Vannacci, la Russia e le cene a spese degli italiani: «Negava l’invasione, viveva in un mondo parallelo»

Poche settimane prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Roberto Vannacci continuava a escludere la possibilità di un attacco su larga scala. Lo avrebbe fatto negli incontri ufficiali, nei confronti con gli altri attaché militari occidentali e persino durante una cena a Mosca. A ricostruire quei giorni è John Foreman, ex attaché militare britannico nella capitale russa, che ha affidato a Repubblica il racconto dei mesi che precedettero il 24 febbraio 2022.

Secondo la testimonianza di Foreman, Vannacci era convinto che Mosca non avrebbe fatto il passo decisivo verso una guerra aperta. L’Ucraina, nella lettura attribuita al generale, avrebbe rappresentato una questione secondaria, quasi una naturale estensione dell’area d’influenza russa. Una convinzione che, sempre secondo l’ex ufficiale britannico, sarebbe rimasta sostanzialmente invariata nonostante l’accumularsi dei segnali militari e delle informazioni dell’intelligence occidentale.

La cena al Balzi Rossi

Tra gli episodi ricordati da Foreman c’è una serata di fine gennaio 2022 al Balzi Rossi, ristorante italiano di alto livello a Mosca. Alla cena, secondo il suo racconto, parteciparono Vannacci, rappresentanti francesi e altri diplomatici europei.

Proprio in quella circostanza il tema principale della conversazione sarebbe stato l’enorme concentrazione di truppe russe attorno all’Ucraina. Un dispiegamento che, agli occhi di diversi rappresentanti occidentali, appariva sempre più preoccupante.

Foreman sostiene che Vannacci continuasse invece a minimizzare il rischio e a escludere l’ipotesi di un’invasione. Il britannico gli avrebbe fatto presente che, di fronte agli eventi, avrebbe finito per scoprire troppo tardi di essersi sbagliato.

C’è poi un altro elemento della serata che Foreman riferisce nella sua ricostruzione: il conto del ristorante sarebbe stato pagato da Vannacci attraverso fondi pubblici italiani. Un’accusa che, come il resto del racconto, viene attribuita alla testimonianza dell’ex attaché.

Il 24 febbraio e la previsione smentita

Poche settimane dopo, il 24 febbraio 2022, la Russia lanciò l’invasione su larga scala dell’Ucraina.

Secondo Foreman, alcuni colleghi francesi avrebbero successivamente riconosciuto il proprio errore di valutazione. Vannacci, invece, non avrebbe mai ammesso di essersi sbagliato.

È questo uno degli aspetti sui quali il giudizio dell’ex diplomatico britannico è più severo. Foreman descrive un generale fortemente legato a una determinata rappresentazione della Russia: un Paese forte, ordinato, disciplinato e governato da uno Stato capace di esercitare un controllo deciso sulla società.

Una visione che, nella ricostruzione dell’ex attaché, avrebbe finito per prevalere anche di fronte ai segnali che indicavano concretamente la possibilità di una guerra.

L’allarme dentro l’ambasciata italiana

Foreman sostiene inoltre che il rischio di un conflitto fosse tutt’altro che ignorato all’interno dell’ambasciata italiana a Mosca.

Secondo il suo racconto, la possibilità di una guerra sarebbe stata discussa seriamente e Vannacci avrebbe continuato, anche davanti all’ambasciatore italiano, a sostenere che l’invasione non sarebbe avvenuta.

Per Foreman, quella valutazione avrebbe avuto conseguenze anche sulla preparazione italiana all’emergenza. L’Italia, sempre secondo la sua ricostruzione, si sarebbe trovata a dover organizzare rapidamente l’evacuazione del personale da Kiev dopo l’inizio dell’attacco.

Si tratta di un passaggio particolarmente delicato del racconto, perché collega direttamente la previsione attribuita a Vannacci alla capacità italiana di prepararsi allo scenario peggiore. Un collegamento che Foreman presenta come una propria valutazione e che non equivale, di per sé, alla dimostrazione di un rapporto causale.

