“Votiamo e ce la giochiamo” Le parole che aprono la crisi


 

Quella del voto anticipato non è poi un’ipotesì così lontana. Lo sanno benissimo all’interno del governo, che tra qualche giorno potrebbe crollare per lo sgambetto che il gruppo di Italia Viva è pronto a mettere qualora il premier Giuseppe Conte non dovesse accogliere le richieste contenute nel documento programmatico presentato nel faccia a faccia a Palazzo Chigi.

Lo spettro di una crisi continua a spaventare i giallorossi. Anche ieri sono arrivate parole durissime dal renziano Ettore Rosato, il quale ha sganciato l’ennesima bomba sulla maggioranza e sul presidente del Consiglio: “A oggi non c’è più la fiducia tra la maggioranza e il premier. La fiducia l’ha sciupata. La fiducia non c’è più non solo con noi, noi diciamo cose che dicono tanti altri partner di maggioranza. Le dimissioni sono pronte”.

Ma veramente Matteo Renzi sarebbe pronto a sottoporsi al giudizio del popolo qualora l’esecutivo dovesse crollare? In realtà lui è convinto che si riescano a trovare i numeri in Parlamento per dare vita a una nuova maggioranza. Anche perché l’elezione del nuovo presidente della Repubblica è cruciale: la sinistra non vuole concedere questa opportunità al centrodestra. Ma c’è chi, come Dario Franceschi, vorrebbe tornare alle urne in caso di crisi: “E allora, se si aprisse la crisi, tanto varrebbe andare a votare. Conte contro Salvini e ce la giochiamo”. La mossa del capodelgazione del Partito democratico al governo servirà per arginare l’offensiva di Italia Viva? Staremo a vedere. Ma comunque il ministro per i Beni e le attività culturali e per il Turismo non sembra voler piegare la testa ai renziani.

La sfida col centrodestra

“A lui non frega niente del Conte 3 o del Draghi 1”, va ripetendo. Ritiene che l’intento di Renzi sia quello di far cadere il governo per un incidente, senza assumersene le responsabilità del caso. L’esito tuttavia sarebbe “incerto”: la situazione “potrebbe solo peggiorare” e il sisteme finirebbe nel “pantano”. Da qui la forte volontà di andare al voto con l’attuale sistema che – tra l’altro – potrebbe spingere i partiti a coalizzarsi. E perciò Franceschini già immagina un maxi inciucio tra Pd, Movimento 5 Stelle, una lista di sinistra e una forza civica di Conte. Ovviamente Iv resterebbe fuori dalla squadra: “Chi ha provocato la crisi poi non potrebbe pensare di stare con noi”.

Il ministro è convinto che la partita sia aperta: “Penso che potremmo giocarcela”. Magari facendo leva proprio sul premier, il quale – a suo giudizio – avrebbe ancora “certa presa sull’opinione pubblica”. Inoltre potrebbe presentarsi “come la vittima di un complotto di Palazzo” e in tal modo potrebbe conquistare voti al centro senza perderne dai dem e dai grillini. “Perciò andrebbe sfruttato il suo valore aggiunto, perché potrebbe vincere”, suggerisce. Secondo il ministro, stando al retroscena raccontato da Francesco Verderami sul Corriere della Sera, comunque una sconfitta dei giallorossi non sarebbe tale da stravolgere gli equilibri per la corsa al Colle: “Numericamente sarebbe una sfida bilanciata con il centrodestra, mi spiego? E poi Conte è nato con la camicia…”.

Intanto i sondaggi continuano a delineare un quadro molto favorevole per il centrodestra: dalle ultime rilevazioni emerge che in sostanza non hanno subito alcuna modifica i rapporti di forza tra le aree politiche. La coalizione formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si mantiene saldamente in testa nelle preferenze attestandosi al 48,8%. Invece la sinistra e il centrosinistra non vanno oltre il 32,9%. Le quattro forze della maggioranza giallorossa (Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Italia Viva e Liberi e uguali) si collocano al 42,2%. Il governo in tutto ciò continua a perdere consensi: l’indice di gradimento è crollato di 3 punti rispetto a fine novembre raggiungendo quota 49, ovvero il dato più basso dall’inizio della pandemia.