Monti elogia Meloni in Senato, lei lo gela: “Io a differenza di altri…”

Botta e risposta in Senato tra il senatore a vita e la presidente del Consiglio durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Monti riconosce un’evoluzione nella posizione della premier su Ucraina, Iran e Stati Uniti, ma la mette in guardia dal seguire troppo da vicino la Germania. Poi il consiglio sul generale Vannacci: «Non lo tema, lo combatta».

Un intervento inatteso, parole di apprezzamento e una replica che rivendica autonomia e libertà di giudizio. Al Senato, durante il dibattito sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Mario Monti prende la parola e sorprende l’Aula con una dichiarazione netta: «Condivido profondamente quello che lei ha detto di recente».

A pronunciarla è il senatore a vita, già presidente del Consiglio e da sempre sostenitore di una forte integrazione europea, rivolgendosi direttamente a Giorgia Meloni. Un riconoscimento che non si traduce, però, in un’approvazione senza riserve. Monti invita infatti la premier a non confondere la capacità di criticare le scelte dell’Unione europea con un’eccessiva sintonia con Berlino e riconosce un cambiamento positivo anche nell’atteggiamento del governo verso alcune decisioni della Casa Bianca.

Nel suo intervento trova spazio anche il caso di Roberto Vannacci, sul quale Monti offre a Meloni un consiglio preciso: non inseguirlo politicamente, ma affrontarlo sul terreno delle idee. La risposta della presidente del Consiglio non tarda ad arrivare e si concentra su un principio che rivendica come fondamentale: «Io sono una persona libera, sono una persona che non ha conti da saldare».

Monti promuove Meloni: «L’Italia non siede in Europa per dire sempre sì»

Il passaggio più significativo dell’intervento di Mario Monti riguarda il ruolo dell’Italia nell’Unione europea. Il senatore a vita dichiara di condividere l’affermazione della premier secondo cui il nostro Paese non deve limitarsi ad accettare passivamente le decisioni prese a Bruxelles.

«Condivido profondamente quello che lei ha detto di recente, l’Italia non siede in Europa per dire sempre sì», afferma Monti.

Il riconoscimento è accompagnato da una precisazione. Secondo l’ex presidente del Consiglio, la capacità italiana di difendere i propri interessi nazionali non è una novità introdotta dall’attuale governo, perché anche gli esecutivi precedenti hanno cercato di esercitare un ruolo attivo nelle istituzioni europee.

Monti apprezza, tuttavia, che Meloni abbia rivendicato apertamente questo principio, invitandola a continuare a incidere sulle decisioni comunitarie senza rinunciare a una valutazione critica delle scelte degli altri Stati membri.

L’intervento assume un significato particolare proprio per la figura di chi lo pronuncia: un europeista convinto che riconosce alla presidente del Consiglio una posizione condivisibile sul rapporto tra Roma e Bruxelles, pur mantenendo una prospettiva autonoma su numerosi altri temi.

L’avvertimento sulla Germania: «Attenti alla sindrome di Berlino»

Dopo l’apertura, Monti passa alle osservazioni critiche. Il punto riguarda il rapporto tra il governo italiano e quello tedesco, soprattutto sulle politiche economiche e sulla flessibilità degli aiuti di Stato alle imprese.

Il senatore invita Meloni a evitare un’eccessiva vicinanza alle posizioni di Berlino, utilizzando un’espressione destinata a colpire: «Stiamo attenti a non avere non dico la sindrome di Stoccolma, ma una sorta di sindrome di Berlino».

Il riferimento è alla possibilità che Italia e Germania si trovino a sostenere misure apparentemente comuni, ma capaci di produrre effetti diversi sulle rispettive economie.

Monti richiama in particolare il tema degli aiuti pubblici alle imprese, ricordando le discussioni sulla flessibilità avvenute nel marzo 2023 e le successive iniziative europee. A suo giudizio, un margine più ampio per gli interventi nazionali può favorire i Paesi che dispongono di maggiori risorse finanziarie, con il rischio di creare uno squilibrio competitivo a danno delle imprese italiane.

Il messaggio alla premier è quindi chiaro: difendere gli interessi nazionali significa anche saper prendere le distanze dagli Stati con cui si condividono alcune posizioni, quando queste rischiano di danneggiare il sistema produttivo italiano.

Ucraina, Iran e Trump: per Monti la premier sta cambiando atteggiamento

Nel suo intervento, Monti affronta anche la politica estera, riconoscendo a Meloni un’evoluzione che considera incoraggiante.

L’ex presidente del Consiglio apprezza soprattutto i passaggi dedicati all’Ucraina e all’Iran, oltre alle critiche rivolte dalla premier ad alcune scelte del presidente americano Donald Trump.

Per descrivere la situazione, ricorre alla parabola evangelica della pagliuzza e della trave: un richiamo alla necessità di riconoscere gli errori non soltanto degli avversari, ma anche dei propri alleati.

«Né gli occhi dell’Europa né gli occhi degli Stati Uniti sono esenti da frammenti suscettibili di osservazione», osserva Monti.

Il senatore sostiene che, in passato, Meloni sembrasse più pronta a evidenziare i problemi dell’Unione europea che quelli della politica americana. Ora, invece, intravede un cambiamento.

