“Se è così, andate da soli”. Terremoto nel centrodestra, lo strappo è clamoroso
Matteo Salvini fissa una scadenza: accordo entro ottobre o primarie a novembre per scegliere il candidato del centrodestra a Palazzo Marino. La Lega punta su Silvia Sardone, mentre Forza Italia difende Matteo Perego e contesta il metodo. Alessandro Sorte evoca persino una corsa autonoma, ma Ignazio La Russa invita gli alleati a evitare una rottura.
La corsa per Palazzo Marino accende lo scontro nel centrodestra milanese. Quella che doveva essere una normale trattativa per individuare il candidato sindaco si sta trasformando in un confronto sempre più acceso tra Lega e Forza Italia, con Matteo Salvini deciso ad accelerare i tempi e gli alleati azzurri pronti a difendere le proprie posizioni.
Il leader del Carroccio ha indicato una scadenza precisa: trovare un accordo entro ottobre oppure ricorrere alle primarie nel secondo fine settimana di novembre. Una proposta che, nelle intenzioni della Lega, dovrebbe consentire di superare le divisioni interne e affidare direttamente agli elettori la scelta del candidato. Ma l’iniziativa ha provocato una reazione immediata da parte di Forza Italia, che contesta il metodo e non sembra intenzionata a rinunciare alla propria candidatura.
Sul tavolo ci sono i nomi di Silvia Sardone, eurodeputata e vicesegretaria della Lega, e Matteo Perego, sostenuto dagli azzurri. Sullo sfondo, una questione politica più ampia: capire se la coalizione riuscirà a presentarsi unita alle prossime elezioni comunali oppure se le rivalità tra i partiti finiranno per compromettere la ricerca di un’intesa.
Salvini accelera: «Se non si decide al tavolo, facciamolo decidere ai milanesi»
La proposta del segretario leghista è arrivata durante un sopralluogo elettorale in via Rizzoli, a Milano. Salvini ha messo sul tavolo l’ipotesi delle primarie come soluzione per superare lo stallo nelle trattative.
«Se non si decide al tavolo, e ci può stare, facciamolo decidere ai milanesi», ha dichiarato, indicando nel secondo fine settimana di novembre la possibile data delle consultazioni.
Il vicepremier ha anche rivendicato la volontà di muoversi più rapidamente rispetto al centrosinistra: «La sinistra si sta scannando e le farà a febbraio. Noi siamo più bravi e più veloci e le vogliamo fare prima, se non c’è una soluzione entro ottobre».
Il messaggio rivolto agli alleati è chiaro: la trattativa non può proseguire indefinitamente. Se non emergerà un nome condiviso, la Lega vuole affidare la decisione agli elettori, trasformando il confronto interno alla coalizione in una competizione aperta.
Una strategia che, tuttavia, rischia di produrre l’effetto opposto a quello auspicato. Invece di avvicinare le posizioni, la proposta ha riacceso le tensioni con Forza Italia, preoccupata di perdere peso nella scelta del candidato.
Silvia Sardone in pole position: è lei il nome della Lega
Dietro l’accelerazione di Salvini c’è soprattutto un nome: quello di Silvia Sardone. Eurodeputata e vicesegretaria del Carroccio, viene indicata dal leader leghista come una candidata particolarmente competitiva per la conquista del Comune di Milano.
La sua presenza accanto a Salvini durante il sopralluogo in via Rizzoli è stata un segnale politico significativo. «Sarebbe il miglior sindaco e la partita è aperta», ha affermato il segretario della Lega, confermando la propria preferenza.
Anche Sardone si è dichiarata favorevole alle primarie, uno strumento che sostiene da tempo. La consultazione potrebbe quindi rappresentare per lei un’occasione per misurare il proprio consenso e contendere agli altri aspiranti candidati la guida della coalizione.
La posizione leghista, però, si scontra con le ambizioni di Forza Italia, che sostiene Matteo Perego. Il rischio è che le primarie diventino il terreno di uno scontro tra i due partiti, anziché uno strumento condiviso per individuare il profilo più competitivo.
Forza Italia non ci sta: «Le primarie si fanno dappertutto»
La reazione degli azzurri è arrivata attraverso Alessandro Sorte, coordinatore lombardo di Forza Italia, che ha contestato apertamente la proposta di Salvini.
Il problema, secondo Sorte, non riguarda soltanto la scelta del candidato milanese, ma anche il principio con cui la coalizione dovrebbe individuare i propri rappresentanti nelle competizioni amministrative.
«Se dovessimo fare le primarie a Milano, è chiaro che a quel punto si fanno dappertutto. Non può essere un metodo a macchia di leopardo», ha dichiarato a margine di un evento di partito.
Una posizione che punta a impedire alla Lega di imporre un cambiamento delle regole limitato a una singola città. Per Forza Italia, se si decide di ricorrere alle primarie, il metodo dovrebbe essere applicato in maniera coerente anche negli altri territori.
