“Che strano, la destra….”. Banda della minicar, le parole di Gad Lerner scatenano il finimondo
Il giornalista polemizza su X dopo gli sviluppi dell’inchiesta sulle aggressioni di Roma che hanno coinvolto due minorenni. Nel mirino il modo in cui alcune testate avrebbero raccontato la vicenda: «L’ordine di servizio parla chiaro: non erano immigrati!».
La vicenda della banda della minicar, al centro delle indagini sulle aggressioni avvenute a Roma, finisce anche nel dibattito politico e mediatico. A intervenire è Gad Lerner, che con un post pubblicato su X ha rivolto una dura critica ad alcune testate giornalistiche di area conservatrice, accusandole di aver dato poco risalto alla notizia dell’arresto dei due minorenni coinvolti.
Al centro della polemica c’è una questione che va oltre la cronaca giudiziaria: il modo in cui vengono raccontati gli episodi di violenza e il peso attribuito all’identità dei presunti responsabili. Secondo il giornalista, quando i protagonisti sono giovani italiani, l’attenzione mediatica sarebbe diversa rispetto ai casi in cui vengono coinvolti ragazzi di origine straniera.
Un’accusa che ha riacceso il confronto sul linguaggio della cronaca, sulle scelte editoriali e sull’utilizzo di etichette come «maranza», ormai ricorrenti nel dibattito pubblico sulla sicurezza.
Lo sfogo di Gad Lerner: «Non erano immigrati!»
Il commento di Lerner è particolarmente duro e non risparmia le testate che, a suo giudizio, avrebbero ridimensionato la notizia nelle prime pagine.
«Che strano… Oggi i giornali della destra cancellano o minimizzano in prima pagina la cattura dei teppisti romani che si divertivano sbattendo a terra dei malcapitati. Neanche li chiamano “maranza”. L’ordine di servizio parla chiaro: non erano immigrati!», scrive il giornalista.
Il riferimento è alla copertura mediatica degli arresti e alla differenza che, secondo Lerner, caratterizzerebbe il racconto di episodi analoghi in base alla provenienza dei protagonisti.
La sua è una critica diretta alle scelte editoriali di alcune testate, accusate di utilizzare criteri differenti quando si tratta di raccontare la criminalità giovanile. Il post, tuttavia, esprime una valutazione personale e non dimostra da solo l’esistenza di una disparità nella copertura giornalistica: per verificarla sarebbe necessario confrontare titoli, aperture e spazio dedicato alla vicenda sui diversi quotidiani.
Il caso della minicar e l’aggressione a Davide Iacopini
La polemica nasce dagli sviluppi dell’inchiesta sulle aggressioni avvenute a Roma, nella zona di Monteverde. Tra le vittime figura l’attore Davide Iacopini, rimasto gravemente ferito dopo un episodio avvenuto la sera del 5 ottobre.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo sarebbe stato colpito mentre si trovava sul monopattino elettrico. Il calcio, sferrato dall’interno di una minicar, gli avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo, provocando una caduta contro un’automobile parcheggiata.
Le conseguenze sono state particolarmente gravi. Iacopini ha riportato un serio trauma cranico ed è stato ricoverato all’ospedale San Camillo, dove è stato sottoposto a interventi neurochirurgici e a cure intensive.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito altri episodi di violenza che sarebbero riconducibili agli stessi giovani. La pluralità delle aggressioni contestate ha contribuito ad accrescere l’attenzione sulla vicenda e sulla necessità di chiarire la dinamica dei singoli episodi.
Due minorenni arrestati: le accuse al vaglio degli investigatori
Gli sviluppi dell’inchiesta hanno portato all’arresto di due minorenni, accusati di essere coinvolti nelle aggressioni. Secondo quanto riferito nelle ricostruzioni della vicenda, i ragazzi avrebbero ammesso le proprie responsabilità, sostenendo di aver agito per noia e con l’intenzione di spaventare i passanti.
Una spiegazione che, anche se confermata, non ridurrebbe la gravità delle conseguenze per le persone coinvolte. Trasformare la violenza in uno scherzo, infatti, non elimina i rischi per le vittime né le responsabilità che dovranno essere accertate dalla magistratura.
Per l’aggressione ai danni di Iacopini è stata contestata l’ipotesi di tentato omicidio. Saranno gli accertamenti giudiziari a chiarire le responsabilità individuali e il ruolo avuto da ciascun ragazzo nei diversi episodi.
L’età dei presunti responsabili aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: come si sviluppano le dinamiche di gruppo che possono portare adolescenti a compiere atti tanto pericolosi? E quale ruolo possono avere il contesto sociale, l’educazione e la percezione delle conseguenze delle proprie azioni?
Sono interrogativi che meritano attenzione, senza perdere di vista la gravità delle aggressioni e la condizione delle persone che ne hanno subito le conseguenze.
La parola «maranza» e la polemica sul doppio standard
Il punto centrale dell’intervento di Lerner riguarda proprio il linguaggio utilizzato dai mezzi d’informazione. Il termine «maranza» viene spesso impiegato per descrivere gruppi di giovani associati a comportamenti aggressivi, atteggiamenti provocatori o episodi di microcriminalità.
Il problema nasce quando una parola del genere smette di descrivere un fenomeno circoscritto e diventa un’etichetta generalizzante, capace di sovrapporre comportamenti individuali, provenienza e identità sociale.
Lerner sostiene che alcune testate ricorrerebbero più facilmente a questa definizione quando i protagonisti delle notizie sono stranieri o di origine straniera, mentre la eviterebbero quando gli indagati sono italiani.
È una critica che richiama un tema importante per il giornalismo: l’esigenza di utilizzare criteri coerenti nel raccontare episodi di violenza, senza trasformare la








