Trump, follia pura: “Bloccate i loro conti correnti!”. Migliaia di persone nel panico
Negli Stati Uniti torna al centro del dibattito il rapporto tra immigrazione e accesso ai servizi finanziari. Un possibile intervento normativo, attualmente allo studio, potrebbe modificare in modo significativo le regole per l’apertura dei conti correnti, introducendo nuovi obblighi per gli istituti di credito.
Si tratterebbe di una svolta rilevante nel sistema bancario americano, con implicazioni sia economiche sia giuridiche, destinata a incidere direttamente sui criteri di accesso al circuito finanziario.
Il piano dell’amministrazione Trump
Al centro della proposta c’è l’iniziativa del presidente Donald Trump, che starebbe valutando un provvedimento – sotto forma di ordine esecutivo o intervento legislativo – per impedire alle persone in condizione di immigrazione irregolare di aprire conti bancari negli Stati Uniti.
L’obiettivo sarebbe quello di introdurre un sistema di verifica obbligatoria dello status legale dei clienti, ampliando i controlli già previsti dalla normativa vigente e rafforzando i requisiti di accesso ai servizi finanziari.
Le dichiarazioni del Tesoro
A confermare l’esistenza del progetto è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha parlato apertamente della necessità di un rafforzamento dei controlli. Secondo Bessent, le banche dovrebbero prepararsi a raccogliere informazioni più dettagliate sulla cittadinanza dei clienti, nell’ambito di una revisione del principio del “know your customer”.
L’idea è quella di andare oltre la semplice identificazione formale, includendo anche la verifica dello status legale nel Paese come requisito per l’accesso ai conti bancari.
Le regole attuali e il nodo normativo
Attualmente, il sistema bancario statunitense si basa su normative consolidate come il Bank Secrecy Act, che impone agli istituti di credito obblighi di verifica dell’identità per prevenire riciclaggio e attività illecite.
A questo si affiancano le procedure di “know your customer”, che richiedono la raccolta di informazioni sui clienti. Tuttavia, le regole in vigore non prevedono l’obbligo di accertare la regolarità dello status migratorio. È proprio su questo punto che l’amministrazione intende intervenire, introducendo un ulteriore livello di controllo.
Il possibile ruolo del FinCEN
Tra le opzioni allo studio vi è anche il coinvolgimento del Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), l’agenzia del Dipartimento del Tesoro incaricata di applicare le norme del Bank Secrecy Act.
Grazie ai margini di discrezionalità previsti dalla normativa, il FinCEN potrebbe essere utilizzato per introdurre nuove regole in tempi rapidi, anche senza una riforma legislativa completa.
Costi e conseguenze per il sistema
L’eventuale introduzione di controlli più stringenti comporterebbe però costi significativi per le banche. Secondo una stima dell’American Action Forum, l’adeguamento ai nuovi obblighi potrebbe costare tra i 2,6 e i 5,6 miliardi di dollari.
Oltre all’impatto economico, emergono anche possibili effetti collaterali. Limitare l’accesso ai conti bancari per alcune categorie di persone potrebbe rendere più difficile monitorare i flussi finanziari, riducendo la tracciabilità e spingendo parte delle attività verso circuiti informali.
Un equilibrio delicato
La proposta si colloca in un punto di equilibrio complesso tra sicurezza e inclusione finanziaria. Da un lato, l’intento dichiarato è rafforzare i controlli e la trasparenza del sistema; dall’altro, le implicazioni operative e sociali sollevano interrogativi rilevanti.
Il dibattito resta aperto e il provvedimento è ancora in fase di elaborazione. Ma se dovesse concretizzarsi, potrebbe ridefinire in profondità il rapporto tra immigrazione, sistema bancario e regolamentazione finanziaria negli Stati Uniti.

