Tetto alunni stranieri, l’Ue avverte Meloni: “Discriminare per nazionalità è vietato, seguiamo il decreto”
Nuovo scontro tra il governo Meloni e Bruxelles sul limite del 30% agli alunni stranieri nelle classi. La Commissione europea interviene sul decreto Scuola voluto dal ministro Giuseppe Valditara e richiama l’Italia al rispetto dei Trattati comunitari, che vietano ogni forma di discriminazione basata sulla nazionalità, sia diretta sia indiretta. Una presa di posizione che riaccende il confronto politico e spinge le opposizioni a chiedere il ritiro della misura.
La vicenda riguarda una delle disposizioni più discusse introdotte dall’esecutivo nell’ambito della riforma del sistema scolastico. Il provvedimento punta a limitare al 30% la presenza di determinate categorie di studenti con cittadinanza straniera nelle classi, con l’obiettivo dichiarato di favorire una maggiore integrazione linguistica e una distribuzione più equilibrata degli alunni negli istituti.
La Commissione europea avverte il governo: «Discriminazione vietata»
A intervenire sulla questione è stata Roxana Mînzatu, vicepresidente della Commissione europea, rispondendo a un’interrogazione presentata dalla delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo.
Bruxelles ha fatto sapere di seguire «attentamente» gli sviluppi legislativi del decreto italiano, ricordando che i Trattati dell’Unione europea vietano qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità.
La Commissione ha precisato che eventuali deroghe a questo principio sono ammesse soltanto in circostanze specifiche, come motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica. Anche in questi casi, tuttavia, le eccezioni devono essere interpretate in maniera restrittiva.
Le parole provenienti da Bruxelles rappresentano un richiamo significativo per l’esecutivo italiano, anche se non costituiscono ancora una bocciatura formale del provvedimento. Resta quindi aperta la questione della compatibilità delle nuove disposizioni con il diritto europeo.
Cosa prevede il limite del 30% introdotto da Valditara
La misura contestata è contenuta nel decreto Scuola approvato dal governo lo scorso settembre e fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Il tetto del 30% non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma specifiche categorie individuate sulla base del percorso scolastico e della nascita.
Per le prime classi della scuola primaria, il limite si applica agli alunni non nati in Italia oppure che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia.
Per le scuole medie e superiori, invece, la soglia riguarda gli studenti stranieri che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.
Le nuove regole per la formazione delle classi prime entreranno in vigore dall’anno scolastico 2027/2028. Per l’anno scolastico 2026/2027, il limite sarà invece applicato ai nuovi inserimenti nelle classi già esistenti.
Nel caso in cui una scuola non riesca a rispettare la soglia prevista, gli Uffici scolastici territoriali potranno intervenire per redistribuire gli studenti tra istituti vicini. Nella riorganizzazione dovranno essere considerate anche la distanza dall’abitazione e le esigenze delle famiglie.
Il Pd attacca Meloni e Valditara: «Il decreto è fuori dai trattati»
La presa di posizione della Commissione europea ha immediatamente riacceso lo scontro politico in Italia. Tra i primi a intervenire è stato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, che ha interpretato la risposta di Bruxelles come una conferma delle criticità del provvedimento.
«La risposta della Commissione europea alla nostra interrogazione è chiara. Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei», ha dichiarato l’eurodeputato.
Zingaretti ha poi contestato la logica alla base della misura, sostenendo che la composizione delle classi non possa essere regolata attraverso criteri legati alla nazionalità degli studenti.
«Mettere un bambino in una classe invece che in un’altra non c’entra niente con ordine pubblico o sicurezza. La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti», ha aggiunto.
Da qui la richiesta rivolta direttamente al governo di ritirare il decreto, evitando un eventuale intervento delle istituzioni europee.
La protesta degli studenti: «Si creano muri nelle scuole»
Alle critiche del Partito democratico si sono aggiunte quelle della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Il coordinatore regionale Simone Montori ha definito la vicenda una forma di speculazione politica che rischierebbe di coinvolgere direttamente gli studenti e le loro famiglie.
Secondo il rappresentante degli studenti, introdurre limiti basati sulla provenienza degli alunni rischierebbe di alimentare divisioni all’interno degli istituti, anziché favorire percorsi di integrazione.
«Dividere le classi in base alla nazionalità crea muri all’interno delle scuole e prova a nascondere i reali problemi del sistema d’istruzione pubblico», ha dichiarato Montori, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Valditara di ritirare immediatamente il provvedimento.
Il governo attende, ma lo scontro con Bruxelles si riaccende
L’intervento della Commissione europea apre una nuova fase di confronto sulla riforma scolastica voluta dall’esecutivo. Da una parte c’è la posizione del governo, che considera il tetto uno strumento per affrontare le difficoltà legate alla concentrazione di studenti con competenze linguistiche ancora insufficienti; dall’altra ci sono le opposizioni e le organizzazioni studentesche, che contestano il rischio di discriminazioni e chiedono maggiori investimenti nell’istruzione e nell’integrazione.
Il richiamo di Bruxelles non equivale, almeno per il momento, a un blocco del decreto. Tuttavia, mette in evidenza la necessità di verificare attentamente la compatibilità delle nuove regole con i principi europei.
La questione è destinata a rimanere al centro del dibattito politico nelle prossime settimane. Sul tavolo non c’è soltanto il futuro del tetto del 30%, ma anche il modello di scuola che l’Italia intende costruire: una scuola che punta a gestire le differenze attraverso limiti numerici oppure attraverso strumenti di sostegno, formazione linguistica e inclusione.








