“Seguirò l’uomo col cappuccio” Bimbo si toglie la vita a 10 anni


Jonathan Galindo ha colpito ancora. Questa volta la vittima del Pippo deforme che terrorizza social e web è un bimbo di 10 anni di Napoli.

Inghiottito nel vortice di una folle sfida virtuale non avrebbe retto. Ha aperto la finestra di casa, ha scavalcato la ringhiera del balcone e si è lasciato cadere nel vuoto nel cuore della notte. Un solo messaggio lasciato nella sua cameretta prima di lanciarsi dall’undicesimo piano: “Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio”. Da qui l’ipotesi degli inquirenti che indagano sul caso. Il bambino potrebbe essere caduto nella trappola di un gioco chiamato “Jonathan Galindo”. L’allarme è stato lanciato due notti fa dopo l’una. A svegliare tutto il condominio le urla atroci dei genitori che dopo aver sentito il tonfo si erano affacciati al balcone. Il dramma ha sconvolto la Napoli bene a cui appartrengono i genitori della vittima, due noti e stimati professionisti attivi anche nel sociale. E tra le mamme amiche e conoscenti della famiglia è esploso il panico. Nelle chat condivise si moltiplicano video e link del gioco seguiti da una condanna unanime: “È stato il Pippo deforme”.

Il fenomeno, nato in America e arrivato in Europa passando prima per la Spagna e la Germania e poi approdato in Italia, segue sempre lo stesso copione. Un uomo con un cappuccio nero e le sembianze benevole di Pippo della Disney chiede l’amicizia su ogni canale social possibile (Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter). Sceglie vittime giovanissime, intorno ai 10-12 anni e sferra l’attacco, lanciando sfide a chi lo segue. Una gara fatta di piccoli step con difficoltà sempre più elevate e un progressivo grado di autolesionismo. Ed è proprio una di queste sfide estreme che, secondo la procura di Napoli che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, avrebbe portato il bimbo di 10 anni a lanciarsi nel vuoto. Ipotesi che spiegherebbe il criptico messaggio lasciato ai genitori prima di uccidersi: “Devo seguire l’uomo col cappuccio”.

La procura dei minori Napoli e le forze di polizia hanno sequestrato tutti i device a disposizione del bambino. Al vaglio degli inquirenti un cellulare e una consolle in grado di collegarsi ad internet e quindi di interagire con altri utenti sparsi nel mondo. Nelle prossime ore è possibile che vengano ascoltati anche alcuni amichetti della vittima che potrebbero aver saputo di quanto stava accadendo nella vita del bimbo. I genitori, sentiti dagli investigatori, hanno parlato del figlio come di un bambino felice, sereno, come lo erano loro e la sorellina. Una famiglia normale. Mai nessun problema apparente tranne una strana inquietudine comparsa negli ultimi giorni. Forse proprio a causa di quella gara assurda che lo ha ucciso.