
La vicenda che coinvolge Mario Roggero continua ad arricchirsi di nuovi capitoli. Dietro le quinte del procedimento emergono movimenti economici e valutazioni che hanno attirato l’attenzione della magistratura.
Anche dopo la condanna a oltre 14 anni di reclusione, il clamore mediatico che ruota attorno al gioielliere non si placa e man mano che gli inquirenti proseguono il loro lavoro, emergono nuovi aggiornamenti.
Tutto passa sotto la loro lente, allo scopo di ricostruire, nei minimi particolari, ciò che Roggero ha compiuto. L’ultimissima news, in particolare, pone l’accento su come l’uomo ha fatto sparire i fondi delle donazioni.

Secondo quanto ricostruito dagli atti giudiziari, alcune disponibilità economiche sarebbero state trasferite fuori dai circuiti abituali, aprendo un nuovo fronte nella complessa vicenda. La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Torino ha evidenziato che il trasferimento di denaro verso un conto in Tunisia non sarebbe stato collegato soltanto alle spese legali, ma avrebbe rappresentato un tentativo di rendere meno accessibili quelle somme ai creditori. La Guardia di Finanza ha riferito che Mario Roggero, attraverso la banca di credito cooperativo di Alba, Langhe, Roero e del Canavese, avrebbe disposto nell’11 settembre 2024 un bonifico internazionale da 50 mila euro verso un conto riconducibile a lui e alla moglie Mariangela Sandrone. Per questo motivo è stato disposto un provvedimento di blocco conservativo sulla somma. E’ stata La Stampa a riepilogare la vicenda delle donazioni finite sui conti esteri per sottrarre fondi alle garanzie nei confronti dei creditori.
Nel fascicolo è comparsa anche un’altra operazione: il 29 marzo 2024 Roggero si sarebbe recato dal notaio Gaia Frunzio ad Alba per firmare un atto relativo alla cessione di quote patrimoniali alla moglie. Gli investigatori hanno ritenuto che tali passaggi abbiano inciso sulle garanzie destinate ai creditori. Parallelamente, lo psichiatra Claudio Mencacci ha sostenuto la capacità di intendere e volere di Roggero, collegando la sua reazione alla rapin* del 2015 a meccanismi emotivi legati a esperienze traumatiche precedenti. Intervistato dal Giornale, Mencacci ha dichiarato: «Il gioielliere aveva già subito furti. Essere aggredito una seconda volta mette in moto un altro tipo di risposta rispetto alla prima. L’amigdala, una “mandorla“ situata nella parte più profonda del cervello, riconosce che c’è una situazione simile a quella precedente e in un istante riattiva il passato. Per questo genera prima una specie di riduzione di capacità decisionale e poi una reazione intensa».
