Trump adesso attacca la squadra di football: “O vi chiamate come dico io, oppure niente stadio”

Donald Trump irrompe nel football americano come un linebacker fuori controllo, e lo fa con la sua solita retorica da battaglia: bersaglio, stavolta, la squadra di Washington, i Commanders, colpevoli – secondo lui – di aver ceduto “al ridicolo politically correct”. Il presidente ha dichiarato di voler bloccare il nuovo stadio se la franchigia non tornerà allo storico nome: Redskins, eliminato nel 2022 perché ritenuto offensivo verso i nativi americani.

Senza il nome Redskins, niente stadio”, ha detto Trump in uno dei suoi classici comizi fiume, riferendosi all’accordo da 4 miliardi di dollari firmato ad aprile per la costruzione del nuovo impianto nell’area del vecchio RFK Stadium, dove la squadra giocava fino al 1996.

Dopo aver elogiato pochi mesi fa il nuovo stadio da 65mila posti come “una grande vittoria per Washington”, Donald Trump cambia improvvisamente rotta, scagliandosi contro il nome “Commanders” e rivendicando il ritorno al vecchio appellativo “Redskins”. La polemica si estende anche ad altri team sportivi, come i Cleveland Guardians, alimentando una battaglia che mescola politica, sport e cultura.

Il cambio di rotta di Trump

Solo qualche tempo fa, Trump aveva celebrato il progetto dello stadio come un traguardo importante per la capitale americana, ricevendo perfino una maglia personalizzata con il numero 47, simbolo della sua presidenza. Ora, invece, il tycoon ha definito il nome “ridicolo” e “privo di identità”, accusando la dirigenza dei Commanders di aver “ucciso la storia” della squadra. Secondo Trump, un ritorno al nome storico “Redskins” aumenterebbe significativamente il valore economico della franchigia.

Una battaglia politica e simbolica

Le tensioni si intrecciano con questioni politiche: il terreno destinato a ospitare il nuovo stadio è stato concesso al District of Columbia per 99 anni tramite un decreto presidenziale firmato da Joe Biden a gennaio. Trump, che ha sempre mantenuto un forte appeal populista e nazionalista, ora minaccia di usare questa leva per bloccare il progetto, facendo leva sulla sua influenza e sulla campagna elettorale in corso.

Il caso dei Cleveland Guardians

Ma la battaglia non si ferma a Washington. Trump ha rivolto il suo sguardo anche ai Cleveland Guardians, squadra MLB che fino al 2021 si chiamava Cleveland Indians. “Il proprietario Matt Dolan ha perso tre elezioni per quel cambio ridicolo. Se tornasse agli Indians, vincerebbe. Gli indiani vengono trattati in modo ingiusto. Let’s make Indians great again!”, ha dichiarato il tycoon, alimentando la polemica sul rispetto delle tradizioni e sulla cultura popolare.

Una strategia di pressione

Le dichiarazioni di Trump sembrano mirare a mettere pressione sui team e sulle istituzioni sportive, minacciando ritorsioni politiche e federali qualora non si tornasse alle denominazioni storiche. La sua campagna elettorale si sta sempre più intrecciando con la “cultura woke” e le battaglie identitarie, trasformando lo sport in un campo di battaglia simbolico e politico.