«Non un agente russo»

L’ex attaché britannico, tuttavia, traccia una linea netta rispetto alle accuse più estreme.

Foreman non considera Vannacci un agente russo né sostiene che il generale fosse incaricato di agire nell’interesse del Cremlino. La sua interpretazione è diversa: Vannacci sarebbe stato, a suo giudizio, culturalmente vicino all’idea dell’«uomo forte» incarnata da Vladimir Putin.

Ordine, forza dello Stato, disciplina e valori tradizionali sarebbero gli elementi che, secondo Foreman, avrebbero contribuito alla particolare simpatia del generale nei confronti della Russia.

L’ex ufficiale britannico afferma inoltre di avere incontrato altri rappresentanti italiani con una lettura della crisi ucraina simile a quella attribuita a Vannacci: il conflitto sarebbe stato interpretato soprattutto come una crisi alimentata dallo scontro tra Russia e Occidente, mentre Mosca sarebbe stata considerata una minaccia meno grave rispetto a quanto sostenuto da altri Paesi europei.

Una posizione che, secondo Foreman, sarebbe rimasta presente anche dopo l’annessione della Crimea e gli episodi di avvelenamento attribuiti alla Russia nel Regno Unito.

Mosca, tra fascino e propaganda

Nel racconto di Foreman c’è anche un elemento personale. L’ex diplomatico sostiene che Mosca piacesse particolarmente a Vannacci e alla moglie, Camelia Mihailescu.

Il generale avrebbe apprezzato soprattutto l’immagine di una capitale ordinata, controllata e caratterizzata da una forte presenza dello Stato e dell’apparato militare.

Per Foreman, questo rapporto con la città sarebbe indicativo di una più ampia attrazione verso il modello russo. Una lettura che l’ex attaché giudica fortemente distorta e incapace di confrontarsi con la realtà che stava emergendo.

Foreman, però, distingue il piano personale da quello politico. Non dice di avere qualcosa contro Vannacci e afferma di poter tranquillamente tornare a bere qualcosa con lui. Il dissenso riguarda invece le sue idee sulla Russia e la sua interpretazione degli eventi che portarono alla guerra.

Secondo l’ex diplomatico, proprio le divisioni interne ai Paesi europei rappresenterebbero uno dei terreni più favorevoli alla strategia del Cremlino. Le posizioni occidentali contrarie al sostegno militare e politico all’Ucraina, nella sua lettura, possono infatti essere amplificate dalla propaganda russa perché contribuiscono a indebolire la compattezza del fronte europeo.

Dalla guerra alla sfida politica

Oggi Vannacci ha spostato il baricentro della propria attività sul terreno della politica italiana.

In un’intervista al Fatto Quotidiano, il generale rivendica la crescita di Futuro Nazionale, sostenendo che il movimento stia avanzando più rapidamente di quanto suggeriscano i sondaggi. E indica nelle suppletive di Reggio Calabria un possibile test di portata nazionale.

L’ambizione dichiarata è andare oltre il ruolo di componente interna del centrodestra e mettere in discussione gli equilibri della coalizione tradizionale.

Vannacci guarda anche all’esperienza della destra radicale tedesca e immagina per Reggio Calabria un significato simbolico. La città dovrebbe diventare la sua «Sassonia», il luogo dal quale far partire un cambiamento negli equilibri della destra italiana.

Il racconto di John Foreman riporta così al centro una delle pagine più controverse della carriera pubblica di Vannacci: le settimane che precedettero l’invasione dell’Ucraina, quando il rischio di una guerra era ormai al centro delle valutazioni occidentali e, secondo l’ex attaché britannico, il generale italiano continuava invece a considerare improbabile l’attacco russo.

Una previsione che gli eventi del 24 febbraio 2022 avrebbero drammaticamente smentito.