Roggero a Bollate con Savi e Bossetti, l’indifferenza dei detenuti. Solidarietà dagli agenti

Per Mario Roggero è iniziata una nuova fase della sua vita. Il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori durante la fuga dopo l’assalto alla sua gioielleria nel 2021, ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Bollate, alle porte di Milano.

L’impatto con la detenzione è stato immediato. Roggero è stato assegnato al quinto reparto dell’istituto penitenziario, dove divide la cella con un detenuto più anziano condannato per traffico di droga. Nello stesso reparto sono detenuti anche persone condannate per reati molto noti all’opinione pubblica, tra cui Fabio Savi, appartenente alla banda della Uno Bianca, e Massimo Bossetti.

Con sé ha portato una valigia con alcuni effetti personali, tra cui vestiti, libri e perfino il proprio cuscino. Se all’esterno del carcere continuano le manifestazioni di solidarietà con lo slogan «Mario libero», all’interno dell’istituto il suo arrivo sarebbe stato accolto con sostanziale indifferenza dagli altri detenuti.

L’impatto con la vita in carcere

Le prime ore dietro le sbarre sono state segnate soprattutto dall’adattamento a una realtà completamente diversa da quella vissuta fino a pochi giorni fa. Il caldo estivo, l’assenza dell’aria condizionata, gli spazi condivisi e la rigida organizzazione della giornata hanno rappresentato il primo confronto con la vita carceraria.

«Qui ci sono nuove regole che devo rispettare, è tutto diverso», avrebbe confidato Roggero, soffermandosi anche sugli orari imposti dall’istituto: il pranzo viene servito alle 11 e la cena alle 17, una scansione dei tempi che lui stesso avrebbe paragonato a quella di un ospedale.

Il primo pranzo è stato saltato per consentirgli di ricevere la visita del vicepremier Matteo Salvini, che si è recato nel carcere di Bollate poche ore dopo il suo ingresso.

L’incontro con il legale e il sostegno della famiglia

Il giorno successivo Roggero ha incontrato il proprio difensore, l’avvocato Stefano Marcolini, nella sala colloqui. Secondo quanto riferito dal legale, il gioielliere è apparso sereno e lucido, pur consapevole della nuova condizione.

Durante il colloquio avrebbe ricevuto i messaggi della moglie e delle figlie, emozionandosi anche per le parole di vicinanza inviate dall’orafo veneto Robertino Zancan, anch’egli finito in passato al centro della cronaca per aver reagito armato a una rapina.

Roggero avrebbe inoltre ribadito la volontà di proseguire la propria battaglia sul piano giudiziario. «Non è finita», avrebbe detto al suo avvocato, riferendosi alle possibili iniziative legali future.

La quotidianità dietro le sbarre

Tra le prime preoccupazioni del gioielliere c’è stata la possibilità di mantenere i contatti con la famiglia. «Quando posso chiamare casa?», avrebbe chiesto agli operatori del carcere. La prima telefonata con la moglie Mariangela è arrivata nel pomeriggio, con la durata prevista dal regolamento.

Nel reparto sono presenti una biblioteca, una palestra, una cappella e spazi destinati alle attività dei volontari. Nella cella è presente anche un televisore, sul quale in questi giorni scorrono i servizi dedicati proprio alla sua vicenda giudiziaria.

L’avvocato gli ha suggerito di abbonarsi a un quotidiano, mentre Roggero avrebbe già espresso il desiderio di frequentare un corso di inglese. Dopo gli incontri con il medico e lo psicologo dell’istituto, spera di poter restare stabilmente nel carcere di Bollate, anche se la permanenza dovrà essere valutata dall’amministrazione penitenziaria.

Le reazioni fuori dal carcere

All’esterno dell’istituto continua il dibattito attorno al caso Roggero. A Grinzane Cavour numerosi cittadini e commercianti hanno ribadito la propria vicinanza al gioielliere, chiedendo un provvedimento di grazia o, in alternativa, la possibilità di scontare parte della pena agli arresti domiciliari. Davanti alla gioielleria restano esposti striscioni e messaggi di solidarietà.

La moglie Mariangela, nel frattempo, si è rivolta ai Carabinieri chiedendo un rafforzamento dei controlli nei pressi dell’abitazione di famiglia e dell’attività commerciale, preoccupata per la gestione della situazione in assenza del marito.

Una vicenda che continua a dividere

La storia di Mario Roggero continua a suscitare posizioni contrapposte. Da un lato, familiari, sostenitori e parte del mondo politico ritengono che durante il processo non sia stato adeguatamente considerato lo stato psicologico del gioielliere, segnato dalla violenta rapina subita nel 2015.

Di diverso avviso i giudici della Corte d’Appello di Torino, che nelle motivazioni della sentenza hanno ritenuto che Roggero abbia agito con lucidità e piena consapevolezza, escludendo che la sua condotta potesse essere ricondotta ai presupposti della legittima difesa previsti dalla legge.

Sul fronte civile resta aperta anche la questione del risarcimento riconosciuto ai familiari delle vittime. L’avvocato Giuseppe Roberto Caruso, che assiste la famiglia di Andrea Spinelli, uno dei due rapinatori uccisi, ha annunciato l’avvio delle procedure esecutive per ottenere il pagamento delle somme liquidate in sede giudiziaria.

A quasi quattro anni dalla rapina che sconvolse le Langhe, il caso Roggero continua così a dividere profondamente opinione pubblica e politica, alimentando il confronto sui limiti della legittima difesa, sulla funzione della pena e sul delicato equilibrio tra diritto alla sicurezza e rispetto delle regole dello Stato.