Ex Ilva ed Electrolux, M5S attacca Meloni: «Metta via i flute e dia risposte ai lavoratori»

Mentre il centrodestra celebra a Bari il traguardo dei 1.413 giorni in carica del governo Meloni – il più longevo nella storia della Repubblica italiana –, esplode un duro scontro politico sulle principali vertenze industriali del Paese. Nel mirino dell’opposizione, in particolare del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, c’è il contrasto tra i festeggiamenti della maggioranza e la drammatica situazione occupazionale che coinvolge migliaia di famiglie tra la Puglia e le Marche.

L’attacco del M5S: «Un Paese che boccheggia»

A guidare l’affondo contro la presidente del Consiglio è la senatrice M5S Sabrina Licheri, che critica duramente il discorso tenuto dalla premier dal palco di Bari: «Meloni si è ben guardata dal parlare dei lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva e ha ignorato anche la vertenza Electrolux. Queste vicende mal si sposavano con lo storytelling fiabesco che aveva pensato per fare bisboccia con i suoi. Ora che ha svuotato i flute di spumante, sarebbe ora che iniziasse a dare qualche risposta alle migliaia di famiglie che rischiano di finire per strada».

Secondo le opposizioni, l’esecutivo avrebbe preferito eludere i dossier industriali più complessi per concentrarsi sul record di stabilità e sui dati macroeconomici. Critiche sono arrivate anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che ha sottolineato la coincidenza temporale tra la festa della maggioranza e l’avvio delle procedure di licenziamento a Taranto.

Ex Ilva: oltre 2.500 posti a rischio nell’indotto

A Taranto la situazione resta estremamente critica. L’Aigi, associazione che rappresenta molte delle imprese dell’indotto di Acciaierie d’Italia, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori attraverso 28 comunicazioni inviate ai sindacati. Un «atto estremo e doloroso», spiegano dalle aziende, legato all’incertezza sul futuro del polo siderurgico e alla prospettiva dello stop dell’area a caldo entro fine ottobre, disposto dalla Corte d’Appello di Milano.

Mentre le amministrazioni straordinarie cercano la via della sospensiva giudiziaria e il ministro dell’Economia e del Made in Italy Adolfo Urso definisce la situazione un «grande campanello d’allarme», il M5S accusa il governo di aver «fallito su tutta la linea, senza decarbonizzazione né riconversione». L’esecutivo, da parte sua, respinge i giudizi politici e ribadisce l’intento di salvaguardare la produzione e garantire una transizione sostenibile.

Electrolux: confermata la chiusura a Cerreto d’Esi

Contemporaneamente resta aperta e complessa anche la vertenza Electrolux. Nonostante il confronto ministeriale abbia portato a una lieve riduzione del perimetro degli esuberi (scesi da 1.719 a 1.450 su scala nazionale), la multinazionale svedese ha confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, che impiega circa 170 persone.

I sindacati Fim, Fiom e Uilm chiedono il ritiro dei tagli e la convocazione urgente di un nuovo tavolo di crisi, contestando un piano di riorganizzazione motivato dall’azienda con l’alto costo dell’energia e la scarsa competitività del mercato europeo. Anche su questo fronte, la senatrice Licheri attacca la gestione del ministero: «Da mesi assistiamo a tante chiacchiere e zero fatti, con Urso che si è fatto palesemente gabbare dai vertici dell’azienda. Va bene la propaganda, ma giù dal palco di Bari c’è un Paese che boccheggia».