Ungheria e Russia, così Orban tradisce l’Europa: l’accordo in segreto

In un momento di grande tensione politica e geopolitica, l’Ungheria di Viktor Orbán ha firmato un nuovo accordo con la Russia, articolato in 12 punti strategici che puntano a rafforzare la cooperazione nei settori economico, energetico e culturale. L’intesa, siglata a Mosca nel dicembre 2025 dai ministri degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e della Salute russa Mikhail Murashko, rappresenta un passo importante nella politica estera di Budapest, che si discosta dalla linea filoeuropea comune degli altri Stati membri dell’Unione Europea.

Il focus principale dell’accordo riguarda il settore energetico. Tra gli obiettivi evidenziati, vi è il rafforzamento della collaborazione su petrolio, gas e nucleare, con la possibilità di sviluppare nuovi progetti per la produzione di energia elettrica e idrogeno in Ungheria con il coinvolgimento di aziende russe. La mossa mira anche a invertire il trend negativo nelle relazioni commerciali bilaterali, ridimensionate negli ultimi anni a causa delle sanzioni europee imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina.

Ma l’intesa non si ferma all’economia: prevede anche una vasta gamma di iniziative nei settori dell’industria, sanità, agricoltura ed edilizia. Tra gli aspetti più controversi vi sono gli sforzi di Budapest di rafforzare gli scambi culturali e accademici, tra cui l’intenzione di aumentare l’insegnamento della lingua russa e di favorire programmi di scambio con la Russia. Sono inoltre ipotizzati piani di collaborazione culturale e sportiva per il biennio 2026-2027, un elemento che solleva interrogativi sulla possibile strumentalizzazione di eventi culturali come strumenti di influenza internazionale da parte di Mosca.

Il testo dell’accordo sottolinea che il rafforzamento delle relazioni con la Russia non deve entrare in conflitto con gli impegni europei di Budapest, ma la posizione di Orbán si distingue nettamente da quella della maggior parte degli altri Paesi membri dell’UE. Il premier ungherese ha più volte espresso opposizione all’inasprimento delle sanzioni contro Mosca e ha mantenuto una linea autonoma, sostenendo che i rapporti con la Russia siano fondamentali per garantire stabilità economica e approvvigionamenti energetici.

Questa strategia di politica estera ha acceso un acceso dibattito interno a Budapest. L’opposizione, rappresentata dal leader Péter Magyar, ha bollato l’accordo come un “tradimento”, facendo della questione uno dei temi centrali della campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni parlamentari. I sondaggi indicano una competizione serrata, con il partito di governo Fidesz in calo rispetto alla coalizione di opposizione, alimentando le tensioni politiche e le divisioni sul ruolo di Budapest nel contesto internazionale.

L’accordo in 12 punti testimonia la volontà di Orbán di mantenere un delicato equilibrio tra l’appartenenza all’UE e le relazioni con Mosca. Tuttavia, questa strategia si rivela sempre più fragile, esponendo Budapest a crescenti tensioni con Bruxelles e con gli alleati occidentali. Alla vigilia del voto, le scelte di Budapest assumono un peso decisivo non solo sulla scena internazionale, ma anche sul futuro politico dell’Ungheria, che si trova a dover navigare tra alleanze e interessi contrastanti in un panorama geopolitico in continuo mutamento.