“Virus arrivato dal Nord, non dal mare”: il medico pro-migranti umilia Lampedusa

“Virus arrivato dal Nord, non dal mare”: il medico pro-migranti umilia Lampedusa

8 Maggio 2020 Off Di Admin

 

Lampedusa in questi giorni è stata in preda a molti timori: autorità e cittadini hanno osservato quanto accaduto giorno dopo giorno, con l’arrivo da fine aprile di numerosi barconi i quali hanno messo in difficoltà il sistema d’accoglienza dell’isola.

I lampedusani sono abituati a scenari del genere, spesso hanno espresso insofferenza per come il loto territorio venga lasciato solo ad affrontare il fenomeno migratorio. Ma oggi, a maggior ragione che su tutta Italia incombe l’emergenza coronavirus, la preoccupazione è più che raddoppiata. Ed anche legittimamente, visto che anche i lampedusani da due mesi sono costretti a casa per rispettare le norme anti contagio.

E da queste parti, più che altrove, rimanere a casa significa rischiare di non avere nulla di cui mangiare. Per settimane i pescatori non sono potuti uscire in mare, alberghi e ristoranti hanno già perso la parte iniziale della principale stagione turistica, chiaro dunque che da Lampedusa emergenza una certa insofferenza. Così come, appare legittimo per gli abitanti temere che l’emergenza migratoria possa avere sul territorio effetti ancora più dirompenti.

Accade però che proprio l’ex medico di Lampedusa quasi ignori i tanti segnali arrivati in questi giorni dalla sua isola. Pietro Bartolo, famoso per essere stato il medico dei migranti e preso come icona a sinistra tanto da essere oggi eurodeputato del Pd, ha dichiarato nelle scorse ore che in realtà il Covid è arrivato dal nord. E che, di conseguenza, dalla situazione migratoria non c’è nulla da temere.

Rispondendo alla nota della presidente della commissione ambiente all’Assemblea Regionale Siciliana, Giusy Savarino, Bartolo ha affermato che l’epidemia non può arrivare dal mare. La deputata prima citata, ieri aveva espresso preoccupazione per la possibilità che il coronavirus potesse giungere con i barconi. Poco dopo è arrivata la replica del medico eurodeputato: “La deputata regionale siciliana Giusy Savarino si è allarmata e ha dato voce ai cittadini della sua provincia, cioè Agrigento, lamentando che i ‘clandestini non vengono intercettati in mare e arrivano indisturbati sulle nostre coste’ – si legge nella nota di Bartolo – Di più, la presidente della commissione Ambiente all’Ars, mostra una certezza: ‘Il coronavirus arriva incontrollato dal mare e mette in pericolo la nostra vita’. E qui gli scienziati vacillano: dall’inizio della pandemia ad oggi, infatti, non è risultato positivo ai test nessun migrante arrivato in Sicilia”.

“I contagi, come è noto, sono arrivati dal nord Italia – ha quindi proseguito l’eurodeputato – La presidente Savarino deve aver consultato gli esperti di Trump. Ma non quelli del suo presidente Musumeci che ha apertò agli arrivi in Sicilia dal resto d’Italia. Certo, Savarino precisa anche che il suo non è razzismo. Non nutriamo dubbi”.

In queste dichiarazioni, Bartolo in primo luogo sembra aver dimenticato che in realtà un caso di positività di un migrante c’è stato ed ha riguardato un egiziano ospite all’interno dell’hotspot di Pozzallo, sbarcato pochi giorni prima a Lampedusa. Ma al di là di questo singolo episodio, le preoccupazioni della deputata Savarino non hanno riguardato soltanto una personale presa di posizione politica, bensì timori espressi in questo ultimo mese in primis dagli stessi concittadini di Bartolo.

Lampedusa, così come la provincia di Agrigento, rappresentano i territori più esposti al fenomeno migratorio che temono di dover fronteggiare, in tempi di coronavirus, ulteriori emergenze. Legittimo dunque che si esprimano preoccupazioni, lo stesso Bartolo dovrebbe del resto conoscere la realtà lampedusana e locale e ben comprendere il motivo di una certa insofferenza alla situazione venutasi a creare con i recenti sbarchi.

Il medico poi sembra dimenticare anche un altro elemento: in Africa il coronavirus c’è, in Tunisia ad esempio ha contagiato più di mille persone, in Egitto più di 8.000. Certo, numeri inferiori a quelli tragici dei Paesi europei, ma comunque distanti dallo zero. E non è irrealistico per un lampedusano, così come per ogni altro siciliano, pensare di doversi guardare da nord come da sud.

Non comprenderlo e frasi quasi beffa di chi ha una differente visione, vuol dire non comprendere le preoccupazioni della propria stessa popolazione.