Dietro la contestazione procedurale si intravede, tuttavia, una questione di rapporti di forza. Gli azzurri vogliono preservare il proprio ruolo nella coalizione e non intendono lasciare che sia la Lega a determinare da sola tempi e modalità della scelta.
La candidatura di Matteo Perego diventa così uno degli elementi centrali della trattativa, mentre il confronto tra gli alleati si fa sempre più difficile.
La minaccia di una corsa separata: il precedente di Albertini
A rendere ancora più teso il clima sono state le parole con cui Sorte ha evocato la possibilità che la Lega si presenti autonomamente alle elezioni.
Il coordinatore lombardo di Forza Italia ha richiamato il precedente del primo governo cittadino di Gabriele Albertini, ricordando un’esperienza politica nella quale il Polo della Libertà riuscì a vincere a Milano anche senza la partecipazione della Lega.
«Se la Lega volesse correre da sola, si andrebbe un po’ a rifare il vecchio Polo della libertà che nel primo governo Albertini a Milano vinse anche senza la Lega. Non sarebbe una tragedia», ha affermato.
Parole che hanno il peso di un avvertimento. L’ipotesi di una corsa separata, anche se evocata nel contesto della polemica, apre infatti uno scenario potenzialmente problematico per la coalizione.
In una competizione amministrativa come quella milanese, la capacità di riunire i consensi dell’area di centrodestra potrebbe risultare determinante. Una divisione tra le principali forze politiche rischierebbe di indebolire il candidato comune e favorire gli avversari.
La replica della Lega: «L’unità del centrodestra non è negoziabile»
La risposta del Carroccio non si è fatta attendere. Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega, ha definito «sinceramente spiacevoli» le dichiarazioni di Sorte, contestando i toni utilizzati dal coordinatore azzurro.
Piscina ha ribadito la necessità di preservare la compattezza della coalizione, sottolineando che le divergenze sulla scelta del candidato non dovrebbero trasformarsi in una rottura politica.
«Per noi l’unità del centrodestra non è negoziabile», ha dichiarato.
La posizione leghista cerca così di tenere insieme due obiettivi: sostenere l’accelerazione proposta da Salvini e impedire che il confronto con Forza Italia degeneri in una divisione difficilmente ricomponibile.
La tensione, tuttavia, rimane evidente. Da una parte c’è la volontà di definire rapidamente una candidatura, dall’altra la resistenza degli alleati a un metodo che potrebbe modificare gli equilibri interni alla coalizione.
La Russa prova a ricucire: «Il centrodestra troverà la sintesi»
A tentare di riportare il confronto su binari più distesi è intervenuto Ignazio La Russa, presidente del Senato, che ha invitato gli alleati a non trasformare la scelta del candidato in una prova di forza.
Intervenendo alla Festa del Foglio a Firenze, La Russa ha sostenuto che il centrodestra riuscirà a trovare una soluzione condivisa, indipendentemente dal ricorso alle primarie.
«Sarebbe sbagliato chiudere subito, come al solito il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie», ha dichiarato.
Il suo intervento punta a raffreddare lo scontro e a evitare che le divergenze sul metodo compromettano l’obiettivo comune: presentare una candidatura competitiva per conquistare Palazzo Marino.
La Russa ha rivolto un richiamo anche a chi ha evocato la possibilità di una corsa autonoma, contestando l’idea di utilizzare la minaccia della rottura come strumento negoziale.
«Noi non abbiamo chiesto le primarie ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano come la Lega, le chiede, non dico che bisogna farle, dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato», ha concluso.
Una posizione che lascia aperte entrambe le strade, ma pone un limite alle tensioni: il confronto è legittimo, mentre la divisione della coalizione rischia di trasformarsi in un problema per tutti.
Milano, la vera sfida è trovare un candidato condiviso
La partita per Palazzo Marino resta dunque aperta. Entro ottobre gli alleati dovranno provare a trovare un’intesa, mentre novembre potrebbe diventare il mese delle primarie, se la trattativa non dovesse produrre un risultato.
La Lega punta su Silvia Sardone e considera la consultazione popolare uno strumento per accelerare la scelta. Forza Italia difende invece Matteo Perego e contesta l’idea di cambiare metodo soltanto a Milano, arrivando a evocare una possibile corsa separata.
Nel mezzo si collocano gli appelli all’unità, con La Russa impegnato a evitare che la discussione degeneri in uno strappo definitivo.
La questione, però, va oltre i singoli nomi. La scelta del candidato sindaco rappresenta un banco di prova per i rapporti tra Lega e Forza Italia e, più in generale, per la capacità del centrodestra di gestire le proprie rivalità senza compromettere la competitività elettorale.
Prima ancora di sfidare il centrosinistra, il centrodestra milanese deve quindi risolvere la propria partita interna. Le prossime settimane diranno se prevarrà la ricerca di una sintesi oppure se la corsa a Palazzo Marino finirà per trasformarsi in uno scontro aperto tra alleati.








