Tabaccaio spara e uccide il ladro, la decisione è appena arrivata

Si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria di Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di Pavone Canavese che nel giugno 2019 sparò e uccise un ladro entrato nella sua attività commerciale.
L’uomo, d’accordo con i suoi legali, ha scelto di non presentare ricorso in Cassazione, rendendo così definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Appello. La condanna stabilita è di un anno e otto mesi per omicidio colposo, con sospensione della pena.
La decisione significa che il tabaccaio non dovrà scontare un periodo in carcere, ma chiude il lungo percorso processuale iniziato dopo i fatti avvenuti oltre cinque anni fa.
La notte della rapina e lo sparo mortale
I fatti risalgono alla sera del 7 giugno 2019, quando alcuni ladri entrarono nella tabaccheria di Iachi Bonvin, situata accanto alla sua abitazione, con l’obiettivo di portare via un macchinario cambiamonete.
Durante la fuga si verificò la reazione armata del commerciante, che sparò colpendo mortalmente uno dei componenti della banda.
L’episodio suscitò fin da subito un ampio dibattito pubblico, soprattutto sul tema della legittima difesa e sul diritto dei cittadini a proteggersi all’interno delle proprie abitazioni e attività.
Dalla condanna in primo grado alla decisione d’appello
Il primo grado di giudizio aveva portato a una condanna più pesante: cinque anni e sei mesi di carcere per omicidio volontario.
La difesa aveva però contestato quella ricostruzione, sostenendo che il tabaccaio avesse agito in una situazione di paura e pericolo, nel tentativo di proteggere sé stesso e la propria attività.
In appello i giudici hanno accolto le argomentazioni dell’avvocato Mauro Ronco, riconoscendo la possibilità della legittima difesa o, in alternativa, dell’eccesso colposo di legittima difesa.
La qualificazione del reato è stata quindi modificata, portando alla condanna definitiva per omicidio colposo con una pena ridotta a un anno e otto mesi.
La posizione del tabaccaio: “Profondo dolore per quanto accaduto”
Durante il procedimento Franco Iachi Bonvin ha sempre espresso dolore per la morte dell’uomo entrato nella sua attività.
«Il mio assistito ha sempre detto di provare un grande dolore per l’accaduto e di essere profondamente dispiaciuto di aver causato la morte di una persona», ha spiegato il suo legale Mauro Ronco.
Secondo la difesa, la scelta di non ricorrere in Cassazione è maturata dopo aver valutato l’esito del processo d’appello come già favorevole per l’assistito.
Gli avvocati avevano inizialmente preso in considerazione un possibile ricorso alla Suprema Corte, anche nel caso di un’eventuale impugnazione da parte della Procura generale. Dopo che questa ipotesi non si è verificata, è stata presa la decisione di chiudere definitivamente la vicenda.
Un caso che ha riacceso il dibattito sulla legittima difesa
La conclusione del processo riporta l’attenzione su un tema da anni al centro del confronto pubblico: il confine tra il diritto di difendersi da un’aggressione e l’utilizzo della forza in situazioni di pericolo.
La vicenda di Pavone Canavese aveva diviso l’opinione pubblica, tra chi aveva sostenuto le ragioni del commerciante e chi invece aveva sottolineato la necessità di valutare attentamente ogni caso in cui una reazione armata provochi la morte di una persona.
Con la rinuncia al ricorso in Cassazione, dopo anni di indagini e processi, il caso giudiziario di Franco Iachi Bonvin può ora considerarsi concluso.