Le indagini sul delitto del giornalista Luigi “Luca” Esposito continuano senza sosta e stanno consentendo agli investigatori di ricostruire, tassello dopo tassello, il percorso del presunto responsabile.
Il fermo del ventiseienne è arrivato al termine di una serrata attività investigativa dei carabinieri. L’uomo è stato rintracciato all’interno di un casolare dove si era rifugiato e, secondo quanto riferito dagli inquirenti, aveva con sé il telefono cellulare e una carta di pagamento appartenenti al giornalista. Intanto proseguono gli accertamenti per chiarire ogni fase dell’accaduto.
A permettere agli investigatori di restringere il cerchio sarebbero stati diversi riscontri tecnici. Tra questi, un’impronta digitale trovata sull’auto di Esposito e l’analisi delle celle telefoniche agganciate dai dispositivi coinvolti. Nelle ultime ore sono emersi particolari che riguardano sia la sua identificazione sia il suo passato in Italia, elementi ritenuti utili per delineare un quadro più completo della vicenda.
E’ emerso infatti che il presunto responsabile, identificato come Ridha Rahmouni, cittadino tunisino di 26 anni, risultava già censito nelle banche dati delle forze di polizia anche con un alias, utilizzando il nome Ahmed. I rilievi segnaletici erano stati effettuati nell’agosto 2023 a Lampedusa e successivamente dalla Questura di Savona. Nel dicembre 2024 la Questura di Salerno gli aveva inoltre negato il permesso di soggiorno. Con un’altra identità risulta anche una denuncia per occupazione abusiva di un’abitazione nel Salernitano.
Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha ringraziato le forze dell’ordine per il rapido intervento e ha ribadito la propria posizione sul tema dell’immigrazione irregolare e della sicurezza. L’inchiesta della Procura di Salerno prosegue per ricostruire con precisione le circostanze del delitto e accertare il movente che avrebbe portato al delitto.