«Devo dire che stiamo notando un’evoluzione incoraggiante», afferma, sottolineando come la premier abbia riconosciuto che alcune difficoltà recenti siano derivate proprio da decisioni assunte dalla politica estera statunitense.

Il passaggio non equivale a una rottura con Washington. Il punto sollevato da Monti è piuttosto la necessità di valutare le scelte degli alleati con lo stesso spirito critico riservato alle istituzioni europee, senza trasformare i rapporti internazionali in un obbligo di adesione incondizionata.

Il consiglio su Vannacci: «Non lo tema, lo combatta»

La parte più politica dell’intervento arriva quando Monti richiama il caso di Roberto Vannacci e il suo rapporto con la maggioranza di governo.

Secondo il senatore a vita, Meloni non dovrebbe attribuire al generale un peso eccessivo né lasciarsi condizionare dalle sue posizioni. Il consiglio è di affrontare il confronto sul terreno programmatico, senza inseguirlo o rincorrerne le iniziative.

«Non c’è proprio necessità di temerlo», afferma Monti, rivolgendosi alla premier.

E aggiunge: «Non rincorretelo, combattetelo».

Per il senatore, se Meloni è convinta delle proprie posizioni sull’Europa e intende sostenerle con coerenza, non ha motivo di preoccuparsi della concorrenza politica di Vannacci. Monti suggerisce inoltre di approfondire il programma del generale, sostenendo che un esame attento delle sue proposte potrebbe evidenziarne le debolezze.

Un passaggio che sposta il confronto dal terreno della politica internazionale agli equilibri interni del centrodestra, dove il rapporto con Vannacci rappresenta un tema di discussione politica.

La replica di Meloni: «Non ho conti da saldare con nessuno»

La risposta della presidente del Consiglio arriva senza esitazioni. Meloni ringrazia implicitamente per il confronto, ma coglie l’occasione per chiarire che le sue posizioni non dipendono da obblighi personali o dalla necessità di riconoscenza nei confronti di qualcuno.

«Senatore Monti, io sono una persona libera, sono una persona che non ha conti da saldare, che non ha niente di cui dover ringraziare qualcuno. Questo mi porta a dire banalmente quello che penso», dichiara.

La premier spiega poi perché le sue critiche si concentrino soprattutto sull’Unione europea. Il motivo, sostiene, è che proprio in Europa l’Italia ha maggiori possibilità di incidere direttamente sulle decisioni che la riguardano.

«Il nostro ambito è l’Europa», afferma, ricordando che l’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione e una delle principali economie del continente.

Secondo Meloni, contestare ciò che non funziona a Bruxelles non significa essere contro l’Europa, ma contribuire a migliorarla. Un Paese con un peso politico ed economico rilevante, sostiene la premier, ha il dovere di esprimere le proprie posizioni e difendere i propri interessi.

«Non dobbiamo essere d’accordo con tutto quello che dicono gli alleati»

Nel passaggio conclusivo della replica, Meloni allarga il ragionamento ai rapporti internazionali e respinge l’idea che un’alleanza imponga di condividere automaticamente ogni scelta del partner.

«Mi mette sempre un po’ in difficoltà questa lettura in politica estera, che si debbano avere degli alleati che siano definiti e rispetto a quegli alleati si debba eseguire pedissequamente quello che dicono», afferma.

La presidente del Consiglio richiama sia il rapporto con gli Stati Uniti, attraverso il G7 e il Patto Atlantico, sia quello con gli altri partner europei, contestando l’idea che l’Italia debba necessariamente adeguarsi alle posizioni di Francia e Germania.

«Se siamo con gli Usa dobbiamo essere d’accordo con tutto, dentro l’Ue dovremmo essere d’accordo con Francia e Germania per cui faremo tutto quello che vuole la Germania, non è il mio modo di leggere la politica estera», aggiunge.

Il principio rivendicato dalla premier è quello di una politica estera autonoma, nella quale le alleanze restano fondamentali ma non cancellano la possibilità di dissentire.

«L’unica cosa ricorrente è il protagonismo e la centralità dell’Italia», conclude Meloni, indicando nella difesa degli interessi nazionali il criterio con cui valutare le scelte internazionali.

Un confronto che va oltre le dichiarazioni di stima

Il botta e risposta tra Mario Monti e Giorgia Meloni consegna un quadro più articolato di una semplice convergenza politica. Da una parte, un senatore a vita che riconosce alla premier una maggiore capacità di critica nei confronti degli Stati Uniti e apprezza la sua posizione su Ucraina e Iran; dall’altra, una presidente del Consiglio che rivendica il diritto di giudicare autonomamente le scelte tanto degli alleati quanto delle istituzioni europee.

Restano le divergenze sulla Germania, sugli aiuti di Stato e sull’approccio da adottare nei confronti di Vannacci. Ma il punto centrale del confronto è il ruolo che l’Italia intende svolgere in Europa e nel contesto internazionale.

Alla vigilia del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Meloni ribadisce così la propria linea: collaborare con gli alleati senza rinunciare alla possibilità di criticarli, difendere gli interessi nazionali e cercare di aumentare il peso dell’Italia nei processi decisionali.

Un messaggio che si inserisce in una fase internazionale complessa, nella quale i rapporti tra Washington, Bruxelles e le principali capitali europee richiedono un equilibrio sempre più delicato tra cooperazione, autonomia e capacità negoziale.