Putin sta per attaccare l’Europa? Summit segreto di Macron, la Svizzera rompe neutralità e la Lituania pianifica evacuazione
La sicurezza europea torna al centro dell’agenda dei governi. Le tensioni legate alla guerra russa contro l’Ucraina e l’aumento delle minacce ibride, dagli attacchi informatici ai sabotaggi, stanno spingendo diversi Paesi a rafforzare i propri sistemi di protezione.
Non si tratta, almeno allo stato attuale, della previsione di un’imminente guerra convenzionale sul territorio dell’Europa occidentale. Il quadro che emerge dalle recenti decisioni dei governi è piuttosto quello di una crescente attenzione verso scenari di destabilizzazione, incursioni con droni e missili, cyberattacchi e possibili azioni contro infrastrutture considerate strategiche.
Macron: «Nessuno è al riparo»
A Parigi il presidente Emmanuel Macron ha riunito all’Eliseo, a porte chiuse, il primo ministro Sébastien Lecornu, i responsabili militari e dell’intelligence e diversi esponenti politici.
Al termine dell’incontro, Macron ha lanciato un messaggio particolarmente netto: «Nessuno è al riparo». Il presidente francese ha annunciato un piano per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche e ha affermato che gli attacchi ibridi attribuiti a Mosca non resteranno senza risposta.
La riunione arriva in un momento di crescente attenzione europea alle modalità con cui la Russia potrebbe esercitare pressioni sui Paesi occidentali senza necessariamente ricorrere a un conflitto militare diretto.
La svolta della Svizzera
Anche la Svizzera ha aggiornato in maniera significativa la propria strategia di sicurezza. Il 18 settembre il Consiglio federale ha adottato la Strategia in materia di politica di sicurezza 2026, elaborata dalla Segreteria di Stato della politica di sicurezza insieme alle altre autorità federali e cantonali.
Il documento individua tre direttrici principali: rafforzare la resilienza del Paese, migliorare la protezione e la difesa e aumentare la capacità di difesa. La strategia comprende dieci obiettivi e 46 misure, la cui attuazione è già iniziata.
Berna sottolinea in particolare la crescita delle minacce ibride, tra cui disinformazione, cyberattacchi, spionaggio e sabotaggio. Allo stesso tempo, il governo svizzero precisa che un attacco armato diretto e su vasta scala contro il Paese nel prossimo futuro è considerato improbabile.
La nuova impostazione rappresenta quindi soprattutto un rafforzamento della preparazione dello Stato di fronte a una situazione internazionale giudicata più instabile.
Droni e attacchi ibridi, il fronte orientale
L’attenzione è particolarmente alta nei Paesi dell’Europa orientale e settentrionale, più vicini geograficamente alla Russia e alla Bielorussia.
Negli ultimi giorni diversi episodi hanno aumentato la preoccupazione per possibili sconfinamenti di droni e per l’utilizzo di strumenti di guerra ibrida. La Polonia ha più volte fatto decollare i propri caccia in risposta agli attacchi russi contro l’Ucraina, mentre episodi legati alla presenza di droni hanno interessato anche lo spazio aereo dell’area baltica.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha inoltre avvertito del rischio che la Russia possa testare la risposta della NATO attraverso attacchi presentati come incidenti. Secondo Tusk, intelligence provenienti dalla NATO, dall’Ucraina e dagli Stati Uniti indicano una crescente attenzione russa verso infrastrutture e collegamenti logistici utilizzati per sostenere l’Ucraina.
Il nodo della risposta europea
La questione centrale per i governi europei non riguarda soltanto la possibilità di un attacco militare tradizionale, ma anche la capacità di reagire a una serie di azioni meno facilmente riconducibili a un conflitto aperto.
Cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze sulle infrastrutture e utilizzo di droni rappresentano infatti forme di pressione che possono creare danni e instabilità senza arrivare necessariamente a un confronto militare diretto.
È proprio questo tipo di scenario ad aver spinto anche la Svizzera, pur mantenendo la propria neutralità, a inserire nella nuova strategia nazionale un rafforzamento della resilienza civile ed economica.
Un’Europa che prepara le proprie difese
Dalla Francia alla Svizzera, passando per Polonia e Paesi baltici, il messaggio che emerge è quello di una maggiore preparazione. I governi stanno investendo nella protezione delle infrastrutture, nella difesa aerea, nella sicurezza informatica e nella capacità di risposta alle minacce ibride.
La situazione resta tuttavia caratterizzata da un elevato livello di incertezza. Gli episodi registrati ai confini orientali della NATO non equivalgono, di per sé, all’inizio di una guerra diretta tra Russia e Alleanza Atlantica.
La linea adottata dalle capitali europee è piuttosto quella della prevenzione: aumentare la capacità di individuare e neutralizzare eventuali minacce prima che possano trasformarsi in una crisi più ampia.
In questo quadro si inserisce il messaggio di Macron: «Nessuno è al riparo». Una frase che fotografa la crescente attenzione europea verso un nuovo tipo di sicurezza, nel quale la difesa non riguarda più soltanto i confini e gli eserciti, ma anche infrastrutture, reti digitali, sistemi energetici e capacità di resistenza delle società.