Roberto Fico, la terza caricatura dello Stato sempre più nomade verso sinistra

Penoso per le cose che biascica. Irriguardoso per le poltrona che occupa. Fastidioso per la voglia infantile di protagonismo. Roberto Fico, presidente della Camera, continua nelle sue spericolate acrobazie verso sinistra. Ogni giorno ha la sua pena e lui non intende dare tregua al calendario che scorre inesorabilmente i giorni che mancano alla fine della sua avventura personalissima. Lo ha scaricato pure Di Maio. Ed è tutto dire.

Ieri – nello stupore generale – ha “dedicato” la festa della Repubblica ai rom. E in effetti è un nomade della politica. È uno di loro. Sta da una parte e occhieggia a quella opposta. Ma chi è lui per oltraggiare in questo modo la festa degli italiani? E’ anche il giorno dell’onore che si rende con la Parata a chi ha pagato duramente il suo servizio alla Patria. No, a Fico non gliene frega nulla, il demagogo di Montecitorio ha bisogno continuo di visibilità. È la terza caricatura dello Stato.

Una volta col pugno chiuso, quella successiva con i migranti della nave Diciotti, poi ancora con l’invito a Salvini a farsi processare, ora con questa “dedica” sciagurata e nevrotizzante. Sa come far perdere il lume della ragione alle persone che hanno ancora cervello. Anche ieri è riuscito, il presidente della Camera maestro del sabotaggio istituzionale, a farsi fischiare da tutti.

L’indignazione di Fdi
In prima linea, giustamente, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni (“Fico offende le Forze armate, lo Stato, l’Italia intera”) e i capigruppo di Fdi Lollobrigida (“non pone limiti al peggio”) e Ciriani (“fa il fenomeno per lasciare traccia di sé”). La destra non può certo lasciar correre tanta insensibilità verso la Nazione. Quasi alle mani con Matteo Salvini, che gli manda a dire di essersi “rotto le scatole”, e poi un diluvio di dichiarazioni. Chissà se gli ha telefonato almeno Mattarella…

Al fondo, non gliene frega nulla, a Fico, né di migranti né di Rom, perché il suo è solo un cinico gioco per garantirsi pane e stipendio in futuro. E già, la fine del doppio mandato gli pone il problema di campare. Per chi ha fatto il presidente della Camera è dura tornare tra i normali cittadini con il peso di un fallimento politico. E quindi lancia l’esca a sinistra, spera nel soccorso rosso, fa l’occhietto a De Magistris e alla Boldrini e magari spera in un seggio garantito da Nicola Zingaretti.

Personaggio da Woody Allen
Non è il primo presidente spregiudicato della Camera, ma certo ha imparato presto come irritare chi sta a destra o chi ha semplicemente in cuor suo il rispetto per la Nazione, che a Roberto Fico manca totalmente. Sono mosse, le sue, per aprirsi un ponte dall’altra parte e non esita a scatenare conflitti politici devastanti per riuscire nel suo intento. Lo facevano anche “quelli di prima”, magari con un po’ più di stile e rispetto, almeno nelle giornate di festa nazionale. No, lui calpesta la bandiera, si traveste da Rom e punta al bersaglio grosso per stare al centro dell’attenzione.

Per dirla con Woody Allen, vorrebbe fare il morto al funerale e la sposa al matrimonio. Ma le istituzioni sono altra roba. Uno così andrebbe buttato fuori senza troppe storie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.