti mobilitazioni di piazza.
Secondo quanto riferito dall’ANSA, il fermo è stato disposto dalla Procura di Milano nell’ambito di un’inchiesta che comprende diverse ipotesi di reato, tra cui istigazione a delinquere, terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Si tratta di contestazioni investigative che dovranno essere esaminate nell’ambito del procedimento giudiziario e che non equivalgono a responsabilità definitivamente accertate.
Il coinvolgimento di Siher nell’inchiesta ha portato l’attenzione anche sui suoi contatti e sulle persone eventualmente citate nei contenuti pubblicati online. È proprio in questo contesto che è emerso il nome di Laura Boldrini, che ha però respinto qualsiasi collegamento personale con il ricercatore.
La smentita di Boldrini: nessun rapporto dimostrato dai tag social
La presa di posizione dell’ex presidente della Camera punta a separare nettamente la sua attività politica e istituzionale dalla vicenda giudiziaria che coinvolge Siher.
La partecipazione a una conferenza stampa dedicata a Khaled El Qaisi e la successiva citazione del suo nome sui social, secondo la ricostruzione di Boldrini, non costituiscono elementi sufficienti per sostenere l’esistenza di un rapporto personale.
La deputata ha quindi chiesto, attraverso le sue dichiarazioni, di distinguere i fatti documentati dalle interpretazioni giornalistiche, contestando l’accostamento con parole molto dure.
Mentre l’inchiesta sul Movimento 17 ottobre prosegue, la sua posizione resta chiara: nessuna conoscenza di Youssef Siher e nessun legame, secondo quanto dichiarato all’Adnkronos. Per gli altri aspetti della vicenda, saranno gli sviluppi investigativi e gli eventuali ulteriori elementi verificati a chiarire il quadro.







