“Ecco perché non dovete aiutarlo”. Di Battista, attacco shock del famosissimo
ROMA – Un nuovo caso diplomatico e mediatico si abbatte sulla politica italiana. Al centro della bufera ci sono le condizioni di salute dell’ex deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, ricoverato d’urgenza a Cuba a seguito di un grave e improvviso malore.
Mentre la macchina istituzionale si è prontamente messa in moto per organizzare un volo di Stato coordinato dalla Presidenza del Consiglio – volto a garantire il rientro sanitario protetto dell’attivista –, la decisione di Palazzo Chigi guidato da Giorgia Meloni ha scatenato un feroce scontro politico e social, alimentato in particolare dalle parole del politologo e saggista americano Edward Luttwak.
Il tweet di Luttwak e la ferita di Baghdad
Affidandosi ai propri canali social su X (ex Twitter), Luttwak ha attaccato frontalmente la scelta della premier italiana di prestare soccorso a una delle figure più critiche verso la politica estera occidentale:
“Di Battista che odia l’occidente e gli ebrei va a Cuba non per aiutare le vittime del Comunismo ma per criticare Meloni e attaccare l’Occidente. Cuba essendo un inferno comunista si ammala. Meloni manda aerei per evacuarlo. Come B fece con la Sgrena che comprò dai suoi amichetti terroristi senza informare gli Americani. Il bravo Calipari è rimasto ucciso da una pattuglia ignara. Perché aiutare disgraziati che appoggiano torturatori?”
Le parole del politologo statunitense non si limitano a contestare l’evacuazione di Di Battista, ma riesumano uno dei capitoli più drammatici della storia diplomatica e dell’intelligence italiana: il tragico rientro a Baghdad nel 2005 della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, costato la vita all’agente del SISMI Nicola Calipari, ucciso dal fuoco “amico” di un posto di blocco americano subito dopo la liberazione dell’ostaggio.
Diritto alla tutela o spreco di fondi pubblici? Il Paese si spacca
Il parallelismo avanzato da Luttwak ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata nell’opinione pubblica, polarizzando il dibattito su due fronti contrapposti:
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I critici dell’operazione: Sostengono che l’impiego di risorse pubbliche ed equipaggiamenti di Stato debba tenere conto delle posizioni geopolitiche assunte dai singoli cittadini all’estero, contestando l’uso dei voli di Stato per figure apertamente ostili all’asse euro-atlantico.
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I difensori dell’intervento: Ribadiscono il principio costituzionale, prima ancora che morale, per cui la Repubblica ha il dovere inderogabile di proteggere e soccorrere qualsiasi cittadino italiano in condizioni di grave pericolo di vita all’estero, indipendentemente dalle sue opinioni o appartenenze politiche.
Tra messaggi di pronta guarigione indirizzati a Di Battista e velenose accuse di opportunismo rivolte al Governo, il caso mette nuovamente a nudo le tensioni latenti all’interno delle alleanze internazionali dell’Italia e il perenne scontro sul confine tra dovere d’assistenza umanitaria e opportunità politica.