Ci risiamo: Sgarbi contro Fico e la mascherina. O meglio, il critico d’arte e deputato, alla Camera si scatena da par suo contro il «bavaglio», che lo costringere a sua detta alla «censura». Così, alla prima occasione utile. Quando il presidente della Camera grillino lo richiama all’ordine sull’uso corretto del Dpi in Aula, la reazione di Sgarbi è, come spesso accade, irriverente e sanguigna. «Purtroppo mi farò fare un certificato medico perché ho problemi di respirazione. Sono uno di quelli che potrebbe non portarla secondo il Dpcm. Lo porterò a lei, illustrissimo signor Fico». «Allora lo porti», è stata la replica di Fico al commento del critico. Lo farò, ha quindi controreplicato Sgarbi prendendosi l’imperio l’ultima parola e sentenziando: «Almeno potrò parlare senza censura»…

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Sgarbi contro Fico e la mascherina: battibecco in Aula

È incontenibile Sgarbi nel suo intervento alla Camera dopo l’informativa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sull’ultimo Dpcm. E dai difetti di conduzione agli errori nella comunicazione, nel mirino del critico d’arte c’è sempre il governo e il suo operato sull’epidemia in corso. «Dobbiamo proteggere gli anziani. Stare attenti a loro. Far preoccupare i giovani per quello che non li riguarda è un’azione cri-mi-na-le dell’informazione», tuona uno Sgarbi scatenato. Quindi a stretto giro rilancia: «Il governo deve dire la verità. Non può continuare a dare dei dati che seminano soltanto il terrore. Quello che il coronavirus ha fatto è colpire le nostre teste».

«La Costituzione non dice che la Repubblica italiana è fondata sulla sanità, ma sul lavoro»

Poi, l’affondo: «L’articolo primo della Costituzione non dice che la Repubblica italiana è fondata sulla sanità, ma sul lavoro. E avete tolto il lavoro a milioni di italiani che sono nelle condizioni di non vivere più». E allora: «Se la televisione non parlasse tutti i giorni dodici ore solo di coronavirus – ha aggiunto in conclusione il critico d’arte e deputato in Aula – avremmo la capacità di difenderci da soli. Senza essere impauriti da minacce, non tutte corrispondenti al vero. E tutte, invece, costruite sui Dpcm, con le proibizioni. C’è una malattia, certo – chiosa quindi Sgarbi – ma nessuno si è preoccupato di contrastare l’epatite C o le tante malattie che ci circondano. Eppure, oggi viviamo nell’orrore di una malattia che abbiamo amplificato fino a farla diventare una peste. Non è così che i giovani possono essere liberi».

secoloditalia.it

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