“Vogliono distruggere me e i Ris”. Garlasco, le accuse shock di Garofalo: cosa succede

Il caso Garlasco torna ad accendere il dibattito e questa volta a intervenire è Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, che decide di rispondere apertamente alle polemiche nate intorno alle indagini scientifiche svolte nel 2007 sull’omicidio di Chiara Poggi. In un’intervista al Corriere della Sera, il generale respinge le contestazioni emerse nell’ambito dei nuovi accertamenti della Procura di Pavia e difende con forza il lavoro svolto dai carabinieri del Ris.

Parole particolarmente dure, nelle quali Garofano manifesta tutta la propria amarezza per quello che considera un tentativo di screditare la sua professionalità e quella del reparto. «È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro», afferma, denunciando quello che definisce un attacco mediatico senza precedenti.

L’ex comandante non nasconde il proprio disappunto e aggiunge: «Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris». Una presa di posizione netta, che arriva mentre l’inchiesta sul delitto di Garlasco continua a riaprire interrogativi su alcuni degli accertamenti effettuati quasi vent’anni fa.

Garofano replica alla Procura di Pavia: il nodo dei dati grezzi del Ris

Uno dei punti più delicati della vicenda riguarda i cosiddetti dati grezzi delle analisi scientifiche effettuate all’epoca. Secondo le contestazioni sollevate dalla Procura di Pavia, nella documentazione acquisita non sarebbero stati rinvenuti alcuni elementi relativi agli accertamenti svolti dal Ris.

Garofano, però, respinge questa ricostruzione e sostiene che il materiale sarebbe stato successivamente prodotto proprio su richiesta dell’autorità giudiziaria.

«La Procura parla di dati grezzi non rinvenuti. Che però, guarda caso, il Ris, cioè il colonnello Marino, ha prodotto su richiesta dell’autorità giudiziaria», dichiara.

Per l’ex generale, questo passaggio dimostrerebbe che non ci sarebbe stata alcuna volontà di nascondere informazioni. Spiega inoltre che i dati grezzi delle analisi non vengono necessariamente inseriti tra gli allegati delle relazioni investigative, ma possono essere messi a disposizione quando vengono richiesti dagli organi competenti.

Una spiegazione con cui Garofano intende difendere la correttezza delle procedure adottate all’epoca e respingere ogni sospetto di omissione.

Il Dna sui pedali della bicicletta di Stasi: «Il risultato è rimasto tale»

L’altro grande tema affrontato nell’intervista riguarda il Dna di Chiara Poggi individuato sui pedali della bicicletta riconducibile ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il suo omicidio.

Anche su questo punto Garofano è categorico. L’ex comandante respinge l’ipotesi che il Ris possa aver nascosto risultati scientifici favorevoli all’uomo successivamente condannato per il delitto.

Secondo la sua ricostruzione, se durante gli accertamenti fossero emersi elementi in grado di mettere in discussione il risultato, sarebbero stati certamente comunicati alla magistratura.

Garofano richiama inoltre una seconda analisi che avrebbe dato esito negativo, precisando però che questo risultato non avrebbe cancellato quanto emerso dai precedenti esami.

«Ma comunque il dato del Dna di Chiara sui pedali è rimasto tale», sostiene.

L’ex generale fa riferimento anche alla documentazione relativa alle analisi del 20 e 21 settembre, richiamata nella relazione dei periti presentata nell’ambito della richiesta di convalida del fermo da parte della pm Muscio. Un elemento che, nella sua ricostruzione, confermerebbe come le verifiche fossero state documentate e rese disponibili alle parti coinvolte nel procedimento.

Il nuovo incarico per Andrea Sempio e le polemiche sulla scelta di Garofano

Nel corso dell’intervista, Garofano affronta anche una questione che ha alimentato ulteriori discussioni: la sua decisione di diventare consulente di Andrea Sempio, oggi indagato nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.

Una scelta che ha inevitabilmente sollevato interrogativi, considerando il ruolo ricoperto dallo stesso Garofano nelle indagini originarie sull’omicidio di Chiara Poggi.

L’ex comandante, tuttavia, non sembra avere dubbi sulla propria decisione. Precisa di aver accettato l’incarico dopo essersi congedato dall’Arma e rivendica una motivazione legata esclusivamente alle proprie convinzioni scientifiche.

«Visto che l’inchiesta partiva dal Dna sulle unghie di Chiara e io sono certo che quel Dna non sia attribuibile a Sempio mi sono sentito di intervenire, perché non potevo consentire che si stravolgesse un risultato scientifico certo», afferma.

Una dichiarazione importante, perché chiarisce la posizione dell’ex generale rispetto a uno degli elementi al centro dei nuovi approfondimenti investigativi: il materiale genetico individuato sotto le unghie della vittima e la sua possibile attribuzione.

Garofano si dice inoltre fiducioso rispetto alla possibilità di essere coinvolto personalmente nell’inchiesta. «Non credo e spero di non esserlo», dichiara, aggiungendo di non avere nulla da nascondere, se non la volontà di difendere la propria onestà e professionalità.

Garlasco, Garofano non ha dubbi: «L’unico colpevole è Alberto Stasi»

Ma è soprattutto sulla responsabilità dell’omicidio che arriva la dichiarazione più forte dell’intervista.

Nonostante i nuovi accertamenti, le contestazioni sulle analisi genetiche e il ritorno dell’attenzione investigativa sulla posizione di Andrea Sempio, Garofano continua a considerare Alberto Stasi l’unico responsabile dell’assassinio di Chiara Poggi.

L’ex comandante sostiene che anche un’eventuale revisione del risultato relativo al Dna sui pedali non sarebbe sufficiente a mettere in discussione l’intero quadro indiziario che ha portato alla condanna definitiva di Stasi.

«Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi», afferma.

Poi arriva la conclusione, senza lasciare spazio a interpretazioni: «Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui».

Una posizione che conferma la distanza tra la ricostruzione investigativa originaria difesa da Garofano e i nuovi approfondimenti che stanno interessando il caso.

Il caso Garlasco continua a far discutere: sotto esame le indagini del 2007

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua dunque a essere al centro di un confronto giudiziario e scientifico particolarmente complesso.

Da una parte ci sono i nuovi accertamenti della Procura di Pavia, che stanno riportando sotto esame elementi e procedure delle indagini originarie. Dall’altra, le difese di chi ha partecipato a quelle attività investigative, che rivendicano la correttezza del lavoro svolto.

L’intervento di Luciano Garofano aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda che continua a dividere opinione pubblica e protagonisti del caso. L’ex generale difende il Ris, respinge le accuse di omissioni e ribadisce la propria convinzione sulla responsabilità di Alberto Stasi.

Le sue dichiarazioni, tuttavia, non modificano il quadro giudiziario attuale: Stasi resta condannato in via definitiva, mentre Andrea Sempio è indagato nell’ambito della nuova inchiesta e la sua eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.

Il delitto di Garlasco continua così a interrogare l’Italia. E mentre la magistratura prosegue il proprio lavoro, il confronto sulle prove scientifiche e sulla ricostruzione di quanto accaduto il giorno della morte di Chiara Poggi resta più acceso che mai.