Carburanti, Eni taglia ancora il gasolio: prezzo consigliato a 2,19 euro al litro

Venerdì 9 ottobre 2026 nuovo intervento sul gasolio da parte della compagnia energetica, che porta il prezzo consigliato a 2,19 euro al litro. La riduzione arriva nonostante le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi restino elevate. Intanto, il governo valuta possibili interventi sulle accise.

Nuovo ribasso per il prezzo del gasolio firmato Eni. Venerdì 9 ottobre 2026 la compagnia ha ridotto di altri due centesimi al litro il prezzo consigliato del diesel, riportandolo a 2,19 euro, lo stesso livello raggiunto alla fine di settembre. Una decisione che arriva in una fase particolarmente delicata per il mercato dei carburanti, ancora condizionato dalle quotazioni internazionali e dagli effetti della fine dello sconto fiscale sulle accise.

La riduzione rappresenta un segnale positivo per gli automobilisti, alle prese con costi sempre più elevati per fare rifornimento. Il ribasso, tuttavia, non basta a riportare i prezzi su livelli ordinari: la media nazionale del gasolio resta infatti superiore ai 2,20 euro al litro.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, il prezzo massimo ufficiale comunicato dalla compagnia rimane a 2,25 euro al litro, mentre il nuovo prezzo consigliato ai distributori scende a 2,19 euro.

Diesel, la sequenza dei rincari e dei ribassi

Per comprendere la portata della decisione di Eni bisogna ripercorrere quanto accaduto negli ultimi giorni. Dopo la fine dello sconto fiscale sulle accise, il prezzo del gasolio consigliato dalla compagnia era salito fino a 2,25 euro al litro.

Successivamente era arrivata una prima riduzione a 2,21 euro, seguita dal nuovo intervento che porta il prezzo a 2,19 euro.

Il ribasso complessivo rispetto al picco raggiunto dopo la fine dell’agevolazione fiscale è quindi di sei centesimi al litro. Un alleggerimento che può incidere sul costo del pieno, anche se il beneficio effettivo dipende dal prezzo applicato dal singolo distributore.

È importante ricordare, infatti, che il prezzo consigliato dalle compagnie non coincide necessariamente con quello praticato alla pompa. La cifra finale può variare in base alla zona, alla tipologia di impianto e alle politiche commerciali del gestore.

Quanto costa il gasolio in Italia il 9 ottobre 2026

Il nuovo intervento di Eni ha contribuito a una lieve flessione delle medie nazionali dei carburanti. Nella mattinata di venerdì 9 ottobre, secondo i dati riportati, il prezzo medio del diesel in modalità self service si attestava intorno a 2,258 euro al litro, con una diminuzione di circa tre millesimi rispetto al giorno precedente.

Anche la benzina registrava un piccolo calo, con una media di circa 2,035 euro al litro, in diminuzione di due millesimi.

Il quadro resta comunque oneroso per chi utilizza quotidianamente l’automobile, soprattutto per motivi di lavoro. Con il gasolio ancora sopra quota 2,20 euro al litro, anche pochi centesimi di differenza possono tradursi in una spesa significativa nel corso del mese.

Per esempio, su un rifornimento di 50 litri, una riduzione di due centesimi al litro equivale a un risparmio di un euro. Il beneficio è contenuto sul singolo pieno, ma può aumentare per chi percorre molti chilometri e deve rifornirsi frequentemente.

Quotazioni internazionali elevate: perché il ribasso preoccupa gli operatori

La decisione di Eni arriva mentre le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi raffinati continuano a mantenersi su livelli elevati.

Secondo le elaborazioni di Staffetta Quotidiana richiamate nella ricostruzione, sommando la quotazione internazionale Cif Med del gasolio, le accise e l’Iva si raggiungerebbe un valore vicino a 2,20 euro al litro.

