“Ecco i nomi!”. Indagine sul partito di Vannacci: chi sono i militari segnalati

L’organo giudiziario militare avvia verifiche preliminari sulla presenza di personale in servizio attivo all’interno di Futuro Nazionale. Tra gli esposti presentati si ipotizza anche la violazione della legge Scelba, ma la difesa del generale replica: «Accuse infondate».

Prima ancora che si possa parlare di un’indagine formale, l’attenzione della magistratura militare si accende sulle possibili sovrapposizioni tra il servizio nelle Forze armate e l’impegno politico attivo. È questo il focus dei primi accertamenti avviati in merito al movimento Futuro Nazionale, legato al generale Roberto Vannacci, per far luce sul rispetto della neutralità e dei doveri imposti dall’ordinamento militare.

L’iniziativa prende le mosse da un esposto presentato dal Sindacato dei Militari, che pone l’accento sulla partecipazione di appartenenti alle Forze armate a strutture di partito e sull’utilizzo dei distacchi sindacali. Un secondo atto, indirizzato alla Procura ordinaria di Roma, si spinge fino a prospettare la violazione della legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista. Due ambiti nettamente separati, destinati a percorsi giudiziari distinti.

A fare chiarezza sullo stato dell’arte è il procuratore militare Marco De Paolis, il quale precisa che, allo stato attuale, non sussiste una «notizia di reato» né si può parlare di un fascicolo formale di indagine. Le verifiche in corso rimangono circoscritte al perimetro delle persone sottoposte alla giurisdizione militare.

La posizione della difesa e i profili sotto osservazione

A presentare il documento sull’ipotetica violazione della legge Scelba è stato l’avvocato Massimo Strampelli, docente di diritto militare presso l’Università Link. Oltre a Vannacci, l’atto chiama in causa Massimiliano Simoni (coordinatore nazionale del movimento) e Lorenzo Gasperini (responsabile del programma).

La replica della difesa del generale è arrivata a stretto giro. L’avvocato Giorgio Carta ha fermamente respinto i rilievi:

«Le accuse formulate appaiono manifestamente infondate, non sussistendo alcuno dei presupposti richiesti dalla legge per configurare i reati ipotizzati. Siamo pertanto assolutamente sereni: l’esposto non potrà che concludersi, in tempi brevi, con un provvedimento di archiviazione».

La Procura militare sta intanto valutando la posizione di due esponenti sindacali in servizio attivo citati negli atti: Luigi Avveduto (segretario del Sim e referente di Futuro Nazionale a Roma) e Antonsergio Belfiori (segretario del Siam e figura apicale nella direzione per l’impiego del personale dell’Aeronautica). Secondo l’esposto, la loro operatività politica si porrebbe in contrasto con i doveri di neutralità, imparzialità e con il giuramento prestato.

La diffida alla Difesa e l’intervento di Crosetto

Nell’intricata vicenda si inserisce anche un’azione diretta al Ministero della Difesa. Il Sindacato dei Militari ha notificato una diffida al ministro Guido Crosetto, contestando una presunta inerzia istituzionale a fronte di segnalazioni inviate già lo scorso giugno.

Sotto la lente del sindacato vi è anche il sostegno al documento programmatico «B.I.P. 2027-2037», i cui contenuti — compresi passaggi dedicati a strategie d’impiego per la «remigrazione» — sono ritenuti incompatibili con i principi costituzionali.

Il ministro Crosetto è intervenuto via social per stemperare i toni e richiamare la natura strettamente cautelare delle verifiche:

«Resto garantista e sarebbe profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare in una “indagine” per la ricostituzione del partito fascista», ha scritto il titolare della Difesa su X.

Dal canto suo, Avveduto ha dichiarato di non aver ricevuto formalmente alcun atto, precisando di essere vicino al movimento solo a titolo di scelta politica personale, senza ruoli dirigenziali nel partito.

Il dibattito sul consenso e la replica di Vannacci

Il caso riapre il dibattito sul rapporto tra istituzioni militari e appartenenza politica. Intervistato da Repubblica, il generale Maurizio Fioravanti, già comandante della Folgore, osserva come il consenso interno per la nuova formazione possa riflettere le stime generali attribuite ai sondaggi (intorno al 15%), ricordando tuttavia un principio chiave: «La politica non deve interferire con le forze armate perché si tratta di un’istituzione al servizio del Paese».

Non si fanno attendere, infine, le dichiarazioni del diretto interessato. Delineando uno scenario di ulteriore crescita per il proprio progetto politico, Roberto Vannacci ha liquidato con fermezza le ricostruzioni giornalistiche e le polemiche degli ultimi giorni: «Ma ancora credete ai giornali e a quattro politicanti e scribacchini livorosi? Domani Futuro Nazionale al 12%!».

L’evoluzione della vicenda rimane ora legata alle determinazioni dei magistrati, chiamati a valutare la sussistenza di eventuali profili di rilevanza disciplinare o penale.