Trump scopre che Putin può perdere: al G7 Zelensky riapre la partita

Dopo mesi di tensioni e rapporti sempre più difficili, Donald Trump e Volodymyr Zelensky sono tornati a confrontarsi direttamente al G7 di Evian. Un incontro atteso e carico di significati politici che sembra aver segnato un primo, prudente riavvicinamento tra Washington e Kiev.

Il presidente americano ha infatti abbandonato almeno in parte i toni severi utilizzati negli ultimi mesi nei confronti dell’Ucraina, riconoscendo pubblicamente la capacità di resistenza dimostrata dal Paese aggredito. Ancora più significativo il segnale arrivato sul fronte economico: Trump ha aperto alla possibilità di nuove sanzioni contro la Russia, con particolare attenzione alle esportazioni petrolifere, una delle principali fonti di finanziamento del Cremlino.

L’incontro si è svolto in una fase particolarmente delicata del conflitto. Mentre Mosca continua a esercitare pressione lungo il fronte orientale, Kiev cerca di convincere gli alleati occidentali che la guerra non è affatto decisa e che un ulteriore sostegno potrebbe ancora modificare gli equilibri sul terreno.

Dal gelo dei mesi scorsi al dialogo ritrovato

Solo pochi mesi fa il rapporto tra Trump e Zelensky sembrava ai minimi storici. Il presidente statunitense aveva più volte sostenuto che l’Ucraina dovesse accettare compromessi difficili per arrivare a una soluzione negoziale del conflitto, arrivando a mettere in dubbio la capacità di Kiev di imporre le proprie condizioni.

Parallelamente, la Casa Bianca aveva intensificato i contatti diretti con Vladimir Putin, alimentando le preoccupazioni delle capitali europee. Francia, Germania, Regno Unito e Italia temevano infatti che Mosca potesse sfruttare eventuali aperture americane per ottenere sul piano diplomatico vantaggi non conquistati sul campo di battaglia.

A Evian, Zelensky ha cercato di ribaltare questa narrativa. Durante gli incontri del vertice ha mostrato ai leader del G7 immagini degli ultimi bombardamenti russi contro Kiev e altri centri urbani, sottolineando gli effetti devastanti degli attacchi contro infrastrutture civili e luoghi simbolici del Paese.

Il presidente ucraino ha inoltre evidenziato i risultati ottenuti dalle forze armate di Kiev negli ultimi mesi, ricordando le operazioni condotte con droni contro obiettivi strategici all’interno del territorio russo.

Il messaggio rivolto agli alleati occidentali è stato chiaro: l’Ucraina continua a combattere, mantiene capacità offensive e non può essere considerata una nazione sconfitta.

L’Europa spinge per una linea più dura

Dietro il cambio di tono mostrato da Trump si intravede anche il lavoro diplomatico svolto dai principali partner europei. Negli ultimi anni le cancellerie continentali hanno progressivamente rafforzato il sostegno militare ed economico a Kiev, cercando di mantenere compatto il fronte occidentale.

Secondo quanto emerso dal vertice, diversi leader europei hanno percepito una maggiore disponibilità all’ascolto da parte del presidente americano. La convinzione condivisa è che la Russia stia affrontando crescenti difficoltà economiche e militari e che proprio questo momento possa rendere più efficace un aumento della pressione internazionale.

Molti governi europei ritengono infatti che Putin continui a puntare sull’usura politica dell’Occidente, nella speranza che il protrarsi della guerra riduca progressivamente il sostegno a Kiev. Da qui l’insistenza nel mantenere alta la pressione diplomatica ed economica sul Cremlino.

Tornano sul tavolo le sanzioni energetiche

Il passaggio più rilevante della giornata riguarda proprio la possibilità di nuove misure contro il settore energetico russo. Trump ha lasciato intendere che Washington potrebbe tornare a colpire con maggiore decisione le esportazioni di petrolio di Mosca.

Negli ultimi mesi l’amministrazione americana aveva evitato interventi particolarmente aggressivi per timore di destabilizzare i mercati energetici internazionali. Oggi, però, il contesto appare diverso. La riduzione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e una maggiore stabilità delle forniture globali potrebbero offrire agli Stati Uniti margini più ampi per introdurre nuove restrizioni.

Per il Cremlino si tratterebbe di un colpo significativo, considerato il ruolo centrale delle esportazioni energetiche nel finanziamento della macchina bellica russa.

Il nodo Putin resta aperto

Nonostante i segnali di apertura verso Zelensky, Trump non sembra intenzionato a interrompere il dialogo diretto con Vladimir Putin. Il presidente americano continua infatti a considerare il rapporto personale con il leader russo uno strumento indispensabile per arrivare a una soluzione negoziata del conflitto.

È proprio questo aspetto che continua a suscitare preoccupazione tra gli alleati europei. Mosca ha sempre privilegiato il confronto diretto con Washington, cercando di limitare il ruolo politico dell’Europa nei processi negoziali. Anche i recenti tentativi diplomatici promossi dalle principali capitali europee non hanno finora prodotto risultati concreti.

Il G7 di Evian non modifica dunque gli equilibri fondamentali della crisi ucraina. Tuttavia, rispetto ai mesi precedenti, emerge un elemento nuovo: Trump non descrive più la vittoria russa come inevitabile e riconosce che Kiev possiede ancora la capacità di sostenere il conflitto.

Un cambiamento di prospettiva che gli alleati europei considerano un primo risultato politico e che potrebbe influenzare le prossime mosse dell’Occidente nel sostegno all’Ucraina.