“Rischia grosso”: Italia nei guai per i fischi all’Inno di Israele, cosa succede ora

La nazionale italiana di calcio ha concluso con due vittorie fondamentali il suo cammino di qualificazione ai Mondiali, ma l’atmosfera di festa rischia di essere offuscata da un episodio che potrebbe avere ripercussioni ben più serie di un semplice gesto di dissenso. Pochi minuti prima del fischio d’inizio della partita Italia–Israele, allo stadio Bluenergy di Udine, alcuni tifosi italiani hanno iniziato a fischiare sonoramente durante l’inno israeliano, creando un clima di disagio e tensione.

Un gesto che potrebbe costare caro alla FIGC

L’episodio, chiaramente registrato da telecamere e microfoni, ha attirato l’attenzione della FIFA, che da anni mantiene una linea ferma contro comportamenti discriminatori o offensivi durante le competizioni internazionali. Secondo quanto previsto dall’articolo 17 del Codice Disciplinare FIFA, le federazioni sono responsabili dell’ordine e della sicurezza prima, durante e dopo le partite, e i comportamenti dei tifosi rientrano tra le responsabilità di cui devono rispondere. In particolare, i fischi durante l’inno nazionale sono considerati un atto inappropriato, con sanzioni minime di circa 5.370 euro, che possono aumentare in base alla gravità e alla diffusione dell’episodio.

Ora, la FIFA potrebbe decidere di aprire un procedimento disciplinare contro la FIGC, valutando se si tratta di un episodio isolato o di un atto collettivo di disprezzo nei confronti di uno Stato membro. La decisione finale potrebbe comportare una multa, o in casi più gravi, altre sanzioni che rischiano di pesare sull’immagine internazionale del calcio italiano.

Il contesto politico e le tensioni pre-gara

L’atmosfera prima della partita era già tesa, a causa delle polemiche sollevate dai recenti eventi in Medio Oriente e delle richieste di boicottaggio avanzate da alcune frange dell’opinione pubblica italiana. La protesta contro le azioni militari di Israele nella Striscia di Gaza aveva alimentato un clima di forte tensione, con alcuni sostenitori che avevano chiesto di evitare di scendere in campo. Tuttavia, la FIGC aveva deciso di non rinunciare alla partita, consapevole delle ripercussioni sportive e delle possibili conseguenze diplomatiche.

Precedenti e possibili sanzioni

Non si tratta di un episodio isolato. La FIFA ha già multato nel passato federazioni di altri paesi per comportamenti simili. Nel 2021, la Scozia fu multata di oltre 9.000 euro dopo aver fischiato l’inno israeliano all’Hampden Park, mentre nel 2019 la federazione di Hong Kong dovette pagare più di 16.000 euro per i fischi all’inno cinese. In tutti i casi, la FIFA ha sottolineato come ogni segno di disprezzo verso un inno nazionale costituisca una violazione del rispetto reciproco tra federazioni.

Gli scontri fuori dallo stadio e il ruolo della FIGC

Oltre ai fischi, la vigilia della partita è stata segnata anche da alcuni scontri tra manifestanti pro-palestinesi e forze dell’ordine nel centro di Udine. Tuttavia, secondo gli osservatori FIFA, questi episodi non rientrano nella responsabilità diretta della federazione italiana, che ha già avviato una serie di verifiche e raccolto testimonianze per dimostrare di aver adottato tutte le misure preventive necessarie.

Impatto e riflessi futuri

Se la FIFA deciderà di sanzionare l’Italia, il danno più grande potrebbe essere di natura reputazionale. Un richiamo ufficiale per aver mancato di rispetto durante un inno nazionale rappresenterebbe una macchia sull’immagine degli Azzurri e della FIGC, in un momento in cui l’Italia è sotto i riflettori internazionali. Sebbene le multe non superino di norma qualche migliaio di euro, il peso simbolico di un’eventuale sanzione potrebbe essere molto più rilevante, alimentando polemiche e discussioni sul ruolo dello sport come veicolo di rispetto e dialogo tra le nazioni.