“Tutte cazz***?”. Sigfrido Ranucci, svolta clamorosa

Occhi puntati sui telefoni cellulari, sui computer sequestrati e soprattutto su quei presunti vuoti nelle conversazioni che potrebbero essere collegati a messaggi cancellati. È uno dei filoni investigativi sui quali si starebbe concentrando la Procura di Roma nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025.

Gli investigatori, secondo quanto riportato, avrebbero individuato alcune anomalie nelle comunicazioni tra Ranucci e Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’azione dinamitarda. Gli elementi sarebbero emersi dall’analisi dei dispositivi elettronici acquisiti nell’ambito dell’indagine, tra cui i telefoni e il computer sequestrati a Lavitola.

I presunti messaggi cancellati

Al centro degli accertamenti ci sarebbero alcune cancellazioni individuate nelle chat, sia nel periodo precedente all’attentato sia successivamente.

Al momento, però, quei vuoti non rappresenterebbero una prova definitiva del contenuto delle conversazioni eliminate. Gli investigatori starebbero cercando di capire se si tratti di normali cancellazioni oppure se possano avere un rilievo nell’ambito dell’inchiesta.

L’analisi forense dei dispositivi potrebbe quindi consentire di ricostruire, almeno in parte, eventuali comunicazioni mancanti e di stabilire la natura dei rapporti tra le persone coinvolte.

Ranucci: «Non ci sono chat segrete»

La questione è tornata sotto i riflettori mentre Ranucci, mercoledì 9 settembre, partecipava alla festa nazionale di Avs a Roma.

Interpellato sulle presunte conversazioni riservate pubblicate da Il Giornale, il giornalista ha respinto l’ipotesi dell’esistenza di messaggi segreti, definendo le ricostruzioni «tutte caz**te» e affermando: «Non ci sono chat segrete».

Ranucci ha inoltre ribadito di non voler essere associato a un’attività politica e di voler continuare a fare il giornalista.

«Non sono qui per fare politica, non mi candido», ha sottolineato, spiegando di voler tornare al suo lavoro e alla conduzione di Report.

Le dichiarazioni sono arrivate mentre era già al centro dell’attenzione il caso delle conversazioni su Signal tra Natalia, compagna di Lavitola, e Laura Cianfoni, persona vicina al giornalista.

Le nuove conversazioni pubblicate

Proprio nella serata del 9 settembre sono emersi nuovi elementi. Il Giornale ha infatti pubblicato un’ulteriore conversazione tra le due donne, dopo i messaggi diffusi nei giorni precedenti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, tra le comunicazioni ci sarebbero anche messaggi nei quali Cianfoni avrebbe inviato a Natalia documentazione relativa all’ordinanza riguardante i quattro presunti esecutori dell’attentato a Ranucci. Il materiale sarebbe ora agli atti dell’inchiesta.

In particolare, viene citata una conversazione del 5 luglio 2026. Alle 13.23 Cianfoni avrebbe scritto a Natalia: «Ciao Naty. Come stai? Hai bisogno di qualcosa?». Poco dopo, alle 13.42, avrebbe domandato: «Valter è andato dall’avvocato?».

La risposta sarebbe stata: «L’ho sentito al telefono, ancora no».

Conversazioni che, secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano, aprirebbero nuovi interrogativi sui rapporti e sulle comunicazioni intercorse tra le persone coinvolte.

La Procura dovrà stabilire il significato delle chat

Il nodo centrale resta ora nelle mani degli inquirenti. Sarà la Procura di Roma a dover stabilire quale valore attribuire alle conversazioni emerse e, soprattutto, agli eventuali messaggi mancanti.

La ricostruzione dei contatti tra i diversi protagonisti potrebbe infatti aiutare a comprendere meglio i rapporti esistenti prima e dopo l’attentato. Ogni elemento dovrà comunque essere verificato e inserito nel quadro complessivo degli accertamenti.

Le eventuali cancellazioni, da sole, non consentono infatti di stabilire il contenuto dei messaggi né tantomeno eventuali responsabilità.

Lavitola resta in carcere, la difesa prepara il ricorso

Nel frattempo Valter Lavitola resta detenuto. Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare nei suoi confronti e il quadro accusatorio, compresa l’aggravante del metodo mafioso.

La difesa ha però annunciato un nuovo passo sul piano giudiziario. L’avvocato Sergio Cola, legale di Lavitola, ha comunicato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame.

«Rispettiamo le decisioni della magistratura, ma non le condividiamo né in fatto né in diritto», ha dichiarato il difensore, annunciando il deposito del ricorso «per saltum».

L’inchiesta prosegue quindi lungo due direttrici: da una parte la posizione giudiziaria di Lavitola, dall’altra l’analisi dei dispositivi elettronici e delle comunicazioni tra i protagonisti della vicenda.

E proprio quei presunti messaggi cancellati potrebbero diventare uno degli elementi da approfondire per ricostruire, con il supporto degli altri riscontri investigativi, cosa sia realmente accaduto prima e dopo l’attentato a Ranucci.