Viale Mazzini vuole chiudere Rai Storia per fare cassa. I soldi ci sono solo per Fabio Fazio

I grillini non amano la cultura. La Rai, che non lesina piogge di introiti all’amico Fabio Fazio e ai programmi commerciali, vuole chiudere Rai Storia. Il canale tutto dedicato ai documentari e ai programmi di storia, posizionato al numero 54 del digitale terrestre.

Ancora una volta l’azienda di viale Mazzini a guida pentastellata vuole fare cassa ai danni della cultura. Ragioni di spending review . Così ha riferito l’amministratore delegato di Viale Mazzini, Fabrizio Salini. L’ad, come ha rivelato il Fatto quotidiano, starebbe preparando una vera e propria rivoluzione per la Tv di Stato. Che prevede la chiusura di alcuni canali e la riorganizzazione della programmazione. Nel nuovo piano industriale figurano la chiusura di Rai Sport e l’accorpamento di Rai Storia con Rai 5. Scompare così uno dei pochi spazi rimasti in piedi di vero servizio pubblico. Il tutto senza una sola parola da parte del governo.

Salini vuole chiudere Rai Storia per fare cassa

Un’operazione opaca secondo il consigliere renziano Michele Anzaldi. “Salini avrebbe portato in Cda l’incarico ad una società esterna per lavorare a cancellazioni e accorpamenti di canali. Ma di quale società si tratta? Quanto costa questo incarico?” si chiede il segretario della Vigilanza Rai. “Possibile che nessun consigliere abbia chiesto spiegazioni? Anche perché il costo di questo ennesimo incarico esterno è certo. E graverà sui conti Rai, mentre i presunti risparmi sono tutti da conoscere”.

La petizione su Change.org contro la chiusura

Il blitz ha scatenato le proteste. In poche ore sono oltre e 8mila le firme in calce alla petizione contro la chiusura di Rai Storia lanciata su Change.org. “Con questa petizione – è scritto nell’appello su Change.org – vogliamo sottolineare come, a differenza della proposta presentata in Cda Rai, il canale Rai Storia vada potenziato, migliorato e maggiormente pubblicizzato. La divulgazione storica può essere un antidoto auna pericolosa deriva antiscientifica e revisionista (quando non sfocia nel negazionismo complottista tout court). Una deriva a cui assistiamo sempre più spesso nel dibattito pubblico nazionale, soprattutto in merito a tragici periodi della nostra storia”. Tra i firmatari della petizione figurano Anzaldi, che è stato il primo a sollevare la questione delle chiusure dei canali, la politologa Sofia Ventura e il direttore della rivista Il Mulino

 Mario Ricciardi.

Invece di sacrificare reti di informazione culturale, la Rai farebbe meglio a tagliare  i costi dei prodotti commerciali, le produzioni esterne, i mega compensi, gli sprechi come l’invio di 20 giornalisti e tecnici in Usa per le elezioni americane. Con quasi 2 miliardi di euro di canone degli italiani che arriva dalle bollette elettriche la Rai taglia cultura, sport e informazione.