Regionali in Veneto, il dopo-Zaia è un rebus per Meloni: centrodestra diviso
Il Veneto, storicamente considerato una roccaforte del centrodestra insieme alla Calabria, si trova oggi al centro di un acceso confronto tra le principali forze politiche della coalizione. In vista delle imminenti elezioni regionali, il panorama politico regionale appare frammentato e caratterizzato da tensioni tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, con nessun accordo ancora raggiunto sul nome del candidato presidente.
Zaia fuori dai giochi, ma pronto a contare
Luca Zaia, figura simbolo della regione e presidente uscente, ha visto bocciare in Senato il suo terzo mandato, su impulso di Fratelli d’Italia e Forza Italia. La decisione ha chiuso le porte a una sua ricandidatura, ma il governatore, che gode di un consenso popolare stimato tra il 40 e il 45%, potrebbe comunque giocare un ruolo determinante lanciando una propria lista civica. Nel 2020, la sua formazione ottenne oltre 900.000 voti, pari al 44,57%, e potrebbe influenzare significativamente la composizione della futura giunta regionale, anche senza ricoprire direttamente la carica di presidente.
I candidati più discussi
Il caos generato dall’assenza di Zaia ha acuito le tensioni tra i partiti del centrodestra. La Lega, con Matteo Salvini, spinge per un candidato interno, puntando su Alberto Stefani, vicesegretario federale del Carroccio e promotore della legge sul terzo mandato. La Lega rivendica con forza la guida della regione, sottolineando il buon governo finora garantito.
Dall’altra parte, Forza Italia ha avanzato il nome di Flavio Tosi, ex sindaco di Verona e deputato azzurro, noto anche per il suo passato leghista e per essere un nemico storico di Salvini. Tuttavia, il leader azzurro Antonio Tajani ha dichiarato che non ci sono veti su un candidato leghista, lasciando aperta la possibilità di un accordo e lasciando intendere che Forza Italia potrebbe allentare la pressione, anche in vista di ricandidature importanti come quella di Roberto Occhiuto in Calabria.
Fratelli d’Italia mira a conquistare una regione del Nord
Giorgia Meloni, forte della crescita nei consensi, ha fatto sapere che desidera guidare almeno una regione settentrionale, e il Veneto rappresenta un obiettivo strategico. Tra i nomi più papabili ci sono Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura al Senato, e Raffaele Speranzon, vicecapogruppo a Palazzo Madama. Tuttavia, la possibilità che Fratelli d’Italia possa imporsi in Veneto rischia di alimentare un braccio di ferro con la Lega, complicando ulteriormente un quadro già di per sé difficile.
Il centrodestra in crisi di unità
Il quadro politico regionale appare bloccato: ogni partito ha il proprio candidato e nessuno sembra disposto a cedere. La mancanza di un accordo unitario mette a rischio la stabilità della coalizione, con il rischio che le divisioni possano tradursi in un risultato meno favorevole alle forze di centrodestra. Per Giorgia Meloni, il dossier Veneto si trasforma così in un potenziale boomerang politico, proprio mentre il governo nazionale affronta tensioni interne crescenti.
