Silvio Berlusconi assolto dopo sei anni nel processo RubyTer
L’ennesimo processo si è concluso, positivamente, per Silvio Berlusconi. La sentenza di assoluzione per il Cav, nell’ambito del cosiddetto Ruby ter, è arrivata dopo quasi sei anni di udienze. L’accusa era quella di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. La procura milanese aveva accusato il leader di Forza Italia di aver pagato – da novembre 2011 fino al 2015 – circa 10 milioni di euro alle giovani ospiti di Arcore per mentire durante i processi “Ruby” e “Ruby bis” sulle serate di villa San Martino. Tutto nacque dai racconti di Kharima El Mahroug, soprannominata Ruby, una ragazza marocchina che accusò l’allora premier di averle fatto delle avances sessuali durante le “cene eleganti di Arcore”. La stessa accusatrice, tra l’altro, col tempo è finita tra i 28 imputati. Il leader di Forza Italia, in altri due filoni giudiziari a Roma e a Siena, sempre nell’ambito del Ruby ter, era stato accusato di aver versato dei soldi anche ai musicisti Danilo Mariani e Mariano Apicella per non parlare. Ma anche in questi due casi era stato ritenuto innocente.
La richiesta dell’accusa milanese era 6 anni di carcere per una “corruzione le cui prove sono state trovate”. In realtà Berlusconi si è sempre difeso parlando di “generosità” a proposito dei soldi dati alle ragazze, una sorta di ricompensa per le conseguenze che l’inchiesta giudiziaria ha avuto sulla vita delle persone coinvolte. Il caso, infatti, dopo essere esploso sulla stampa ha provocato danni di immagine non indifferenti. Insieme all’ex premier sono stati assolti anche gli altri imputati “perchè il fatto non sussiste”. Per il leader azzurro, in particolare, si tratta della 135esima assoluzione su ben 136 processi.
Il verdetto dice che i pagamenti ci sono stati ma non c’è la prova che quei soldi fossero destinati alla corruzione. Di Ruby era stato scritto che “falsamente negava di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi e di avere accettato la promessa da Berlusconi di ricevere ingentissime somme di denaro per ‘passare per pazza’, cioè per mentire” nel corso di Ruby uno e Ruby bis. In cambio avrebbe incassato 5 milioni di euro. Erano 27 le condanne richieste, tra cui sei anni per il Cav e 5 anni per Ruby. La difesa di Berlusconi aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato anche sulla base dell’inutilizzabilità dei verbali di 19 testimoni che, nei giudizi Ruby e Ruby bis, avrebbero dovuto essere ascoltate con l’assistenza di un avvocato difensore in quanto di fatto già indagate. Non ritenendo validi quei verbali non ci sarebbero più nemmeno le false testimonianze.
I PRIMI DUE FILONI, RUBY E RUBY BIS
Tutto ha inizio nel 2010, quando Karima El Mahroug venne fermata con l’accusa di furto e portata in questura a Milano. L’allora presidente del Consiglio chiese che la ragazza fosse affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti e non a una comunità per minori e disse anche che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, cosa che poi si rivelò non vera. Nel 2011 Berlusconi venne rinviato a giudizio per concussione e prostituzione minorile, il cosiddetto processo Ruby. In un procedimento penale separato invece vennero rinviati a giudizio Nicole Minetti, il direttore del TG4 Emilio Fede e l’agente di spettacolo Lele Mora. Si tratta del cosiddetto procedimento Ruby bis.
Nel 2013 il Cav venne condannato in primo grado a sette anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione. Un anno più tardi, nel processo d’appello, venne assolto perché il reato di concussione “non sussiste” e quello di prostituzione minorile “non costituisce reato”. Nel 2015 la Corte di cassazione confermò l’assoluzione. Nell’ambito del Ruby bis, invece, nel 2013 Lele Mora ed Emilio Fede furono condannati a sette anni di reclusione, Nicole Minetti a cinque anni. La Corte d’appello di Milano confermò le condanne ma ridusse le pene per i tre imputati: quattro anni e dieci mesi per Emilio Fede; tre anni con le attenuanti generiche per Nicole Minetti; sei anni e un mese per Lele Mora. Nel 2015 la Cassazione stabilì che venisse fatto un nuovo processo d’appello perché nella sentenza c’erano “lacune motivazionali”. Nel 2018 la Corte d’appello di Milano ribadì le condanne riducendo ulteriormente le pene: 4 anni e 7 mesi per Fede e 2 anni e 10 mesi per Minetti. Nel 2014 l’allora procuratore della Repubblica di Milano annunciò l’apertura di una nuova inchiesta, la Ruby ter, nata dalla trasmissione degli atti dei processi Ruby e Ruby bis. Oggi si chiude questa storia infinita. Anche se la Procura potrebbe sempre fare ricorso in appello. A tal proposito la pm Tiziana Siciliano ha detto: “Fateci prima leggere le motivazioni”.