“Stop ai versamenti, anzi no”. Beffa Inps, aziende in rivolta

“Stop ai versamenti, anzi no”. Beffa Inps, aziende in rivolta

Nella sua regione, oltre al coprifuoco, non ci si può spostare da un comune all’altro e bar e ristoranti sono chiusi 7 giorni su 7.

Eppure l’Inps chiede all’albergatore di Brindisi, che praticamente non lavora più ma che a ottobre aveva tentato di restare aperto, di racimolare 13mila euro entro lunedì. A tanto ammontano i versamenti contributivi per i 14 dipendenti. Così per chi vive nelle regioni arancioni, un pasticcio dell’ente di previdenza si è trasformata in un’amara beffa.

A denunciarlo è il presidente dell’Ancl, l’associazione dei consulenti del lavoro: «Il decreto Ristori è scritto male -accusa Dario Montanaro- ed è nata una serie di dubbi interpretativi sulla sospensione dei versamenti: il decreto parla di sospensione per le regioni a grave rischio. Nel dubbio, a molti clienti che vivono in regioni arancioni noi avevamo consigliato di effettuare il versamento di novembre che scade il 16. Ma il pomeriggio del 12 arriva la circolare numero 128 dell’Inps, comunicando che la sospensione vale sia per le arancioni che per le rosse». Una gioia per molti imprenditori in difficoltà. Che però è durata solo 24 ore. «Venerdì sera -spiega Montanaro- arriva la circolare 129 che annulla la precedente e comunica che la sospensione vale solo per le regioni rosse».

Una clamorosa retromarcia con annessa ennesima figuraccia per l’Inps a gestione Pasquale Tridico, un caos per i consulenti del lavoro, una fregatura incredibile per gli imprenditori, soprattutto del settore turismo, che stanno pagando il prezzo più alto per le restrizioni anti-Covid imposte dal governo. Ora hanno un weekend di tempo per mettere insieme migliaia di euro, con un preavviso di un solo giorno lavorativo.

Parte male il primo decreto Ristori. Eppure, nella conferenza stampa di 15 giorni fa, Giuseppe Conte aveva impegnato tutta la residua autorevolezza parlando di «indennizzi già pronti», tempi «certi e rapidi» e versamenti immediati sul conto corrente. Manca ancora qualche giorno alla scadenza promessa per far arrivare gli aiuti ed è ancora presto per fare bilanci sui tempi. Ma sui modi, il pasticcio dell’Inps svela ancora una volta che a vincere è una mentalità burocratica e pasticciona che l’Inps di Tridico ha già mostrato su vari fronti, dal click day con gli hacker inventati alle bugie e ai ritardi sul pagamento della cassa integrazione. E se i primi versamenti iniziano ad arrivare, probabilmente è proprio perché stavolta si è scelto di tagliare fuori l’Inps dalle erogazioni.

L’ente guidato dall’economista grillino è riuscito però a combinare nuovi guai. Ma ora la corda è troppo tesa: «Invitiamo i nostri clienti alla disobbedienza fiscale – attacca Montanaro- siamo disposti a pagare loro gli avvocati se subiranno conseguenze. Ma basta con questo vortice insensato di norme, post e circolari: i nostri clienti sono stremati».

Come nella prima ondata, con la «potenza di fuoco» di Conte che fece cilecca, anche stavolta le promesse a favore di telecamera si stanno rivelando fallaci. «La verità -denuncia Montanaro- è che siamo un Paese senza soldi e stiamo contraendo debiti per l’assistenza anziché per trovare il modo di convivere con il virus senza bloccare l’economia. Invece si regalano soldi promettendo a breve la fine dei sacrifici a Natale o in primavera: così si invoglia a fermarsi anziché a riorganizzare il lavoro».

In più torna anche il vizio di chiedere unità di intenti e far pagare i sacrifici agli autonomi: «Incredibile -denuncia l’Ancl- ma nel Ristori c’è un contributo per la Cig a carico delle aziende». Generosità con i soldi altrui.