Un livello che, se confrontato con il prezzo consigliato di 2,19 euro, lascia margini particolarmente ridotti per coprire gli altri costi della filiera, tra cui distribuzione, trasporto, logistica e remunerazione dei gestori.

La situazione potrebbe creare difficoltà soprattutto agli operatori indipendenti e alle cosiddette pompe bianche, che non dispongono necessariamente della stessa struttura industriale e finanziaria dei grandi gruppi petroliferi.

Anche gli altri marchi presenti sul mercato, tra cui IP, Q8 e Tamoil, devono confrontarsi con la scelta commerciale di Eni e decidere se adeguare i propri prezzi oppure mantenere condizioni differenti.

Il rischio, per gli operatori più piccoli, è quello di trovarsi a competere in un contesto in cui lo spazio per ridurre ulteriormente i prezzi risulta particolarmente limitato.

Eni incontra Assopetroli: l’obiettivo è contenere i rincari

Nelle stesse ore si è svolto anche un confronto tra Eni e Assopetroli-Assoenergia, l’associazione che rappresenta gli operatori del settore petrolifero.

Al centro dell’incontro, secondo quanto riferito dall’associazione, c’è stata la necessità di contenere l’impatto dei rincari sui bilanci delle famiglie e delle imprese.

Eni avrebbe confermato la volontà di sostenere i propri partner commerciali sia attraverso la rete dei distributori sia nel mercato extrarete, con l’obiettivo di estendere il più possibile gli effetti delle iniziative di contenimento dei prezzi.

Il confronto si inserisce in un clima di tensione tra compagnie, operatori e istituzioni, dopo i recenti aumenti che hanno riportato il costo dei carburanti su livelli particolarmente elevati.

Resta da capire se la riduzione annunciata da Eni sarà seguita da iniziative analoghe da parte degli altri gruppi e se il ribasso riuscirà a tradursi in una diminuzione più marcata dei prezzi medi effettivamente pagati dagli automobilisti.

Accise mobili, il governo valuta nuove misure

Sul fronte politico, rimane aperta la questione di un possibile nuovo intervento fiscale per contenere il costo dei carburanti.

Tra le ipotesi al vaglio del governo c’è il ricorso alle cosiddette accise mobili, un meccanismo che consente, in presenza dei presupposti previsti, di utilizzare il maggior gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre la pressione fiscale.

Il precedente taglio delle accise sul diesel si è concluso il 6 ottobre e la sua fine aveva determinato un aumento immediato del prezzo alla pompa, stimato in circa sei centesimi al litro considerando anche l’effetto dell’Iva.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato che l’esecutivo sta valutando strumenti per limitare le conseguenze di eventuali ulteriori rincari energetici sui consumatori.

Al momento, tuttavia, non è possibile considerare annunciata una nuova riduzione fiscale: il tema resta legato alle valutazioni del governo e alle condizioni economiche che potrebbero giustificare un intervento.

Prezzi ancora alti: il ribasso di Eni basta a fermare l’emergenza?

La riduzione di due centesimi al litro rappresenta un primo segnale di alleggerimento dopo giorni caratterizzati da forti oscillazioni. Per gli automobilisti, però, la situazione resta difficile.

Il gasolio continua a costare oltre 2,20 euro al litro in media nazionale e il mercato rimane esposto alle variazioni delle quotazioni internazionali, che possono trasferirsi rapidamente sui prezzi praticati dai distributori.

Il nuovo intervento di Eni potrebbe contribuire a contenere almeno in parte la spesa per il rifornimento, ma non risolve le cause strutturali dei rincari. Per capire se la discesa proseguirà sarà necessario osservare sia l’andamento dei prodotti raffinati sui mercati internazionali sia le decisioni delle altre compagnie.

Un eventuale intervento sulle accise potrebbe offrire un ulteriore sostegno agli automobilisti, ma fino a quando non saranno definite nuove misure, il prezzo del pieno continuerà a dipendere soprattutto dall’evoluzione del mercato energetico e dalle politiche commerciali dei singoli operatori.